Brexit, analisi

UK, l’inizio della fine.
UE, la fine dell’Austerity

Prevedo che per evitare questa situazione, UK cercherà di assumere – anzi, meglio: di certificare – il ruolo di piazza di riciclo mondiale. Cercherà di farlo ai margini dell'Europa, il che rende tutto più complicato.

26 giugno 2016

Nato a Liverpool sessantuno anni fa, Philip Wade insegna Storia contemporanea al “Birkbeck” College di London City. Studioso del teatro elisabettiano, un prestigioso MBA in Economics e un passato da strategist presso il desk fixed income della J*** Bank, è considerato una delle voci più influenti e autorevoli della sinistra inglese.

Mister Wade, una battuta su quello che è accaduto giovedì in UK.

A sorpresa e contro ogni pronostico, ha vinto il Leave.

E chi ha perso?

Tutti noi. Ed è una sconfitta pesantissima dalle implicazioni ancora più pesanti. Da un punto di vista economico, l’uscita dall’Unione non può tenere. Qui in Gran Bretagna, Bank of England ha già comprato il 40% del debito pubblico. E di fatto nemmeno riceve più le cedole dal Tesoro.

In altre parole?

In alter parole, sul 40% del debito lo Stato non paga interessi.

Dunque torniamo ai giochi di prestigio delle banche centrali?

Bank of England stampa denaro e con quello compra debito pubblico. Non chiede più cedole al Tesoro, perché dovrebbe rigirarle comunque sotto forma di dividendi. È una pratica che usano anche a Washington DC, ma in questo caso è molto pericolosa, perché Bank of England è debole: e in caso di un attacco alla sterlina, non avrebbe la forza di opporsi. Sarebbe sola contro tutti. Contro il mercato che vede la preda debole, e contro le altre banche centrali che almeno all’inizio non correranno ad aiutarla.

Possiamo dire che da un punto di vista finanziario l’Inghilterra adesso è fragile?

Fragilissima. E il rischio di vedere il pound sotto attacco è molto concreto. Una moneta fuori controllo può essere devastante per un Paese, in particolar modo se è povero di materie prime. Può condurre a iper-inflazione, blocco dei capitali e via dicendo.

Ed è questo che prevede per UK in futuro?

Prevedo che per evitare questa situazione, UK cercherà di assumere – anzi, meglio: di certificare – il ruolo di piazza di riciclo mondiale. Cercherà di farlo ai margini dell’Europa, il che rende tutto più complicato. Non sarà facile, e non è detto che sarà possibile. Però, guardi, non mi sorprenderei di vedere un attacco speculativo su pound e CDS UK nelle prossime settimane. Quando perderemo la tripla A, finiremo sui radar screen dei più grandi raider. E allora sarà tempesta.

Stanno circolando già petizioni per tornare al voto. Un nuovo referendum. Che ne pensa?

C’è qualcosa di buono in questa storia: i più giovani si sentono europei. Credo che il processo di separazione verrà attuato in modo così lento che qualcuno, prima o poi, tenterà di riportare UK nell’Unione. Succederà, è inevitabile. E mi auguro che i laburisti saranno alla testa di questo tentativo. Sono gli unici a poterlo fare, a condizione di chiarire alcune ambiguità e di compiere scelte nette.

Suona come un attacco a Jeremy Corbyn.

È un attacco alle ambiguità, alle mezze misure e alle decisioni sostenute con poca convinzione.

Se fosse un giovane neolaureato di un altro Paese, verrebbe ancora a lavorare a Londra?   

Non lo so. Di sicuro mi muoverei in Europa, ma oggi in UK tira un vento pesante. Però voglio ricordare le parole di Sadiq Khan, il nuovo sindaco laburista di Londra: «Voglio mandare un messaggio molto chiaro a tutti i cittadini europei che vivono a Londra: siete più che benvenuti qui. Come città, siamo grati per il vostro enorme contributo, e questo non cambierà dopo il risultato del referendum. Oggi sono quasi un milione i cittadini europei che vivono a Londra, e portano enormi benefici alla nostra città lavorando duramente, pagando le tasse, lavorando nei nostri servizi pubblici e contribuendo alla nostra vita civica e culturale».

Leggi anche: Brexit: battaglia navale
Leave or remain? In or out? Dentro o fuori? To be or not to be? Questo è il problema, ma io non ho più risposte. E se Amleto fissava il teschio di Yorick, il buffone di corte, a noi non resta che fissare le orbite, vuote e nere, di un altro teschio: quello dell’Europa.  (Leggi tutto)

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I Diavoli della nostra epoca dominano le variabili. Prevedono il futuro. Se è necessario lo determinano per influenzare il corso degli eventi. Non credono al caso o alla fortuna. Figure enigmatiche e ambivalenti – I Diavoli – tra inganno e prodigio, perseguono un ordine molto spesso volto al loro esclusivo interesse. In questi anni si sono mossi – decisi e sfuggenti – davanti ai grandi eventi della nostra epoca. Dalle pagine di questo sito proveremo a raccontare fatti e raccogliere testimonianze di uomini capaci di intercettare queste verità e forzare dunque la scatola dei segreti del potere finanziario, per mostrarne a tutti il contenuto.

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