Asia
il continente
diseguale

La disparità di reddito, oggi forse più della lotta alla povertà, rappresenta la vera minaccia al Secolo asiatico, una bomba ad orologeria piazzata sotto le poltrone di governi democratici e autoritari del continente, esposti a ondate di instabilità e violenza causate non dalla fame, ma dalla legittima frustrazione di chi vede passare il treno della crescita davanti a sé senza poterci salire, mentre in prima classe il top 10 per cento asiatico gozzoviglia. Senza sorprese, l’ultimo Economic Outlook redatto dall’Organization for Economic Cooperation and Development (Oecd) ha individuato nelle economie di Cina e India le due locomotive della crescita globale, prevedendo un tasso di incremento del Pil rispettivamente del 6,8 e del 7 per cento nel 2018: Pechino, indica il report, godrà degli effetti benefici del suo «nuovo modello di crescita»– si presume un mix tra la teoria del New Normal e l’espansione commerciale della Nuova Via della Seta, mentre New Delhi dovrebbe approfittare delle riforme economiche promosse in questi anni (dall’Iva unificata all’attesa legge sulla compravendita dei terreni). Siamo, come sempre, nel campo delle previsioni ardite, soggette agli smottamenti finanziari e geopolitici globali, ma di certo su questo secolo asiatico incombe l’ombra di un effetto collaterale del capitalismo globale: la disparità di reddito. Alla fine di novembre un report pubblicato dalla Banca Mondiale titolato Riding the Wave: An East Asian Miracle for the 21st Century metteva in luce una delle conseguenze meno evidenziate nella celebrazione collettiva della crescita asiatica, tanto efficace negli ultimi decenni nella lotta alla povertà, quanto progressivamente incapace di coniugare alla crescita economica un’equa redistribuzione della ricchezza. L’economista Lee Jong-Wha, commentando il report in un articolo pubblicato da Project Syndicate, spiega: «Dal 1990 al 2012, il coefficiente Gini – una convenzione che misura la disparità di reddito – in Cina è drammaticamente cresciuto da 0,37 a 0,51 (dove 0 rappresenta la parità di reddito perfetta, 1 la disparità di reddito perfetta). È aumentato anche in India, da 0,43 a 0,48. E perfino le quattro “Tigri Asiatiche” – Hong Kong, Singapore, Corea del Sud e Taiwan – che precedentemente avevano saputo crescere più equamente, ultimamente stanno registrando una disparità di reddito in aumento. In Corea del Sud, ad esempio, la porzione di reddito detenuta dal top 10 per cento è salita dal 29 per cento del 1995 al 45 per cento del 2013».

Leggi tutto

La povertà
ai tempi
della Brexit

È il Regno Unito che negozia le condizioni del suo divorzio dall’Unione europea quel luogo dove negli ultimi quattro anni 400 mila bambini e 300 mila pensionati sono finiti tra i “nuovi poveri”. È la ricca Gran Bretagna (solo per alcuni), quella terra dove ci sono famiglie che vivono in bilico sulla soglia della sopravvivenza. Secondo un rapporto della JRF, Joseph Rowntree Foundation, se il livello di povertà delle famiglie con tre figli era sceso dal 45 per cento di metà anni Novanta al 32 per cento nel 2012/2013, è risalito a quota 39 per cento solo quattro anni dopo. Succede oggi, nell’Inghilterra delle disuguaglianze. “È una vera lotta quella di migliaia e migliaia di persone ogni giorno per far quadrare i conti”, ha detto Campbell Robb, della JRF, ai microfoni del programma “Today” di Radio 4 e ripreso dalla BBC. “Questi dati preoccupanti suggeriscono che siamo ad un punto di svolta nella nostra lotta contro la povertà. Le scelte politiche, la stagnazione dei salari e l’incertezza economica significano che centinaia di migliaia di persone stanno ancora lottando per sbarcare il lunario”, ha aggiunto a The Guardian. I numeri raccontano di un incremento della povertà dovuto a un sistema di welfare che non si è adeguato all’aumento dei costi. I salari delle famiglie a basso reddito sono rimasti fermi – spiega la JRF – mentre sono andati via via erodendosi i benefici fiscali. Il meccanismo si è rivelato simile anche per le pensioni degli ultrasessantacinquenni più poveri che hanno subito i tagli imposti dalle politiche di austerity, mentre i prezzi delle case e le tariffe energetiche crescevano selvaggiamente. Solo sbloccando il sistema di aiuti sociali – spiega la JRF ripresa dalla BBC – il governo potrebbe aiutare 14 milioni di persone (ovvero 4 milioni di bambini e 1,9 milioni di pensionati). “Le persone che lavorano non stanno ricevendo un ritorno equo da questo sistema economico”, ha detto la leader del sindacato dei trasporti Tuc, Frances O’Grady, al quotidiano The Guardian, visto che oggi “i salari reali sono più bassi di dieci anni fa”. Se non ci saranno interventi per ovviare ai tagli sul welfare, altri 400 mila bambini potranno finire sotto la soglia della assoluta povertà. Lo dicono numeri che guardano ai prossimi sei anni. L’Inghilterra nordorientale e le East Midlands, insieme al Galles e all’Irlanda del Nord saranno le zone più a rischio. Cosa significa? Vivere in povertà “assoluta” nel Regno Unito ai tempi della Brexit, per una coppia con due bambini, vuol dire percepire un reddito inferiore a 345 sterline a settimana (il 60 per cento della media stabilita dal governo).

