Il Tredicesimo Piano

Dark Data. Viaggio nella cyborg finanza pt. 4

In finanza come in fisica un raggio di luce trasporta informazione. Ma l'informazione è filtrata da "demiurghi" che determinano ciò che è visibile. Possiamo vedere prezzo, tempo, volume e dimensione di un ordine. Non possiamo vedere chi scambia un titolo. A ogni pacchetto di dati in un book è stato sottratto l’identificativo del conto trading che effettua le operazioni di compravendita. Immaginate come sarebbe un mercato finanziario senza identificativi oscurati, in cui sia possibile vedere CHI scambia COSA. Significherebbe entrare in un buco nero.

10 marzo 2017

di N3xuZ

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È proprio al centro della galassia. È la pupilla di un occhio che vede tutto ma al cui interno non si può vedere. Avvolto da una danza di luce, custodisce il suo segreto protetto dalle geometrie di fuochi primordiali.
Il buco nero nel cuore della galassia finanziaria deforma spazio, tempo, volumi e dimensioni. Ci ricorda che leggi, ritenute immutabili, non sono tali. Non lo sono mai state.

È il luogo in cui tutto sembra avere fine. O forse è un varco per un’altra dimensione. Chi si avvicinasse, viaggiando attraverso la galassia dei dati finanziari, arrivato a una certa distanza lo vedrebbe assumere la forma emblematica del potere: l’anello.
Potere e distanza: il potere è distanza.

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Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.

Il primo effetto dell’Unico Anello di Tolkien, l’anello del potere, quello del signore oscuro Sauron, è di rendere invisibile il suo portatore. L’invisibilità è la via che conduce al potere e il primo beneficio offerto dal potere stesso.
L’invisibilità allontana, separa. È distanza.

L’anello di Sauron rende invisibili, ma non a chiunque: proprio nel momento in cui indossa l’anello, il suo portatore diventa subito visibile ai Signori Oscuri, i Nazgul. Che iniziano a muoversi e a cacciarlo.

Le dark pool sono oscure, ma troppo: quando l’oscurità si concentra in un solo luogo, inizia a diventare visibile. I suoi effetti sono visibili. E il suo potere s’indebolisce.
Le dark pool sono l’anello di Sauron: mentre ci rendono invisibili ai più, ci mostrano agli occhi degli altri signori oscuri. Che iniziano a muoversi e a cacciare.

Per questo serve un potere in cui luce e oscurità siano mescolate, in cui la luce sia la protezione di un buio che risulti naturale, non minaccioso, familiare.
È il potere di determinare ciò che si può vedere.
E ciò che vediamo sono innanzitutto i pacchetti di luce, ossia i dati finanziari.

In finanza come in fisica un raggio di luce è qualcosa che trasporta informazione. E per ottenere il potere di determinare ciò che si può vedere bisogna farsi demiurghi. Demiurghi della luce: intervenire cioè su ogni raggio di luce e filtrare l’informazione che trasporta. Un filtro invisibile, neutro, capace di selezionare i fotoni che compongono un raggio, e modificare così l’informazione senza che questo desti sospetto.

È proprio in questa forma filtrata che la maggior parte dei dati finanziari arriva a noi. Filtrata, ma senza apparire tale. A ogni raggio di luce, a ogni flusso di dati finanziari, viene sottratto qualche fotone, un piccolo pezzo d’informazione.
Possiamo vedere prezzo, tempo, volume e dimensione di un ordine. Ma non possiamo vedere chi scambia un titolo. A ogni pacchetto di dati in un book è stato sottratto l’identificativo del conto trading che effettua le operazioni di compravendita.

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Così, senza che apparentemente ne alteri il contenuto, in ogni messaggio finanziario c’è una lettera rubata. Rubata come la Lettera di Adgar Allan Poe. Solo che in questo caso tutti possono vedere che è stata deliberatamente occultata, e per questo nessuno ci fa più caso. La sua assenza passa inosservata proprio perché è esposta agli occhi di tutti.
E proprio come nella storia di Poe, la lettera contiene un’informazione che è potente fin quando è celata: “È il possesso, e non l’uso della lettera, che conferisce il potere. Con l’uso, il potere svanisce” scrive Poe.
È tutto molto semplice. E forse, come nella Lettera rubata, è la stessa semplicità della cosa che ci induce in errore.

Come scrive Poe: “Il mistero e un po’ troppo chiaro”. Anche in finanza.
Immaginate come sarebbe un mercato finanziario senza identificativi oscurati, in cui sia possibile vedere chi scambia cosa.
Significherebbe entrare nel buco nero. Secondo alcuni sarebbe la fine di tutto: senza questa segretezza, un mercato finanziario non avrebbe più ragion d’essere. Svanirebbe. Significherebbe cambiare e violare leggi immutabili.
Ma non lo sono. Non lo sono mai state.

O forse, come in fisica, entrare nel buco nero non è la fine di tutto, ma solo un varco per un’altra dimensione. Un’altra dimensione dei mercati. Mercati che agirebbero sulla base del possesso di questa informazione producendo dinamiche diverse. E che forse produrrebbero anche più effetti benefici sulla società di quanto possano fare adesso.

Entrare nel buco nero, però, non ci è permesso. Non ancora.
Ci sono leggi che lo impediscono. Leggi che riteniamo immutabili.
E quindi non ci resta altro da fare che speculare, e osservare da lontano questo buco nero che è il più influente della galassia finanziaria.
Tutti i dati ne sono affetti. Ma ci sono altri buchi neri, meno grandi, che esercitano la loro influenza. Per esempio il numero di ordini visibili nel book di una specifica borsa, come quella di New York. Solo un certo numero di ordini sono visibili: altri, seppure esistenti, non sono mostrati nel book e compaiono solo dopo che i prezzi si muovono nella loro direzione.

