In ricordo
di Bruno Amoroso

  • iDiavoli
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  • 21 gennaio 2017
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Il 20 gennaio si è spento Bruno Amoroso, economista e saggista italiano, allievo di Federico Caffè. Il suo lascito è quello di una voce autorevole e insieme misurata, risoluta nel suo campo d’indagine e orizzonte di ricerca – le scienze sociali, le teorie keynesiane e l’economia del benessere –, e tuttavia mai vittima dell’ottundimento ideologico, da cui solo le menti più fulgide e fascinose sanno sottrarsi. Noi de I diavoli  vogliamo ricordarlo con un suo invito a persistere nell’essere “intrusi” e al non sottrarsi dall’ingaggio concreto. «Le rivoluzioni sono state sostituite dalle controrivoluzioni, e dopo tanto parlare di pacifismo e non violenza, la guerra è diventata la forma normale della politica. […] Per noi, pensare di cavarcela con gli appelli e le “buone pratiche” non è più possibile. Quello che ci resta da dire per questa guerra non voluta e da sempre contestata è lo slogan not in my name». In Memorie di un intruso (Castelvecchi, Roma 2016) racconta di come fin dall’infanzia la sua vita è animata dall’ingaggio politico e sociale, un’altalena tra i banchi di scuola e la sezione del Pci, una di quelle sezioni ancora popolata da gente comune, aliena ai burocrati e tecnocrati d’apparato: «Inserirmi in quell’ambiente fu facile. […] Le persone che incontravo, membri del partito, attivisti e dirigenti, erano artigiani, operai, qualche impiegato e insegnante».

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Fenomenologia
del falso e delle
"fake news"

  • iDiavoli
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  • 17 gennaio 2017
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Da Orson Welles fino a oggi, passando per Luther Blissett, il falso è stato anche strumento di lotta e di decostruzione del discorso dominante. Le fake news ci sono da tempo, tanto quanto quelle reali. È una narrazione fake che oggi le descrive come un fenomeno senza passato, strettamente connesse ai social. I social ne hanno cambiano la diffusione, la circolazione e quindi l’impatto sociale. Il problema non sono le notizie finte, ma la delegittimazione dell’informazione, la confusione tra propaganda e verità, la diffusione di allarmi-sicurezza come strada di legittimazione del controllo. E allora, se dalle narrazioni fake ci si vuole “preservare”, occorre fare un’operazione di decostruzione dei messaggi. Ergo, bisogna definire, delineare i contorni, uscire dalla vaghezza funzionale alle narrazioni poco chiare e capire che cosa sia davvero fake news. Se fake news diventa tutto ciò che è virale, disobbediente e non rispecchia le esigenze di una determinata parte politica, tutto ciò che risulta scomodo anche se circostanziato e verificato, allora c’è un problema di pluralità. Significa che il problema è la democrazia e non la propaganda (che in democrazia esiste, e ad arginarla è l’informazione). Vuol dire, paradossalmente, che c’è sempre più bisogno di chi decostruisce i proclami, di chi smonta il discorso dominante, di chi lavora sul fact-checking, di chi condivide le fonti.

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Grateful
Dead Economy

  • iDiavoli
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  • 18 gennaio 2017
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L’ultimo libro di Fumagalli ricostruisce l’evoluzione dello spirito libertario negli Usa, ponendo l’accento sull’estensione dell’idea di comune ad open source, e la relativa querelle sulla proprietà intellettuale che è il nocciolo duro della rivoluzione cognitiva e digitale tra gli Ottanta e i Novanta, e che è fondamentale per indagare a fondo l’aporia insita nel concetto di “sussunzione vitale”: da una parte foriero della rottura legale col sistema, dall’altra riconvertito in potente leva di valorizzazione capitalistica.

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Chelsea Manning
sarà libera
a maggio

  • iDiavoli
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  • 16 gennaio 2017
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«Il Presidente Obama agisca immediatamente e conceda la grazia a Chelsea Manning». Queste le parole dell’appello di Jacobin Magazine. Il 17 gennaio 2017 è successo. La principale fonte di Wikileaks sarà scarcerata nei prossimi quattro mesi. La rivista Jacobin e i Diavoli si erano mobilitati affinché ciò avvenisse.

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La coscienza robotica
di Westworld

  • iDiavoli
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  • 12 gennaio 2017
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L’uomo, la macchina e un fantawestern, lì «dove tutto è concesso». Un meccanismo ad orologeria volutamente “labirintico” in cui la perdita della memoria e il riaffiorare del ricordo portano tutti i personaggi, robot o umani che siano, a muoversi su direttrici che si intrecciano in uno spazio-tempo (si è nel presente, ma si vive il passato attraverso finestre temporali di trent’anni dietro) che è prima di tutto narrazione e poi idea di mondo. Il risultato è un rompicapo seriale che non tradisce mai il patto di fiducia con lo spettatore, un’operazione stranamente poco praticata nell’epoca della centralità dei giochi, la gamification. In Westworld non ci si limita a scommettere sul nome di un assassino o sull’identità di uno spasimante ma si viene immersi in un mondo di sospetti che risponde esclusivamente alle regole del suo inventore: il malinconico ed enigmatico dott. Robert Ford, interpretato con prevedibile maestria da Anthony Hopkins.

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Un esercito di giovani
Per una lunga notte

“Ricorda sempre cosa disse Jean-Luc Godard: ‘Non è da dove prendi le cose – ma dove le porti'”

Gentrification
Lipsia:
nuova Berlino

  • iDiavoli
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  • 14 gennaio 2017
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L’hanno ribattezzata “la nuova capitale della gentrification in Germania”. Fino a dieci anni fa era una città desolata di un’area arretrata nel contesto tedesco. Oggi è di tendenza, è “cool”. Ecco il racconto di una trasformazione. La ricognizione di un processo dominante ed esclusivo. Le città si trasformano, le linee del centro e della periferia si fanno sfocate. Tutto il resto giace ai margini. Gli spazi urbani parlano. Raccontano dei processi metropolitani dove l’astrazione dei flussi di capitale si traduce in gentrification. I quartieri cambiano pelle, velocemente, come se d’improvviso dovessero fare un salto di qualità. Gli affitti aumentano per i vecchi abitanti, ma non per i nuovi residenti “cool”. Le identità si confondono, le comunità creative sostituiscono le generazioni precedenti. Chi è fuori dai nuovi canoni resta escluso. Su “i Diavoli” raccoglieremo questi mutamenti attraverso la narrazione dei processi che stanno cambiando le città europee. Iniziamo da Lipsia, la «nuova capitale della gentrification in Germania». Lipsia, «la nuova Berlino». Gentrification. Hype. Yuppies. Sono parole che si rincorrono sulla bocca delle persone e sui muri dei palazzi. Tutti qui sono consapevoli del cambiamento. A variare sono le reazioni. C’è chi protesta, chi festeggia, chi è rassegnato all’inevitabile.

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