Il Tredicesimo piano

Dark Data. Viaggio nella
cyborg finanza pt. 2

Oggi i dati non sono solo qualcosa di ingegneristico: sono una questione etica. I mercati finanziari impiegano una camera oscura, per costruire inganni realistici. E i dati sono la luce. Chi determina i dati? E come? Per risalire a questo serve un viaggio nella galassia dei dati finanziari. Un viaggio pericoloso e difficile: ecco la seconda tappa.

26 gennaio 2017

Dominare la luce è il segreto per ottenere il potere dell’oscurità.

Il primo passo è dominare la velocità della luce. Dominare c, che sta per celeritas: velocità. La luce è la velocità. Dati che diventano impulsi elettromagnetici che viaggiano a quasi 300mila km al secondo: da un computer di New York a uno di Londra in 33 millisecondi.

Chi domina la luce rompe le simmetrie. Dilata spazio e tempo. Crea vantaggi e svantaggi nel flusso d’informazioni.

Se qualcosa succede a New York, se il prezzo di un titolo sale, Londra non lo saprà prima di 33 millisecondi. E viceversa. Un trader che si trova a New York e riceve il dato del nuovo prezzo in pochi millisecondi, può agire e completare una transazione prima ancora che Londra riceva l’informazione dell’aumento del prezzo. E viceversa. Uno vive nel futuro, l’altro nel passato.

Dominare la luce permette di creare dislocazioni nei mercati. Al tempo stesso, un problema e un’opportunità.

Una mossa possibile è collocare un computer in un punto equidistante, per prendere decisioni sempre più vicine a c. Nel caso di Londra e New York è impossibile, perché il punto di mezzo cadrebbe nelle acque dell’Atlantico. Ma c’è un’alternativa: l’Islanda. Un ragionevole compromesso sulla terra ferma. Quando una società finanziaria installa una linea a fibre ottiche dedicata tra New York e l’Islanda, non sta commettendo un azzardo o una stravaganza. Sta ampliando il sistema nervoso del cyborg finanziario. Lo sta rimodulando a suo vantaggio. O almeno si sta costruendo un anticorpo, una difesa.

È vero, oggi siamo tutti interconnessi. Ma non allo stesso modo. Non alla stessa velocità. E nei mercati finanziari velocità=tempo=denaro. Il 70% circa degli scambi nei mercati finanziari statunitensi oggi viene effettuato da computer sfruttando la velocità della luce.

Per questo la battaglia finanziaria oggi si gioca sulla qualità dei dati, la loro velocità di trasmissione, equità e costo. Tutti ne hanno bisogno. Dati, velocità: tutti ne vogliono di più. Vogliono più luce, avvicinassi il più possibile a c.

Perché in un mercato sempre più vasto e frammentato, muoversi alla velocità della luce fa la differenza. Più il mercato è grande e frammentato, più informazione (e quindi dati) è necessaria per ottenere una visione d’insieme.

Chi ha il miglior flusso di dati, le migliori linee, i migliori computer, ha un vantaggio. Questo vantaggio gli permette di eseguire le proprie strategie meglio della concorrenza. Poterlo fare conduce alla vittoria. E la vittoria dà potere.

Il potere oggi sono i dati e i pacchetti di luce nei quali sono codificati. Chi li possiede decide come e quando diffonderli, e quanto farli pagare. Ma sono davvero tutti buoni, i dati? Perché sono così costosi? Chi dovrebbe avere i dati migliori: chiunque o coloro che possono pagare di più? E non dovrebbero tutti avere acceso agli stessi dati nello stesso modo, così da avere una competizione equa?

Qualunque siano le risposte, oggi i dati non sono solo qualcosa di ingegneristico: sono una questione etica.

Di sicuro erano già una questione economica. Il mercato dei dati è tra i più feroci e spietati. Colui che vende i dati, il data seller, può stabilire e modificare unilateralmente prezzi e condizioni. Non c’è spazio per una contrattazione. Chi vuole restare nel mercato, non può che adeguarsi e comprare a quelle condizioni.