Leggi tutto

Dark data. Viaggio nella cyborg finanza – pt. 11

Tu-Tum. Tu-tum. Veloce. Sempre più veloce. È l’elettrocardiogramma finanziario del mondo. Decine di mini-flash crash accadono ormai ogni giorno. Pochi istanti, frazioni di secondo, ed enormi volumi di azioni passano di mano. I prezzi oscillano, si deformano, e poi si riassestano. Un’aritmia p…

Leggi tutto


“Dobbiamo inventare una nuova saggezza per una nuova era. E nel frattempo, se vogliamo fare qualcosa di buono, dobbiamo apparire eterodossi, problematici, pericolosi e disubbidienti”

Vite segrete
dell'era
digitale

“Dal momento che la realtà esterna è pura finzione”, scrisse Ballard, “lo scrittore non ha bisogno di inventare nulla, tutto è già dato”. “Ogni giorno in rete si ha la riprova delle sue parole; internet è un mercato dell’identità”, dice oggi Andrew O’Hagan che per Adelphi ha raccontato tre storie “scritte nel Far West” del web.  È la grande aporia a cui l’uomo si trova a far fronte nell’era del post-internet, cioè in piena epoca digitale, il momento storico durante il quale, per dirla con un altro romanziere, nostrano stavolta, è come se “il futuro fosse franato nel presente” e la fantascienza, quindi, non è più un genere in grado di interpretare la realtà, in quanto gli strumenti della finzione si scontrano con l’evidenza di essere stati oltrepassati e sussunti dalla realtà stessa. Per questo O’Hagan, per assolvere al compito di scandagliare «quel pozzo senza fondo di alterità che è la rete», deve ricorrere a “storie vere”, cioè raccontare a partire da un esperito tangibilissimo e documentato, come le biografie di tre misteriosi quanto simbolici personaggi, realmente esistiti e con cui ha avuto un contatto in prima persona. Lo scrittore, sembra volerci confessare O’Hagan, per afferrare la realtà al tempo delle identità virtuali imposte dal web, deve sradicare il suo corpo dalla scrivania e gettarlo nella materia viva, che è virtualità, e mettere la sua fantasia al servizio di ciò che esperisce o si illude di esperire. «Le storie di questo libro», si legge ancora nella prefazione, «sono state scritte nel Far West di internet, prima di ogni regolamentazione o codice di condotta». Perché il rovescio della grande emancipazione collettiva, culturale e sociale, apportata dall’ennesima rivoluzione tecnologica che è stata la rete, è una deontologia – cioè una moralità applicata a tale settore – ancora sfuggente e dai confini impalpabili, sfumati tra i bagliori di un’invenzione liberatoria e le ombre del deep web.

