La vita
come
un algoritmo

Mps.
Vincono solo
i consulenti

  • iDiavoli
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  • 29 novembre 2016
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In gioco c’è la ricapitalizzazione dell’antica banca, una manovra da cinque miliardi. La partita non si gioca solo sulle piazze d’affari, si gioca dentro le urne del prossimo referendum italiano, la consultazione del 4 dicembre. Tutto dipenderà dal risultato.  Se vincerà il NO, i prezzi crolleranno e l’operazione fallirà. Alla fine, però, i compratori arriveranno, acquisteranno i bond a saldo e convertiranno tutto in equity. Se invece vincerà il SÌ, le banche avranno gioco facile per raccogliere denaro fresco e chiudere l’aumento di capitale. In questo caso, anche l’Italia potrà recuperare molto rispetto al suo andamento negativo. Da italiano aderirei alla proposta di offerta pubblica di acquisto volontaria del Monte Paschi. Il problema è che sono italiano solo una notte alla settimana, quando – per rilassarmi – sfreccio sulla mia Lamborghini a duecentocinquanta all’ora lungo l’autostrada A7, la “Serravalle”, che da Milano porta al mare. Linate-Busalla, Busalla-Linate. E poi via, in volo verso Londra. Tutto in poche ore, nel buio della notte. Nel momento in cui l’aereo si stacca dalla pista, io smetto di essere italiano. Quindi, per ora aspetto: fermo, immobile. E resto a guardare. Naufragio con spettatore recitava il titolo di un vecchio libro… Così aspetto, non converto i bond e rifletto su quello che chiamano il “dilemma del prigioniero”: cosa è utile fare in certe situazioni non è semplice da stabilire. E i vecchi paradossi sono sempre attuali. Gli obbligazionisti singolarmente non dovrebbero aderire, rifiutando lo scambio bond/azione. Il problema è che se tutti singolarmente si comportassero in maniera razionale, a livello aggregato l’adesione risulterebbe bassa e il danno si scaricherebbe su tutti con un rischio  di bail-in. D’altronde, se accettano in molti, l’operazione andrà in porto, ma ciascuno dovrà mettere in conto una perdita, un sacrificio. A quel punto, però, i pochi che non hanno aderito faranno free ride su tutto e guadagneranno tanto.

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Cosa c'è
a destra
della Brexit

  • iDiavoli
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  • 28 novembre 2016
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Piccoli gruppi che cercano visibilità, micro formazioni parapolitiche che nell’era della Brexit hanno trovato il detonatore alle loro istanze xenofobe. La galassia è costellata di nomi: da “Britain First” a “Liberty Gb”, passando per “National Action”. Sono frange più o meno ristrette, che con l’ascesa dei populismi razzisti che seminano odio per l’Europa, hanno trovato legittimità. Il minimo comun denominatore è l’islamofobia. Quello che fu in parte il British Movement (il motto era «sangue e onore») o il National Front (fondato nel 1967, attivo negli anni Sessanta e Settanta ma ancora attivo), è rinato nell’ostentazione d’odio manifesta di gruppi come il National Action (gruppo segreto formatosi nel 2013), passando per Britain First (per il divieto dell’Islam, creato cinque anni fa da Paul Golding e Jayda Fransen), gli Yorkshire Infidels (una vera e propria rete regionale di neonazi) e Liberty GB (islamofobo, fondato nel 2013).Dagli anni di gloria nera del British National Party all’ultradestra spezzettata in piccoli gruppi poco più che cittadini, il salto è stato concettuale: dall’odio di razza all’odio religioso, dalla costruzione del “nemico” nero all’invenzione del “nemico” musulmano, immigrato. A metà di questo percorso c’è l’Ukip di Nigel Farage, il “gemello” di Donald Trump in versione British, che è stato capace di ripulire negli anni recenti le istanze razziste e anti-immigrati, innalzandole di livello e liberando i nuovi elettori dal peso dell’etichetta di ultradestra. Se fino agli anni Novanta il motto del British National Party era “hobbyism, hard talk e Hitler”, racconta Cobain del “Guardian”, nel 1999 il nuovo leader Nick Griffin ha riorganizzato il partito dirottandolo contro una nuova presunta minaccia: i musulmani e l’Islam. Niente più teste rasate, via bomber e stivali alti. Gli esponenti sono diventati “presentabili” e nel 2009 hanno ottenuto due seggi al parlamento europeo.