È un monopolio gestito dalle varie sedi delle borse: NYSE, Chicago, la piazza di Londra. Chi si connette direttamente a una particolare borsa, e paga le commissioni, riceve i dati su una linea privilegiata connessa a quella piazza. Tutti gli altri devono ottenerli da rivenditori di dati che li ricevono e rivendono a loro volta, col rischio di avere dati meno accurati, e meno velocemente. Un po’ più distanti da c. Meno luce=meno potere. Così i dipartimenti che collezionano e vendono dati sono fra i centri di maggior profitto per le varie Piazze di scambio.

Accuratezza, velocità, equità e costo dei dati sono strumenti bellici. Armi. Si occulta e si esercita potere scegliendo come usare un dato, quando e come diffonderlo, e soprattutto cosa farlo diventare.

Nell’arte come nella finanza, emettere un raggio di luce, scegliere il punto d’illuminazione, non è un atto neutrale. Quando si colpisce con la luce un oggetto, così come un mercato, si fanno risaltare certe parti e se ne oscurano altre. Si creano zone d’ombra, livelli, chiaroscuri. E anche se l’effetto finale può apparire del tutto realistico, può celare un inganno magistrale.

Realistiche e ingannevoli erano le immagini del maestro del chiaroscuro, il Caravaggio. L’uomo che diede vita a un mondo buio, che non esisteva fino a quel momento, inseguì sempre la luce. E arrivò ad anticipare una tecnica cinematografica: l’illuminazione Hollywood. Per farlo si dissolse nell’oscurità, nella vita come nell’arte.

Con lui la luce divenne lo strumento artificiale per creare effetti realistici. Fasci di luce irreali rompono l’oscurità più profonda, provengono dall’esterno e tagliano piani senza scala fino a esaltare certe aree della composizione, come nella celebre Vocazione di san Matteo

Caravaggio_vocazione_San_Matteo

Una delle sue opere più imitate, I bari, riassume la sottigliezza del chiaroscuro. Il gioco tra fissità e dinamicità che plasma il confine luce-oscurità, vedere-non vedere, fiducia-inganno.

Caravaggio_bari

Nessuno all’interno o all’esterno del quadro può vedere o sapere tutto ciò che desidererebbe. Ci sono cose che lo spettatore non può osservare e i giocatori sì, e viceversa. La scena disegna un circuito, o meglio un corto-circuito, tra vedere e non-vedere, fiducia e inganno, conoscenza e ignoranza. Il ragazzo confida nell’invisibilità delle proprie carte, i bari nell’invisibilità del loro sistema. E sono anche obbligati a confidare nella loro alleanza. Qualcosa che lo spettatore può vedere, l’unico occhio visibile del suggeritore, lascia pensare che questa fiducia possa essere mal riposta.

I quadri di Caravaggio non si limitano a plasmare luce e oscurità. Sono luce e oscurità. Letteralmente. Non solo è stato appurato che molti di essi contengono sostanze fluorescenti, ma a quanto pare Caravaggio faceva uso di un dispositivo ottico: nel soffitto del suo studio c’era un buco da cui filtrava la luce, che mediante un sistema di lenti e specchi rifletteva direttamente sul dipinto l’immagine da realizzare.

Con questa tecnologia Caravaggio assemblava le sue opere, partendo da frammenti vividi che proiettava sulla tela: in altre parole usava delle diapositive. Di fatto impiegava una camera oscura, per realizzare collage di immagini luminose.

L’effetto realistico era dunque il risultato di una sofisticata manipolazione della luce. Se Einstein sognava come sarebbe stato cavalcare un raggio di luce, Caravaggio, immerso nel buio del suo studio, era tutt’uno con esso.

«La luce non è tanto qualcosa che rivela, ma è essa stessa rivelazione», ha detto James Turrell.

Anche i mercati finanziari impiegano una camera oscura, per costruire inganni realistici. E i dati sono la luce.

Ritenere che oggi il mercato dei dati sia il problema cruciale, sottovaluta la premessa di questo pensiero, cioè che i dati siano oggetti fissi, assodati, trasparenti.

Un’opinione è un dato?

