L'esercito
di Aaron
Swartz

Il caso dei 4,8 milioni di articoli accademici di JSTOR scaricati dalla rete protetta del MIT di Boston, l’arresto di Aaron Swartz e l’esercito di hacktivist come lui nelle parole di Carl Malamud, pronunciate al Memorial per Aaron Swartz all’Internet Archive di San Francisco, il 24 gennaio del 2013: «Aaron non era un lupo solitario, faceva parte di un esercito a cui ho avuto l’onore di partecipare con lui per una decina d’anni. Avrete già sentito parecchie cose della sua vita eccezionale, ma stasera voglio soffermarmi su una soltanto. Aaron faceva parte di un esercito di cittadini convinti che la democrazia possa funzionare solo quando la cittadinanza è informata, quando conosciamo i nostri diritti – e i nostri doveri. Un esercito che crede che la giustizia e la conoscenza debbano essere accessibili a tutti – non solo ai più fortunati o a quanti sono al potere – in modo da poterci auto-governare in modo più saggio. Aaron faceva parte di un esercito che rifiuta re e generali, per affidarsi piuttosto al consenso diffuso e al codice informatico. Abbiamo lavorato insieme su una dozzina di database governativi, e le nostre decisioni non erano mai affrettate. Spesso il nostro lavoro richiedeva mesi, a volte anni, a volte perfino un decennio, e Aaron Swartz non ha avuto la giusta fetta di decenni. Abbiamo dedicato parecchio tempo a studiare il database del copyright in Usa, un sistema talmente obsoleto che girava ancora sul Wais. Che ci si creda o meno, il governo imponeva il diritto d’autore sul database del copyright. Non riesco a capire come sia possibile mettere sotto copyright un database specificamente menzionato nella Costituzione – sapevamo però che stavamo giocando col fuoco violandone i termini d’utilizzo, perciò usavamo prudenza».

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Trainspotting
vent’anni dopo:
loop nichilista

Lo spaccato storico in cui si danno da fare Renton e compagnia in T2 – Trainspotting non è più la prima eredità, thatcherista, del brutale abbattimento del welfare state – e il funzionale spalancamento delle porte ai flussi d’eroina, per smorzare ogni minimo residuo di soggettivazione politica – sotto l’egida della “cool Britannia”, ma un Regno Unito al culmine della svolta neoliberista e fresco di “Brexit”, con i vecchi pub che si svuotano; la riqualificazione forzata dei quartieri; le nuove generazioni, come il figlio di “Begbie”, che devono iper-qualificarsi per (illudersi di) trovare lavoro; e i raduni revanscisti della middle class scozzese che rievoca la battaglia del Boyne (1690) e inneggia alla cacciata dei cattolici. “Rent” e “Sick Boy” che, dopo aver fatto incetta di portafogli a un raduno revanscista, si reinventano come cantori del nazionalismo anglicano per farla franca o “Begbie” che si degna del figlio perché si è iscritto a un corso di management alberghiero, invece di affiancare il padre nell’efferata criminalità, sono solo alcune delle scene che testimoniano come i protagonisti di T2 debbano ingaggiare il confronto con il nuovo momento storico in cui sono calati. Tuttavia, a un livello più profondo, la loro interazione col reale si ripete all’insegna della medesima ideologia che li ha contraddistinti nel primo film: e cioè di una replica individualistica, auto-assolutoria e nichilistica allo sfacelo della contemporaneità. In questo, ossia nel dare una narrazione compiaciuta, spoliticizzata e, di conseguenza, distorta del fenomeno dell’eroina e più in generale delle controculture dei Novanta, già T1 era stato fondativo.

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Dark Data. Viaggio nella cyborg finanza pt. 4

È proprio al centro della galassia. È la pupilla di un occhio che vede tutto ma al cui interno non si può vedere. Avvolto da una danza di luce, custodisce il suo segreto protetto dalle geometrie di fuochi primordiali.