Leggi tutto

La rivoluzione dell'aria

Il punk
colpevole di
Lech Kowalski

Lech Kowalski, regista di origine polacca che ha raccontanto il movimento punk meglio di chiunque altro, è costretto a dichiararsi “non colpevole” in un’aula di tribunale. È accusato di ribellione. Devi essere colpevole. Colpevole. Colpevole, fino a prova contraria. Così cantavano nel 1986 i Dead Kennedys, storica punk band di San Francisco, accusando la società del controllo e svelando le ragioni economiche sottostanti la paranoia securitaria. Trent’anni dopo Lech Kowalski, regista di origine polacca che, all’epoca, ha raccontato il movimento punk meglio di chiunque altro, è costretto a dichiararsi “non colpevole” in un’aula di tribunale. È accusato di ribellione. Non è l’America reaganiana degli anni Ottanta. Nemmeno l’Afghanistan talebano di inizio millennio, in cui è andato per mostrare ai bambini gli sketch del cinema muto e filmarli mentre ridevano, sotto le bombe intelligenti. Charlie Chaplin in Kabul (2003). E neanche la Polonia marginale e disperata che ha ritratto lungo l’autostrada voluta e costruita da Adolf Hitler, in previsione dell’invasione.

Leggi tutto

Back to 90's:
gentrification
a Dublino

C’erano i mattoni di Stoneybatter, nel videoclip iconico di Stop. Era il 1998, praticamente vent’anni fa, e le Spice Girls erano il gruppo musicale più famoso al mondo. La strada dove fu girata la prima parte del video, Carnew Street, oggi è meta di un pellegrinaggio pop meno scherzoso di quanto si voglia mostrare. Si viene apposta per fotografarsi nelle pose delle cinque ragazze. A voler azzardare si direbbe che in quel video, ambientato a metà Novecento, c’era una promessa di gentrification.

Leggi tutto

Un esercito di giovani
Per una lunga notte

“Ricorda sempre cosa disse Jean-Luc Godard: ‘Non è da dove prendi le cose – ma dove le porti'”

Cina-Italia:
via della seta
in Lomellina

“I cinesi si meritano tutto il successo che hanno. Come dicono loro, in Cina c’è uno che decide e tutti fanno, da noi invece tutti decidono e nessuno fa niente.” Così Mariagrazia Cucinotta, nel marzo del 2015, sintetizzava l’influenza salvifica del capitale cinese atterrato tra le nebbie della provincia pavese, linfa vitale iniettata in un tessuto socio-economico dilaniato dalla crisi. Cucinotta si trovava a Pavia per le riprese del film cinese Magic Card, annunciato come un “action packed drama” tessuto intorno a una trama tutto sommato aderente alla realtà percepita da un territorio, la provincia pavese, fattosi bastione del localismo in salsa celtica della Lega Nord, dove la nebbia, l’abbruttimento e la malinconia, per almeno sei mesi l’anno, identificano un capoluogo di provincia meritevole di ben altra fama: Pavia, di cui Petrarca informava Boccaccio delle meraviglie già alla fine del quattordicesimo secolo, è ancora oggi un gioiello architettonico tardo medievale. “Una meraviglia che, nella pellicola, un imprenditore cinese senza scrupoli intende acquistare e mostrificare, radendo al suolo le botteghe del centro pavese in favore di un avveniristico centro commerciale, osteggiato dai commercianti locali: gruppo che Cucinotta, nel film, difende dalle angherie dell’insensibile imprenditoria cinese. La produzione del film, rivelatosi al botteghino cinese un flop di dimensioni macroscopiche, era affidata all’imprenditore Zhu Xiaodong, proprietario del fondo di investimenti cinese Pingyi Shanghai che, nemmeno un anno prima, tramite l’intercessione di Wang Qiangming – già medico tradizionale cinese, attivo da anni nella mediazione tra aziende italiane e mercato cinese – si era guadagnato ampia copertura mediatica grazie all’acquisto della moribonda Associazione Calcio Pavia, la squadra cittadina.

Leggi tutto

Blade Runner 2049

Trent’anni sono passati da quando Rick Deckard diede la caccia al replicante Roy Batty e ai suoi compagni. Trentacinque da quando uscì al cinema il film che ne narrava la storia. Un lasso di tempo molto lungo, forse, che rendeva ancora più azzardato il tentativo…

Leggi tutto


#Italia
Crisi finanziarie
Simple Share Buttons