Presidenziali

Hamon, il Sanders
di Francia

Benoît il sognatore, Benoît «l’utopista», Benoît anche l’uomo che si dice concreto. Vuole il reddito minimo di cittadinanza, il «diritto universale all’istruzione», l’abolizione della "loi de travail", una tassa sui robot, la riduzione dell’orario di lavoro, il riconoscimento del burnout come malattia professionale e il diritto alla disconnessione per i dipendenti. Fotografia del socialista francese che potrebbe diventare il candidato all'Eliseo.

24 gennaio 2017

Sul piano strettamente politico, le connessioni e gli intrecci su cui si fondava la stabilità in area Ue sono saltati, la crisi di legittimità è ormai endemica, la perdita di egemonia da parte dei partiti tradizionali (moderati e socialisti) è sotto gli occhi di tutti. Ovunque, in Europa, si attivano processi, emergono parole d’ordine e si formano linguaggi tendenti a coagulare il rifiuto dello stato di cose presente.
Da “Nessun grado di separazione” – Il Tredicesimo piano

Lo chiamano «l’utopista», il «frondeur», il «Fillon de gauche». Benoît Hamon, classe 1967, ex ministro dell’Istruzione e un passato di militanza in gioventù (prima in un’associazione anti-razzista, poi in politica con gli studenti e il Movimento dei giovani socialisti), ha vinto il primo turno delle primarie socialiste francesi. Cresciuto nel Parti Socialiste al fianco di Martine Aubry, poi rinnovatore con Arnauld Montebourg, domenica 29 gennaio sfiderà al ballottaggio l’ex premier Manuel Valls e si prepara a un faccia a faccia con il suo rivale già mercoledì. Hamon sembra correre a passo svelto verso la candidatura all’Eliseo, per diventare «Benoît Président», come urlano i suoi giovani supporter ai comizi.

Hamon «l’Americano»

Benoît «l’Americano», lo ha ribattezzato ironicamente Le Monde, quando – in piena campagna elettorale – è volato a Washington in un mercoledì di fine settembre 2016. Era il 21, la cornice quella del Senato degli Stati Uniti. Ad aspettarlo c’era Bernie Sanders, il senatore del Vermont che ha sfidato Hillary Clinton alle primarie democratiche made in Usa per le presidenziali 2016. Proprio l’uomo che ha dato una speranza socialista agli elettori di sinistra americani, colui che ha detto:

«Le tornate elettorali vanno e vengono, ma le rivoluzioni politiche e sociali che provano a trasformare la nostra società non finiscono mai».

hamon_sanders

Hamon è andato negli States a raccogliere spunti, a condividere le tappe di quella rivoluzione-oltre-il-leader che si stava consumando dall’altra parte dell’oceano.

«È stato un incontro stimolante, abbiamo condiviso la somiglianza delle situazioni politiche negli Stati Uniti e in Francia», ha raccontato il socialista francese. «Mi ha parlato del parallelo tra Donald Trump e Marine Le Pen, e degli eccessi del dibattito francese sulle questioni legate all’Islam o l’immigrazione».

Ciò che ha mosso Sanders in America, può essere scosso anche nella Francia dove prende piede il Front National e la retorica di ultradestra. Di questo è convinto Hamon:

«Sanders è riuscito in parte, ma con forza, a mettere le questioni sociali al centro della campagna elettorale. Ha parlato di salari, e delle condizioni in cui vivono lavoratori e studenti. Come lui, penso che sia necessaria una svolta nella condotta economica e sociale del Partito Democratico Usa e dei partiti socialdemocratici europei».

Riempire le spaccature a sinistra

Come nel caso di Sanders, Hamon ha colmato il vuoto della gauche, ricompattando un fronte fatto di attivisti, ambientalisti, studenti, intellettuali.

Sta cercando di canalizzare l’astio contro le élite e la rabbia sociale senza andare a destra, ma virando esattamente dalla parte opposta. Ha sorpassato a sinistra il suo compagno di partito, Montebourg, il Maverick di Francia che si diceva pronto ad «andare incontro alla ribellione della classe operaia e della classe media» e a mettere «l’économie d’abord», l’economia prima di tutto.

Il piano: reddito di cittadinanza e via la Loi de travail

Hamon ha in progetto il reddito minimo di cittadinanza, una tassa sui robot, il «diritto universale all’istruzione», l’abolizione della loi de travail, la riduzione dell’orario di lavoro, il riconoscimento del burnout come malattia professionale e il diritto alla disconnessione per i dipendenti.

«Approverò un reddito minimo universale (…) Per la prima fase, dal 2018, l’RSA (Revenu de Solidarité Active, aiuto statale, ndr) sarà aumentato del 10% fino a 600 euro e pagato automaticamente a tutti gli aventi diritto. Lo stesso anno, un “reddito minimo” sarà versato a tutti coloro che hanno tra i 18 ai 25 anni. [In futuro, ndr] sarà esteso. Alla fine, si raggiungerà la somma di 750 euro», si legge nel suo programma.

Tassa sui robot

«Creerò una tassa sulla ricchezza prodotta dai robot per finanziare la nostra protezione sociale. Quando un lavoratore viene sostituito da una macchina, la ricchezza è principalmente a beneficio degli azionisti. Propongo di tassare questa ricchezza»

Più formazione e meno “uberizzazione” del lavoro

La priorità è l’istruzione: «Le università e le scuole diventeranno i principali attori della formazione, che richiede investimenti e progetti».

Inoltre, il «frondeur» Benoît ha già dichiarato battaglia all’uberizzazione del lavoro:

«Combatterò contro il concetto di salario mascherato nelle aziende ubérisées. I collaboratori verranno riqualificati come dipendenti (…) Rifiuto [l’idea, ndr] che le aziende beneficino dei nostri servizi pubblici senza contribuire alla tassazione».

Diritto alla disconnessione e sindacalizzazione

Si dice pronto a lavorare per il «benessere sul luogo di lavoro» perché «smartphone e computer sono diventati “guinzagli elettronici”». La sua missione contro la crisi, economica e di identità, è rafforzare la coscienza collettiva dei francesi e fare in modo che i sindacati siano più coinvolti «nel processo decisionale strategico»: «Incoraggerò la sindacalizzazione».

Tra sogno, utopia e populismo di sinistra

Benoît il sognatore, Benoît «l’utopista», Benoît anche l’uomo che si dice concreto. Ai suoi detrattori risponde: «No, niente di utopico», ma non vuole lasciare alle sue figlie «un mondo invivibile». Si tratta – afferma – di un «progetto a lungo termine, che vale la pena perseguire, e non c’è niente di utopistico in tutto questo».

Il populismo di sinistra è sbarcato in Francia? Secondo la filosofa Judith Butler, sarebbe l’unico accesso a una «democrazia radicale». Perché – sostiene – l’unico modo per difendere il diritto a una vita «vivibile per tutti» sarebbe «tradurre l’indignazione in politica». Il problema, però, restano le modalità di attuazione.

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