La presenza di questo buco nero pone un problema fondamentale: rende difficile, se non impossibile, riconoscere sequenze di azioni fatte da uno stesso trader o da una stessa impresa. Come facciamo a capire i mercati se non possiamo ricostruire chi fa cosa?

Qui, tre strade divergono nel bosco. Tre risposte allo stesso problema.

Prima risposta: la mancanza di questa informazione, chi scambia cosa, è fatale.
Impedisce una comprensione profonda delle dinamiche dei mercati finanziari. Senza una comprensione fine, granulare, del sistema finanziario è impossibile produrre risultati, predizioni o descrizioni efficaci degli stessi. Il buco nero risucchia tutto dentro se stesso e distrugge informazione e conoscenza.

Seconda risposta: anche se avessimo questa informazione, sarebbe impossibile una comprensione profonda delle dinamiche dei mercati finanziari.
I ricercatori che lavorano presso enti regolatori, come la SEC, e che hanno avuto accesso agli identificativi dei conti, sostengono che il compito di scoprire regolarità o modelli nei dati sia quasi intrattabile sul piano computazionale e concettuale.

Terza risposta: la mancanza di questa informazione è una grave carenza, ma può essere superata e i sistemi finanziari possono esser compresi lo stesso.
Possiamo studiare la luce che li circonda e carpire pezzi d’informazione che ci consentano di intravedere come il sistema si evolverà e quali eventi critici lo percorreranno.
Dietro questa risposta si addensa l’econofisica. La fusione di economia e fisica per studiare le proprietà dei mercati finanziari.

L’econofisica offre una risposta allettante: non abbiamo bisogno di conoscere la lettera rubata (l’identificativo di chi scambia cosa) per rendere conto delle proprietà dei sistemi finanziari. O meglio, nonostante questi buchi neri è ancora possibile comprendere alcune proprietà dei sistemi finanziari, che sarebbero quelle più rilevanti. Quelle che modellano il comportamento collettivo del sistema, che possono essere ricavate anche senza la conoscenza del livello più fine del sistema, ossia quello degli individui. Sono queste proprietà che plasmano il comportamento a medio e lungo termine del sistema. Bolle, crash, trend rialzisti e ribassisti sono proprietà emergenti, collettive.

Il comportamento collettivo naturalmente emerge dall’aggregazione del comportamento degli individui. Ma la tesi centrale dell’econofisica è che una migliore comprensione del livello individuale non implica una migliore comprensione del livello collettivo. Anzi.

Alla base dell’econofisica c’è l’idea che un mercato finanziario sia un sistema sismico. I sistemi sismici sono percorsi da grandi terremoti, eventi critici, preceduti da scosse anticipatrici e seguiti da scosse di assestamento. Questi eventi critici indirizzano il comportamento a medio e lungo termine del sistema.
Allo stesso modo i sistemi finanziari sono percorsi da eventi critici, i crash, che sarebbero preceduti e poi seguiti da scosse caratteristiche. E possiamo studiare queste scosse e prepararci al terremoto finanziario.

In entrambi i casi, in finanza e sismologia, non possiamo avere accesso a una variabile (le forze in profondità in sismologia, gli identificativi dei conti in finanza) né misurarla direttamente. Ma possiamo comunque affidarci a inferenze indirette, statistiche, e a proprietà emergenti e collettive.
Sappiamo che prima o poi il “Big One” colpirà la California. Sappiamo che prima o poi una bolla speculativa crescerà fino a produrre un crash.
Semplice.
Ma è sufficiente? E soprattutto: funziona?
Sembrerebbe di no. Le predizioni dell’econofisica spesso non si avverano. Sembrerebbe che per studiare il buco nero non basta indagare la luce che lo avvolge. Perché i mercati finanziari non sono eventi naturali.
Perché leggi che riteniamo immutabili, non sono tali e non lo sono mai state.
Perché nuove leggi sono create e modificate continuamente.
E questo viene fatto per lo più grazie alla tecnologia.

Già nel 1995 Carl Sagan, il grande astrofisico statunitense, lo scriveva nel suo libro Il mondo infestato dai demoni:

“Abbiamo organizzato una civiltà globale nella quale gli aspetti più cruciali dipendono profondamente dalla scienza e della tecnologia. E abbiamo anche fatto in modo che quasi nessuno capisca la scienza e la tecnologia. Questa è la ricetta per un disastro. Potremmo farla franca per un po’, ma prima o poi questa miscela esplosiva di ignoranza e potere ci scoppierà in faccia.

Il mio timore è che […] pseudoscienza e superstizione sembreranno di anno in anno più allettanti, il canto delle sirene dell’irragionevolezza si farà più sonoro e attraente. Dove abbiamo già sentito tutto ciò? Ogni volta che i nostri pregiudizi etnici o nazionali sono eccitati, in tempi di scarsità, quando l’autostima o il nervosismo nazionale viene sfidato […] o quando il fanatismo ribolle tutto intorno a noi, allora abitudini di pensiero vecchie di secoli raggiungono la stanza dei bottoni.

La fiamma della candela tremola. La sua piccola luce vacilla. L’Oscurità si addensa. I demoni cominciano a muoversi”.

E i demoni vogliono di più.
Dominare luce e oscurità dà potere ai nostri sensi, ma non necessariamente alle nostre menti. E i demoni non vogliono ingannare solo i nostri sensi. Vogliono anche le nostre menti.

Non vogliono dominare solo cosa vediamo, ma come lo vediamo.
Non manipolare soltanto luce e oscurità, ma anche i nostri occhi.

La prima, la seconda e la terza tappa del viaggio quiqui e qui

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