Trump trade: paura e delirio
a Washington

Nelle ultime settimane il mercato si era docilmente – e dolcemente – addormentato, cadendo in una favola di presunte certezze (molti strategist sostenevano che, passate le elezioni francesi, il mercato potesse solo salire) e di volatilità ai minimi storici. Le rivelazioni top secret del presidente americano, lo scandalo, ma soprattutto le implicazioni per i mercati finanziari: dall’elezione di The Donald buona parte delle “asset allocation” mondiali sono state guidate dal “Trump trade”, ovvero dall’idea che nuove politiche fiscali espansive potessero ridare slancio alla crescita economica USA che, seppur in ripresa, resta comunque anemica rispetto agli standard storici. Le prime vittime dell’inizio della caduta del “Trump trade” sono proprio le “asset class” che più avevano beneficiato dello slancio iniziale: le borse mondiali (in testa Wall Street), i settori ciclici (industriali e finanziari) e la valuta americana. Ma ricordiamo che un terremoto con epicentro in America diventa sempre uno tsunami in Europa. Chiudiamo con un altro principio del mercato finanziario: “Quando l’America starnutisce, l’Europa prende poi un raffreddore”. Eppure sta arrivando l’estate e questa potrebbe essere un’indisposizione passeggera che ci ricorda come anche i corpi più forti e robusti, ogni tanto, si ammalino: per poi rialzarsi più forti di prima. Ad maiora!

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La Nuova Via della Seta: la posta in gioco

Un progetto infrastrutturale, diplomatico e soprattutto politico, partorito dall’ambizione del presidente cinese Xi Jinping nel 2013. Quali sono i “veri intenti” di questa nuova impresa? I dubbi internazionali e gli equilibri economici legati alle velleità egemoniche di Pechino. Belt and Road Initiative (Bri) è solo l’ultimo dei nomi affibbiati a un progetto partorito dall’ambizione del presidente cinese Xi Jinping nel 2013 e di cui avevamo delineato i contorni su queste pagine qualche mese fa. Trattandosi di una “vision”, come si dice, l’uso del condizionale è d’obbligo, in attesa che i 124 miliardi di dollari complessivi già promessi dalla Cina e dai vari istituti finanziari coinvolti nell’operazione – Asia Infrastructure Investment Bank, Silk Road Fund e New Development Bank, la banca dei Brics  – si traducano in superstrade, ferrovie, porti e aeroporti. Una rete infrastrutturale transnazionale che, ha spiegato Xi Jinping nel suo discorso di apertura al forum, “non seguirà il vecchio modello dei giochi geopolitici […] ma creerà un nuovo modello di cooperazione e win-win” per un’area dal Pil complessivo stimato intorno ai 21 trilioni di dollari. Il forum di Pechino, aperto alla partecipazione dei 65 paesi membri, più indecisi e osservatori internazionali, ha registrato la presenza di delegazioni da 57 nazioni, tra cui 29 capi di stato. Cifre, queste, che hanno aperto il fianco alle critiche internazionali, rilevando le assenze di, tra gli altri, Donald Trump, Angela Merkel, Emmanuel Macron e Theresa May. E palesando diffidenza diffusa.

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Dark data. Viaggio nella cyborg finanza – pt. 7

In quali dati possiamo avere fede? La ricerca di indicatori, dati o precursori in grado di anticipare avvenimenti, è il sacro Graal della finanza. Oggi più che mai, visto il diluvio di informazioni che le nuove tecnologie hanno scatenato. I possibili indicatori di eventi finanziari sembrano essere così tanti, e co…

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Le altre sei tappe del viaggio quiquiquiquiqui e qui

“Dobbiamo inventare una nuova saggezza per una nuova era. E nel frattempo, se vogliamo fare qualcosa di buono, dobbiamo apparire eterodossi, problematici, pericolosi e disubbidienti”

La crisi
dei populisti
in Germania

Sempre più a destra, sempre più estrema, ma negli ultimi mesi sembrano lontani i successi a due cifre collezionati dall’Alternative für Deutschland nel 2016. Messa all’angolo la “predicatrice d’odio” Frauke Petry e la sua realpolitik che puntava a coalizioni con altri partiti, adesso a sfidare Merkel —già in pole position per le elezioni di settembre — c’è il duo Gauland-Weidel. Uscita dall’euro e ritorno al marco è il mantra, «l’islam non appartiene alla Germania» il nuovo motto. I 600 delegati AfD, che al congresso di poche settimane fa hanno scelto il tandem composto dallo storico rivale di Petry, Alexander Gauland, 76 anni e dalla trentottenne Alice Weidel, dichiaratamente lesbica e con due figli, per sfidare Merkel alle elezioni federali, in programma per il 24 settembre.

