Decodificare il presente, raccontare il futuro

TREDICESIMO-PIANO


Thu, May 14, 2020

Essere Dominic Morgan

Anni ’90: fin de siècle, ruggente e irripetibile. Tutto stava cambiando, era alle porte una vera e propria rivoluzione: culturale, tecnologica, economica. Prendeva forma qualcosa di cui stentavo a riconoscere i precedenti. Mi sentivo al centro del mondo, pronto a scolpire il mio nome nel futuro. E avevo ragione.

L'ascesa caotica della finanza nei '90, e il suo dominio negli anni zero. Una voce narrante ci riporta indietro e il nastro si riavvolge sul passato di uno dei protagonisti della serie tv Diavoli, liberamente tratta dall'omonimo romanzo di Guido Maria Brera. Il pre-order della nuova edizione di Rizzoli, dal 26 maggio in libreria, è attivo qui.

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Sono stati straordinari gli anni Novanta: fin de siècle ruggente e irripetibile. Chi come me aveva trent’anni ed era un executive director di un grande banca, si sentiva al centro del mondo. E aveva ragione.

Sotto i miei occhi tutto stava cambiando. Era un’evoluzione brusca, esaltante.

Il mio nome, Dominic Morgan, prendeva consistenza mese dopo mese. Il futuro mi apparteneva.

Intorno c’era il solito coro degli apocalittici. Miopi profeti di sventura, scrutavano l’orizzonte e annunciavano catastrofi. Per qualcuno il mondo era diventato una tavola piatta. Per qualcun altro era addirittura finita la Storia. Promettevano sventure e celebravano funerali, mentre un nuovo tempo muoveva i primi passi. Stava iniziando una vera e propria rivoluzione: culturale, tecnologica, economica. Stava prendendo forma qualcosa di cui stentavo a riconoscere i precedenti.

Non si tratta della distanza che oggi mi separa da quell’epoca. Non si trattava dei trent’anni che avevo, la giovinezza che riempie gli occhi di novità e accelera il corso degli eventi. Davvero la Storia prese il via come un cavallo scosso. Finì la prima guerra del Golfo, ci fu una piccola recessione. Poi tutto esplose.

La politica era un tuffatore sospeso a mezz’aria. Il partito democratico diventò il motore del cambiamento. Bill Clinton venne eletto. Era il 1992. Bill voleva essere JFK con il sassofono, ma la Camelot kennediana era svanita per sempre a Dallas la mattina del 22 novembre 1963. La Storia si ripete sempre due volte: Jack fu la tragedia, Bill la farsa. Ma la parodia fu comunque l’occasione delle occasioni per chi seppe approfittare degli eventi. Il New Business prese le fattezze di una religione. Il tuffatore entrò in acqua, e fu il battesimo di una stagione indimenticabile.

La combinazione di nuove tecnologie e deregulation finanziaria fece decollare il settore bancario. Le opportunità si moltiplicavano. Si moltiplicavano anche i nostri stipendi e i bonus di fine anno. Da giovane executive, riuscii a passare attraverso ambiti diversi. Piombai nel settore tecnologico gestendo decine di IPO di aziende emergenti. Nella Silicon Valley ne nascevano tante che era impossibile tenere il conto. «Wired» sfoderava una copertina che definiva quella fase: The Long Lasting Boom. Le commissioni erano milionarie, i valori di borsa decuplicavano nel giro di pochi mesi. Era un nuovo illuminismo.

La tecnologia, certo. Anni straordinari. Ma c’era anche il mercato immobiliare. Che decollò quando Clinton cominciò a promettere una casa per tutti. Venivano creati strumenti a leva per generare nuovi mutui grazie a quelli vecchi.

Sono istantanee significative di quel momento. Nel quadro generale, le banche di colpo gestivano in remoto anche il debito pubblico, le aste del Treasury. La verità è che controllavamo tutto. Piazzavamo titoli ai nostri investitori. Iniziavamo a entrare nelle stanze che contano, iniziavamo a decidere. Le porte girevoli tra pubblico e privato iniziavano a vorticare. A quel punto i vertici finanziari dello Stato federale erano di emanazione bancaria.

Nell’arco di dieci anni le banche di investimento, da comprimari di scena, diventavano i dominus dell’economia. L’ingegneria finanziaria con i derivati creava base monetaria, era tutto a leva. La Federal Reserve non riusciva più a contenere gli eccessi, che si sedimentavano nell’economia irreale. Uno strato alla volta.

Poi, le bolle esplosero. I palloncini gonfiati a dismisura finirono con un botto e un mucchietto di plastica a terra. All’inizio del millennio i piccoli investitori scoprirono che c’era poco da ridere. Con la fine della bolla tecnologica, il novanta per cento delle dotcom fallirono. Il Nasdaq crollò. A dettare legge fu una selezione naturale, un darwinismo finanziario.

Si salvarono in pochi, e oggi i loro nomi sono conosciuti da tutti.

Noi non eravamo turbati. Più solidi che mai, orientammo le risorse in altri settori che assicuravano ancora ritorni enormi. Io ero un quarantenne che aveva già visto abbastanza. Un managing director che si era sempre mosso con tempismo, da settore a settore, da mercato a mercato. Conoscevo ogni angolo della banca. Come avevo spalleggiato Bill Clinton per la presidenza all’inizio dei Novanta, così agevolai la sua caduta in coda al decennio.

Intanto anche le bombe erano esplose. Facevano i buchi sui Balcani, tempestavano Belgrado. Avevano il fiocco della guerra umanitaria. Le mandavano i democrats di Bill e le socialdemocrazie europee con tanti auguri.
Gli anni Zero furono un’altra guerra, di tutt’altro tipo. Il nuovo illuminismo si piegò in un incubo. La disillusione e il cinismo sostituirono l’entusiasmo dei Nineties. Se era necessario un certificato di morte, l’Undici settembre venne a firmare col dolore di un Paese intero. Sancì che un’epoca si era dissolta.

Ormai la nostra posizione era consolidata: bisognava solo controllare. Gestire il presente per proiettarsi nel futuro. Tornava la centralità della politica: noi la assecondammo. Il business diventava la sicurezza: noi passammo armi e bagagli ai neoconservatori. Come i democratici erano stati il nostro investimento certo negli anni Novanta, adesso quelle garanzie ce le davano i neocon. D’altronde la finanza è libera: non si lega a nessuno ma sposa lo spirito del tempo.

Ed è sempre votata alla laicità, nel suo pellegrinaggio verso l’estrazione del massimo valore.




La nuova edizione de I diavoli, il romanzo di Guido Maria Brera da cui è liberamente tratta la serie tv sky, sarà in libreria dal 26 maggio. Il pre-order è già attivo qui.
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