Il ritratto

Il cuore nero d’Austria. Chi è Heinz-Christian Strache

Invoca la riappropriazione della sovranità nazionale, aizza la paura dell’Altro mescolandola a slogan anti-Islam e migranti, mentre cristallizza un’identità monolitica e quasi fittizia, impermeabile alle contaminazioni. La parabola ascendente del leader di estrema destra del Fpö che ha tallonato Sebastian Kurz - vincitore delle elezioni e primo millennial a capo di una Cancelleria europea - e ora punta a entrare nella coalizione. Perché se Kurz ha conquistato la cancelleria, l’oltranzista Strache ne ha influenzato de facto l’agenda anti-migranti in campagna elettorale.

16 ottobre 2017

“La politica sta perdendo la sua battaglia con la Storia, e chi sta vincendo, della Storia, se ne sta facendo beffa”.
Da “Contro la rivoluzione neo-sovranista”

“L’Islam non fa parte dell’Austria”, “Stop all’immigrazione”, grida da anni Heinz-Christian Strache, detto HC. Quarantotto anni, ultranazionalista con tre campagne elettorali alle spalle, è un sovranista convinto e fiero. Inneggia all’Europa “delle patrie” e molto probabilmente sarà la vera giacchetta nera del dopo-elezioni in Austria. Il suo Fpö, il Partito della Libertà, infatti, ha tallonato (con almeno il 26-27%) il giovanissimo leader dei popolari Sebastian Kurz che ha strappato a Strache la guida della campagna anti-immigrazione e si è aggiudicato la vittoria con il 31,4% dei voti [fino all’ultimo è un testa a testa tra ultradestra e socialisti per il secondo posto, comunque i risultati definitivi arriveranno il 19 ottobre, dopo lo spoglio dei voti per corrispondenza, ndr].

Se Kurz ha conquistato la cancelleria, l’oltranzista Strache ne ha influenzato de facto l’agenda, mentre il socialdemocratico e capo del governo uscente, Christian Kern, non ha potuto fare altro che incassare la sconfitta: “In Austria, come è già avvenuto in altri paesi europei, assistiamo a una forte svolta a destra che evidentemente non favorisce i movimenti socialdemocratici”, ha detto.

Odontotecnico dal sorriso smagliante, Strache è considerato l’erede politico di Jörg Haider. Viennese doc, è il sobillatore dell’”Austria First” che nel 2014 è andato in giro per l’Europa con il suo “tour dei patrioti”. Due anni dopo, ha definito “Angela Merkel la donna più pericolosa d’Europa”, a causa della sua politica per le “porte aperte ai migranti”. Poi, HC ha iniziato a sminuire le sue (passate?) simpatie neonaziste come velleità “naif, stupide e giovanili”, cercando di dare un volto pulito alle (attualissime) invettive contro musulmani e migranti.

“Mentre si sgretolano i partiti tradizionali e la sinistra socialista sembra scomparire lentamente, il terreno comune delle destre populiste è quello dove il nazionalismo si mescola alla xenofobia, all’urgenza di riappropriazione della sovranità nazionale, dove la paura dell’altro si confonde con la creazione sistematica di un nemico percepito – o meglio – con la cristallizzazione di un’identità monolitica e quasi fittizia, cioè impermeabile alle contaminazioni. È lo stesso piano dove l’equazione migranti-terrorismo è tanto facile quanto nefasta rispetto al futuro”.
Da “L’inverno sta arrivando”

Il discorso politico di Strache tra Orban e Putin

Il Vecchio Continente è impantanato in una profonda crisi d’identità e i neosovranisti à la Strache cavalcano questo limbo di incertezze in cui slogan xenofobi si confondono al sentimento d’appartenenza a una patria da difendere dalla presunta invasione.

E nell’anno 2017, quello dove l’Europa appare ufficialmente unita e democratica, Vienna vira clamorosamente a destra e il Fpö potrebbe entrare nella coalizione di governo con i popolari di Kurz, come prevede – in un intervento su Deutsche Welle – Peter Filzmeier, professore di Scienze Politiche alla Danube University Krems. D’altronde – fa notare – il Partito della Libertà di Strache, è già stato al governo, tra il 2000 e il 2005, proprio ai tempi di Haider.