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Il futuro dei giovani - Guido Brera intervistato da Corrado Augias

Clive Lewis,
il disobbediente
Via Corbyn?

Piccola storia di un politico ambizioso. Manca meno di un mese alle politiche dell’8 giugno in Gran Bretagna. Da settimane nei pub della City londinese si parla solo di un nero di Northampton, ex reporter della Bbc, ex militare in Afghanistan, diventato due volte ministro nel Governo ombra di Jeremy Corbyn. Ha deciso di sfidare il leader Labour, votando contro il Brexit bill, e potrebbe diventare il prossimo leader del partito. Il suo nome è Clive Lewis e ricorda, parecchio, la parabola di Barack Obama. Nuvole alte coprono l’orizzonte, se mai se n’è visto uno.

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Perfect storm:
il crack della finanza navale

Il mare come simbolo della globalizzazione, l’economia del container, la crisi sistemica, le gravi falle del sistema di trasporto sulle navi: Sergio Bologna esplora la “perfect storm” nel suo ultimo libro Tempesta perfetta sui mari. Il crack della finanza navale. A ormai un decennio dalla crisi che ha investito i mutui subprime del settore immobiliare, un’altra bolla finanziaria, quella degli investimenti in naviglio, si sta sgonfiando e attira nel suo rovinoso vortice migliaia di investitori e operatori, pubblici e privati. “Gli analisti lo aspettavano da tempo e finalmente è arrivato, il perfect storm. A guardarlo un po’ da vicino è uno spettacolo sconvolgente ma affascinante, perché con un colpo d’occhio ti permette di vedere l’essenza della logistica, la sua vera natura, capisci perché la chiamano the physical internet, ti rendi conto di cos’è la globalizzazione”.

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Un esercito di giovani
Per una lunga notte

“Ricorda sempre cosa disse Jean-Luc Godard: ‘Non è da dove prendi le cose – ma dove le porti'”

Tutto è
in frantumi
e danza

Dal 20 aprile in libreria per La Nave di Teseo, Tutto è in frantumi e danza riavvolge il nastro degli ultimi vent’anni attraverso un incalzante dialogo tra i due autori. Guido Brera ed Edoardo Nesi si passano il testimone del racconto, alternano le loro prospettive da un capitolo all’altro. E ripercorrono il tempo della Caduta: dalle stelle alle stalle, dai miti di quarta mano del decennio entusiasta – i Novanta – all’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, dalle ingannevoli promesse di fin de siècle all’oggi della montante marea populista. Sogni sono andati in pezzi, la democrazia è stata svuotata, banche sono fallite, banche centrali hanno provato a fermare il tempo, congelando l’Occidente sotto una coltre di cartamoneta nei giorni del Quantitative easingLa Crisi ha minato gli assetti politici dell’Unione europea e la globalizzazione ha travolto milioni di vite. Perfino la tecnologia ha mostrato un volto feroce. Intrecciando nella cornice del confronto a due voci saggistica disinvolta, memoir e autobiografia collettiva, gli autori svelano i congegni segreti dei dispositivi economici, finanziari e politici che plasmano la realtà.  Nel brano che segue, Brera narra in presa diretta l’ultimo scorcio degli anni Zero, il momento in cui dal centro delle reti finanziarie fu mosso l’attacco alla Grecia e alla “periferia” europea. C’era un dogma secondo il quale uno Stato non poteva fallire. La possibilità che ciò accadesse smentì il dogma. E da allora niente fu più come prima…

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Redeloos, radeloos, reddeloos: l’anno orribile che dobbiamo attraversare

Redeloos, Radeloos, Reddeloos, tre aggettivi traducibili dall’olandese in “irrazionale”, “disperato” e “senza speranza” e, rispettivamente riferiti a popolo, governo e nazione. Di fronte al futuro che impone la fine del lavoro dei servizi, di fronte alla capacità della…

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