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Italia: tempesta perfetta

La fantaintervista. «Roma è di nuovo sotto attacco. La marea montante del populismo spaventa i mercati. E in Italia, questa tendenza complessiva assume la forma di un pericolo minaccioso, perché incrocia una congiuntura segnata dall’imminente referendum e da una drammatica condizione del sistema bancario, prossima allo stallo. La partita su Monte Paschi è stata data per chiusa troppo presto. E poi verrà il turno di Unicredit con un aumento di capitale quantificato intorno ai 13 miliardi di euro. Definirla una “tempesta perfetta” non è un’iperbole. (…) La paura è l’alfa e l’omega, sta al principio e alla fine di tutto».  

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“Dobbiamo inventare una nuova saggezza per una nuova era. E nel frattempo, se vogliamo fare qualcosa di buono, dobbiamo apparire eterodossi, problematici, pericolosi e disubbidienti a coloro che ci hanno preceduto”

Un anno
da vivere
pericolosamente

  • iDiavoli
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  • 25 novembre 2016
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Quali saranno le prossime mosse della Banca centrale europea? Monta l’attesa in vista dell’8 dicembre. La partita si giocherà sui limiti. E come nelle arti marziali, un punto di debolezza può essere rovesciato in un elemento di forza. L’autonomia espansiva della BCE cozza contro il tetto rappresentato dalle regole tecniche del Quantitative easing.  La rimozione di quel tetto è prioritaria per protrarre l’intervento dell’Eurotower. Ma le modalità con cui oltrepassare i limiti fanno la differenza. Da queste premesse è possibile tracciare tre scenari distinti.

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La notte della classe media - "Il Tredicesimo piano", la miniserie web

UK oggi
Benvenuti
all'inferno

  • iDiavoli
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  • 27 novembre 2016
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Non c’è più salvezza davanti al referto autoptico della società inglese. Con Io, Daniel Blake, vincitore della Palma d’Oro a Cannes, Ken Loach sceglie di guardare la Bestia negli occhi, mettendo in scena il termine ultimo dei Trentacinque anni ingloriosi, cominciati con Margaret Thatcher, proseguiti con Tony Blair e divenuti l’incubo in cui sprofonda un falegname di Newcastle che prima perde il lavoro e poi tutto il resto. Se Loach continua – oggi più che mai – a far piovere pietre, Io, Daniel Blake è un diluvio di sassi acuminati che straziano la carne.

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La "rust belt"
Donald Trump
e l'elefante

  • iDiavoli
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  • 19 novembre 2016
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Oltre la cintura della manifattura industriale dimenticata, c’è un elefante al centro della scena politica internazionale. Anche ammettendo di non trovarci all’inizio di un decennio trumpista, siamo di certo all’alba di un’epoca che – prima ancora di connotarsi con l’aggettivo “populista” – andrebbe definita come età di un tragico revanchismo nazionalista, se non razzista. Ed è bene ricordare che dove prevale il miraggio dell’appartenenza a una nazione e a una razza, lì non può esserci alcuna equità né giustizia sociale.

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Un esercito di giovani
Per una lunga notte

“Ricorda sempre cosa disse Jean-Luc Godard: ‘Non è da dove prendi le cose – ma dove le porti'”

Montebourg
Il Maverick
di Francia

  • iDiavoli
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  • 21 novembre 2016
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Ritratto di Arnaud Montebourg, il ribelle (ma non troppo), che si fa largo nella politica francese in vista delle presidenziali della primavera 2017. Strenuo oppositore di François Hollande, vuole combattere l’estremismo di centro e ricostituire l’ala sinistra del Parti Socialiste. Già ministro dell’Economia, si rimette in pista con un programma pronto a ripensare la globalizzazione e il ruolo dello Stato in chiave keynesiana, intenzionato a ribaltare il paradigma dell’Europa dell’austerity e del bastone tedesco. È in campo per rinvigorire la sinistra mentre la destra gollista fa fuori l’ex presidente Nicolas Sarkozy dalla corsa all’Eliseo e si prepara alla scelta definitiva del proprio candidato alle elezioni di primavera, tra François Fillon e Alain Juppé, prevista al ballottaggio del 27 novembre.  Per essere il candidato dell’ala sinistra dei socialisti ripete molto spesso la parola libertà. Parla di economia, Europa e istituzioni. Dice di voler «liberare i francesi da un pensiero unico e opprimente, retrogrado e ingiusto», vuole «organizzare la loro liberazione», lasciare «libera l’innovazione».

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L’economia dell’immaginario

Accanto all’economia della fabbrica fordista o taylorista, che si proponeva di assicurarci i beni materiali necessari alla nostra vita, è sorta un’altra economia, che ha come obiettivo impegnare la straordinaria quantità di tempo libero che il progresso ha assicurato alle popolazioni più fortunate. I giganti di Internet non sono solo azi…

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