“L’Austria ancora e sempre”, “l’Austria prima di tutto”, “l’Islam non c’entra nulla con noi, è “misogino, anti-liberale, fascista”: la narrazione anti-migranti di Strache si compone di profondo spirito nazionalista, costruzione di un Altro, una minaccia da disinnescare. Attacca la religione come origine e collettore di tutti i disagi d’Austria, Paese con 8,7 milioni di abitanti e 600 mila musulmani.

L’ex ministro degli Esteri ceco Karel Schwarzenberg, acuto osservatore delle trasformazioni in corso in Europa, teme che in Austria sia in atto una vera e propria “Orbanizzazione” del Paese. Proprio come avvenuto sotto il governo di Viktor Orbán, al secondo mandato da premier in Ungheria, e strenuo cacciatore di profughi (fermati e arrestati, lasciati da soli oltre una barriera di filo spinato ai confini ungheresi), l’Fpö, in coalizione con i popolari di Kurz potrebbe attuare “una completa ristrutturazione dello Stato”.

“Bisogna fermare l’immigrazione di massa, e finché i dirigenti dell’Ue non saranno in grado di farlo, la crisi sarà presente e si approfondirà”, diceva Orbán nel 2016 dopo un incontro con la sua omologa polacca Beata Szydlo.

Le parole di Strache non sono molto diverse: “L’Austria ha bisogno di un piano ‘zero immigrazione’ o di una drastica riduzione [degli ingressi, ndr] perché tutte le persone che qui sono illegali e criminali vengono da oltre i confini del Paese”.

E ancora: se il diktat di Orban è “proteggere i confini”, “rastrellare i migranti”, proteggere l’identità, quello di Strache è “difendere la tradizione”, “vietare il velo integrale”, combattere “le organizzazioni che trafficano esseri umani e i loro collaboratori” [qui il riferimento è alle politiche socialdemocratiche e alla Caritas e altre ONG che aiutano i migranti, ndr].

Non pago dell’accostamento al leader ungherese, HC può vantare anche un legame saldissimo con la Russia di Putin (anche se da mesi prova a sminuire la cosa), che pare abbia sostenuto il processo d’istituzionalizzazione del Partito della Libertà austriaco. A dicembre 2016, infatti, l’Fpö ha siglato un’intesa di cooperazione con Russia Unita, guidato da Vladimir Putin. Nel testo dell’accordo si prospettava una cooperazione “a vari livelli, dai giovani e dagli studenti fino alle organizzazioni regionali passando per le questioni internazionali”. In quell’occasione, Strache aveva invocato il ritiro delle sanzioni internazionali, “economicamente dannose e inutili”, contro Mosca.

“La xenofobia, l’intolleranza, il razzismo ormai dettano le agende di governo. Lo vedi ovunque… E allora bisogna spiegare che l’immigrazione non è niente in confronto al vero problema: cioè, alla libera circolazione internazionale dei capitali. È questo che genera gli squilibri e le speculazioni, muovendosi in cerca di bassi salari, bassa pressione fiscale e scarsi vincoli contrattuali. Questo è il vero nemico del progresso”.
Da Keynes: “È la Germania che ha rotto i trattati europei” – Il Tredicesimo Piano

La mappa dei sovranismi d’Europa

Così i sovranisti prendono terreno in Europa. In Germania l’AfD (Alternative fü Deutschland) è il terzo partito ed è entrato nel Bundestag, guidato dal duo Weidel-Gauland. In Francia, Marine Le Pen e il suo Front National, nonostante la vittoria di Emmanuel Macron all’Eliseo, hanno otto seggi in Parlamento.

In Olanda, le idee di Geert Wilders continuano a seminare odio e desideri legati all’esportazione della “primavera patriottica” in tutta Europa, nonostante non abbia vinto le elezioni di marzo: “Non vi siete liberati di me”, aveva assicurato qualche mese fa. In Polonia, il leader del PiS, Jaroslaw Kaczynski sovrappone l’evocazione del capitale nazionale nell’economia e nelle banche alla blindatura della sovranità nazionale.

L’Austria, dunque, non è che l’ultimo tassello di un puzzle parecchio preoccupante.

“Quando la democrazia si fa opaca, il rischio è che sia già “democratura”. E, come il trilemma dell’economista turco Dani Rodrik insegna: democrazia, sovranità nazionale e capitali globali non possono coesistere. Uno dei tre tasselli deve cadere”.
Da “Controrivoluzione nazionale”

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2018-07-27 11:04:07
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