Portogallo sotto la lente. Crisi, Lisbona prossima fermata?

  • iDiavoli
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  • 26 agosto 2016
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Dopo sei anni di crisi e tre sotto il piano di salvataggio della Troika, il Portogallo ha un debito pubblico pari al 129% del Pil. Dopo le riforme e i sacrifici sociali, ha un tasso di disoccupazione all’11.2%. Dopo anni vissuti con istituti sottocapitalizzati e con in pancia miliardi di crediti deteriorati, ha un sistema bancario fragile, potenzialmente in grado di innescare un effetto “a spirale”che inghiottirebbe banche e governo. L’Europa ha cancellato la multe per «deficit eccessivo», ma entro il 15 ottobre Lisbona dovrà presentare «misure efficaci» all’Ue. Il 21 ottobre l’agenzia di rating Dbrs ha in agenda la revisione del giudizio sul Portogallo ed è l’unica ad assegnare ancora al Paese un punteggio sopra il cosiddetto investment grade

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Grecia un anno dopo. I migranti invisibili, la crisi nella crisi

  • iDiavoli
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  • 18 agosto 2016
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Lontani dai nostri occhi, dai titoli dei giornali e dalle aperture dei tg, i migranti approdano ancora in Grecia, che ne ospita un totale di 57.182. Continuano a fuggire in questo agosto 2016, sei mesi dopo la chiusura delle frontiere europee sulla rotta balcanica. A cinque mesi dall’accordo tra Unione europea e Turchia per la gestione dei flussi migratori.

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Gli spiriti di Friedman – PT. 3

Inverti il fuoco del problema. Riformula un problema nei termini del suo opposto. Rileggevo la tua domanda quando l’occhio mi è caduto su questa frase. Risaltava su una pagina di un piccolo manuale di logica che è uscito da poco, che stava aperto sul tavolinetto del mio studio. C’è una parte che ti piacerebbe, una sezione dedicata alla logica euristica.

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Leggi anche: Gli Spiriti di Friedman Pt.2

Il momento giusto per l’austerità al Tesoro è l’espansione, non la recessione.

John Maynard Keynes

Il guinzaglio tedesco all’Europa che verrà

  • iDiavoli
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  • 22 agosto 2016
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Ieri c’era la Crisi della civiltà moderna e i Compiti del dopoguerra. Oggi ci sono i populismi, le divisioni interne, la politica monetaria. C’è la crisi bancaria, i migranti che continuano ad arrivare e l’allarme terrorismo. L’Europa è in trasformazione. Quello che si sta consumando è un cambiamento epocale, che va gestito.

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Banche: Good Bank e Bad Bank. Lo Spin-Off degli NPL (PT1)
  • Good Bank e Bad Bank (PT2) Guarda

Re Mida tra Freud e Keynes

  • iDiavoli
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  • 9 agosto 2016
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Similmente a uno psicoanalista, Keynes individua una possibile “terapia” per questo rapporto patologico con la moneta: si tratterebbe di renderla non desiderabile (così come l’analista invita l’analizzato a passare dal principio di piacere a quello di realtà), di disfarsi liberamente di ciò che potrebbe rivelarsi troppo, disfarsi del proprio credito de-cumulandolo con l’obiettivo di arrivare a una situazione di equilibrio del sistema economico (il passaggio al principio di realtà impone la rinuncia pulsionale).

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Il buco nero di Deutsche Bank

  • iDiavoli
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  • 12 agosto 2016
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Lo scenario è quello di una nuova crisi finanziaria sistemica «con un declino del mercato azionario globale del 40 per cento in sei mesi». Sotto esame c’è un campione di cinquantuno grandi banche europee. E Deutsche Bank avrebbe un buco di capitale pari a 19 miliardi euro. A prospettare questa catastrofe è lo Zew, Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung, istituto economico con sede a Mannheim, in Germania. Lo studio (qui) è stato condotto dal team del professor Sasha Steffen, sulla base dei parametri della Federal Reserve Usa (CCAR 2016), diversi da quelli usati per gli stress test dell’Autorità bancaria europea (Eba) nel 2014.

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#brexit
Intenzione di voto

Cercano di resettarci perché hanno paura della memoria. L’antidoto è la conoscenza collettiva, è la cultura, è l’informazione.

Naomi Klein

La "vergine di ghiaccio" che voleva riformare il capitalismo

  • iDiavoli
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  • 3 agosto 2016
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Questa è la storia di una ragazza diligente di nome Theresa. Il suo rigore la porta da Eastbourne e dalle contee sud d’Inghilterra, fino al numero 10 di Downing Street, Londra. A pochi mesi dai sessanta anni, il 13 luglio 2016, diventa infatti primo ministro britannico. Conservatrice, moralista, per un capitalismo «responsabile» e anti-immigrazione: a lei è affidato il compito di traghettare il Regno Unito fuori dall’Unione Europea nell’era post-Brexit. Nata Brasier, prende il cognome del marito dopo il matrimonio con Philip May, il 6 settembre del 1980. È da quel giorno che la ragazza diligente, ormai una donna, si fa chiamare Theresa May.

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Disuguaglianze inaccettabili

  • iDiavoli
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  • 6 agosto 2016
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In teoria sarebbe possibile ridurre la povertà con effetti molto limitati sulla disuguaglianza. Questo vogliono coloro che considerano la povertà il problema principale, e credono che la disuguaglianza in quanto tale non sia un problema. Si potrebbe fare con provvedimenti che aumentano il reddito dei poveri, senza ridurre il reddito di quelli più in alto nella scala sociale. Così chi sta in basso ne beneficia, ma chi sta in alto non ne viene molto penalizzato. Si tratta, però, di decidere quale sia il problema rilevante: solo la povertà o anche le disuguaglianza.

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#Brexit
Exit Poll, nessuno ci prende
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