Di sicuro può essere trattata come un dato e innescare tutti i processi che caratterizzano il trattamento dei dati. E la loro manipolazione.

5 Gennaio 2017, ore 13:14

Sull’account Twitter di Donald Trump compare un messaggio che critica duramente il progetto della giapponese Toyota di spostare parte della sua produzione d’auto in Messico.

trump_toyota_twitter

Pochi minuti dopo il tweet, una reazione a catena sui mercati fa scendere il prezzo delle azioni Toyota di oltre il 2%.

Uno slippery slope, un pendio scivoloso, si è innescato: viene data per certa una conseguenza che per avverarsi ha bisogno di passi intermedi nient’affatto scontati. E diventa reale. Un futuro possibile irrompe nella presente e lo cambia.

A quel punto, a cascata, vari trader vendono a velocità c anche altri titoli del comparto automobilistico giapponese. L’indice Nikkei va giù.

Il raggio di luce è emesso. Un gioco di specchi lo potenzia fino ad arrivare alla superfice da illuminare. Il chiaroscuro è stato creato. La parte illuminata è visibile a tutti. È esposta, può essere colpita. Un’opinione diventa un dato. Il dato si trasforma in informazione, dalla quale vengono estratte proiezioni sul futuro. Queste producono una reazione che cambia il presente.

Nel presente modificato, la Toyota risponde subito che il suo piano per lo stabilimento in Messico non implica un taglio di posti di lavoro in USA. A seguire il governo giapponese dichiara che continuerà a offrire il suo contributo all’economia statunitense.

La crisi non degenera, ma nel frattempo molti soldi sono passati di mano. Qualcuno li ha persi e qualcuno li ha presi. Soprattutto, in attesa del futuro, il presente è cambiato. Una nuova linea temporale è stata aperta. E anche Toyota lo sa bene.

Non è chiaro cosa sia un dato, e quale informazione possa essere estratta da esso.

Un dato è liquido. E come per tutti i liquidi, si può perturbare una parte agendo su un’altra anche lontana.

Non è chiaro cosa sia un dato. Si possono esercitare controllo e potere giocando su questa ambiguità, sulle possibili zone d’ombra dei dati, e sulla loro diffusione.

Giovedì 12 Gennaio 2017

L’EPA (Agenzia per la Protezione ambientale americana) dichiara di aver inoltrato alla FCA la contestazione dei dati delle emissioni di alcuni suoi veicoli.

Questi dati non sarebbero conformi al Clean Air Act. In sostanza l’FCA in fase di omologazione non avrebbe comunicato che, durante la guida, il software che gestisce il funzionamento del motore può permettere un aumento delle emissioni di ossidi d’azoto. Inoltre l’Epa dichiara pubblicamente che non ha ancora completato il suo esame e che sta verificando se i software non siano dei veri e propri strumenti per truccare le emissioni, come nel “Dieselgate” del gruppo Volkswagen. Su circa 104mila veicoli di FCA, in particolare Grand Cherokee e Dodge Ram, grava un’accusa che potrebbe produrre sanzioni fino a 4,63 miliardi di dollari.

I dati reali non sono stati resi pubblici, l’esame non è ancora terminato. Ma il raggio di luce è stato emesso. L’incertezza è stata creata, il futuro è più oscuro, un nuovo pendio scivoloso si apre di fronte ai mercati.

Così, poco dopo l’annuncio dell’EPA, il titolo di FCA fa registrare un crollo del 16%. Due miliardi di euro di capitalizzazione svaniscono in meno di un giorno. Ciò che guardiamo ci scruta a sua volta. Attraverso i dati.

Che oggi il mercato dei dati sia il problema cruciale, è quello che vuole farci pensare chi vuole nascondere la questione. E il potere, che viene prima. Chi determina i dati? E come?

Per risalire a questo serve un viaggio nella galassia dei dati finanziari. Un viaggio pericoloso e difficile, dove perfino c diventa lenta. Un viaggio verso luoghi di meraviglie anche terribili: ammassi luminosi, esplosioni nucleari, il freddo interstellare, danze di pianeti. La vita.

E al centro di tutto questo, un buco nero.

La prima tappa del viaggio qui

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