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La prima, a seconda e la terza tappa del viaggio quiqui e qui

“Dobbiamo inventare una nuova saggezza per una nuova era. E nel frattempo, se vogliamo fare qualcosa di buono, dobbiamo apparire eterodossi, problematici, pericolosi e disubbidienti”

Il progetto
di Hamon:
perché conta

L’obiettivo dichiarato è «fare battere di nuovo il cuore della Francia». È a «portata di voto» il futuro che il candidato socialista alla presidenza francese, Benoît Hamon, promette ai suoi concittadini, chiamati a votare il prossimo 23 aprile al primo turno. Lo chiamano «l’utopista», il «frondeur», il «Fillon de gauche». Nonostante sia fuori dalla rosa dei favoriti, con il suo 13% nei sondaggi – si prospetta un duello tra Marine Le Pen del Front National ed Emmanuel Macron, ex banchiere, ex ministro dell’Economia socialista e fondatore del movimento En Marche, entrambi intorno al 25% – Hamon ha già impresso uno scarto storico all’interno del fronte socialista.

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Ci sono due giovani pesci che nuotano uno vicino all'altro e incontrano un pesce più anziano...

Il problema della “diga olandese”
all'estrema destra

I populisti di Wilders hanno vinto pur non andando alla guida del governo. Non rappresentano il Paese pubblicamente, ma hanno impresso un cambio di paradigma nella politica olandese. Il discorso della destra “moderata” e liberale di Rutte, che ha vinto perdendo otto seggi in cinque anni, è sempre più compatibile con certi aspetti del populismo del PVV, specialmente quando si tratta di alzare le bandiere e dare voce alle istanze sovraniste anti-immigrazione. L’argine alla destra xenofoba, la diga anti-populisti, un voto contro l’estremismo.

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Banche,
non aprite
quella porta

Le conseguenze di un bail in su alcune banche a Nordest potrebbero essere nefaste. Assisteremmo alla definitiva implosione di una vasta area geografica, con conseguenze sociali e politiche molto pesanti e alla definitiva rottura dell’implicito patto fiduciario tra depositanti e sistema finanziario. Inevitabilmente si andranno a generare flussi migratori di depositi in fuga. È difficile ex ante individuare dove andranno a fermarsi: uscirebbero dalle banche regionali (e sono tante) per andare sui player nazionali, poi partirebbe il gioco del Who’s next?; anche le banche medio-grandi potrebbero andare sotto pressione e si tornerebbe al punto di partenza.

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Un esercito di giovani
Per una lunga notte

“Ricorda sempre cosa disse Jean-Luc Godard: ‘Non è da dove prendi le cose – ma dove le porti'”

Cronache
dal Deep Web:
l'aereo in pugno

Sugli aerei che compiono tratte lunghe ci sono dei computer a disposizione dei clienti. Sono sistemi d’intrattenimento, schermi privi di tastiera, dove è possibile vedere film, eventi sportivi o ascoltare musica. E che è possibile hackerare senza grandi difficoltà. Magari passando dall’ingresso USB, come con la potente “Rubber Ducky” citata in Mr. Robot. Se accedi e assumi il controllo di questi schermi, puoi per esempio far comparire un video porno di fronte ai tuoi compagni di volo. Questo è un primo livello. Fin qui, l’uomo della nostra storia era arrivato facilmente e in diverse occasioni. L’ha fatto quindici, venti volte, a quanto racconta, tra il 2011 e il 2014. Su vari aerei dov’era seduto come viaggiatore. Aerei tutti vulnerabili a un attacco informatico piuttosto innocente come questo. Chris Roberts non aveva usato l’ingresso USB, ma si era servito di un cavo ethernet collegato a un suo computer. La banalità di un’operazione del genere deve essergli venuta a noia. Di certo sapeva che il primo livello poteva condurre altrove. Così una volta, dopo essere entrato nel sistema d’intrattenimento, ha alzato l’asticella. Ha puntato a salire di livello, fare il colpo grosso: entrare nel sistema informatico dell’aeroplano. E ce l’ha fatta. Durante il viaggio Roberts è riuscito a prendere le redini tecnologiche del Boeing 737 su cui era in viaggio. E lo ha fatto virare leggermente, intervenendo sulla potenza di uno dei motori.

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Disconessi e indebitati in un mondo connesso

Il tram 3 attraversa Milano da Piazza Duomo fino all’hinterland sud di Gratosoglio, dal centro alla periferia, dal cuore propulsore di una città dinamica ed europea ai margini di una città che nonostante tutti gli sforzi profusi continua a correre a due velocità. Provo a pensare in termini diversi l’impatto visivo che si può avere a…

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#Italia
Crisi finanziarie
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