Usa 2017

Julia Hahn:
a fianco di Trump,
più a destra di Bannon

È la nuova assistente del presidente americano. Arriva dal sito di estrema destra "Breitbart", è la «protegée» di Steve Bannon. Nelle parole di William Kristol, editor della rivista conservatrice Weekly Standard, Hahn «sarà la Bannon di Bannon, e farà guardare Bannon come un moderato. La sua tendenza è quella di lottare e combattere, spesso fino all'estremo».

24 febbraio 2017

La sua nomina ufficiale è “assistente speciale del presidente” Donald Trump. Julia Hahn ha venticinque anni e negli ultimi due ha lavorato per il sito di estrema destra Breitbart.

Alla Casa Bianca è arrivata a fine gennaio grazie a Stephen Bannon, detto Steve, «l’egomaniaco» che voleva mandare in frantumi i democratici da un lato e l’establishment del GOP dall’altro, e adesso sta lavorando alla sua missione proprio da un posto in prima fila, visto che è capo stratega del 45esimo presidente americano.

La “protetta” di Bannon

Julia è la sua «protegée», assicura il New Yorker. Così è finita allo Studio ovale come special assistant del tycoon repubblicano. E da quasi un mese è l’ombra di Bannon nella vita del presidente.

Se quest’ultimo è un rodato predicatore d’odio, che non teme il politically correct e anzi lo rimpiazza con una massiccia dose di misoginia e razzismo, la giovane Julia non è da meno. Se Bannon nel 2013 (vedi qui) era in grado di pronunciare parole come:

 «Penso che l’odio sia una buona cosa. Questo Paese è in crisi. Se combatti per salvare questo Paese, se lotti per riportarlo indietro, non sarà tutto sole e patrioti. Si tratterà di gente che vuole combattere»,

Hahn sostiene che gli immigrati «non dovrebbero essere» in America.

julia_hahn

Gli attacchi contro Paul Ryan

Bersaglio numero uno dei suoi attacchi, puntualmente sparati dalle colonne di Breitbart, è Paul Ryan, speaker repubblicano della Camera che in passato non ha nascosto le sue perplessità riguardo alla condotta di Trump.

Stando alla versione di Julia, Ryan avrebbe fatto praticamente lo stesso gioco di Hillary Clinton con la politica dei “confini aperti”.

Peccato che – continuava Hahn – nel frattempo in America arrivavano potenziali terroristi (il riferimento è a un attacco alla Ohio State University che sarebbe stato portato avanti da un rifugiato somalo).

Schema di una narrazione d’odio collaudata

La narrazione propagandata finora dalla protetta di Bannon segue perfettamente lo schema collaudato a Breitbart già dal 2007:

  1. accusare da un lato la sinistra e dall’altro l’élite repubblicana, rea di inciampare su politiche migratorie considerate troppo progressiste;
  2.  rendere l’odio per gli immigrati mainstream attraverso una descrizione falsata dello straniero;
  3.  usare un linguaggio ridotto all’osso che predilige l’uso sistematico del possessivo «nostro» contro un ipotetico «loro» (neri, migranti, musulmani, democratici, etc.);
  4. sdoganare il mito della nazione bianca e quindi della razza come strumento di intervento e negoziato in politica.

A ridosso del voto presidenziale di novembre 2016, Julia partiva all’attacco dei musulmani:

«Né Ryan né Clinton hanno spiegato come l’importazione (consentire l’ingresso, ndr) di centinaia di migliaia di migranti che provengono da nazioni che covano sentimenti anti-donne, anti-gay, anti-tolleranza religiosa e anti-americani, possa portare benefici agli Stati Uniti o aiutare a proteggere i nostri valori occidentali. Molti hanno già avvertito che, se gli Stati Uniti continuano con le loro attuali politiche pro-musulmani, (…) il rischio è che seguano le orme dell’Europa».

Falsi miti: i migranti «rubano» il lavoro alla working class Usa

Subito dopo la sorprendente vittoria di Trump alle presidenziali, Julia aveva firmato un altro articolo contro gli esponenti del GOP, capitanati da Ryan, che consentivano l’ingresso proprio a quei lavoratori migranti a basso costo che avrebbero creato enormi problemi alla working class d’America.

Non paga delle sue invettive anti-Ryan, Julia scriveva addirittura di una «agenda espansionista» del GOP sugli ingressi, ignorando completamente che quello tra aumento dei crimini e migranti non è altro che «un mito» più volte sfatato.

La parabola ascendente di una donna di estrema destra

Dagli studi in filosofia a Chicago a qualche piccola esperienza come media producer per lo show conservatore di Laura Ingraham, il salto a Breitbart era stato già sorprendente. Quello alla Casa Bianca ha stupito parecchi osservatori, ma evidentemente adesso, a fianco di Trump, Bannon vuole una persona ancora più a destra di lui.

Nelle parole di William Kristol, editor della rivista conservatrice Weekly Standard, Hahn «sarà la Bannon di Bannon, e farà guardare Bannon come un moderato. La sua tendenza è quella di lottare e combattere, spesso fino all’estremo».

E se, come scrivevamo qui, la nomina di Bannon ha segnato un cambio di passo, visto che la propaganda per la «supremazia» dei «nazionalisti bianchi» è uscita dai circoli di estrema destra e dalle colonne di Breitbart News per cavalcare i media mainstream e la politica mondiale, la scelta di Julia Hahn come special assistant di Trump non fa sperare affatto in un cambio di strategia.

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