Il Tredicesimo piano

Athens Confidential

A volte una promessa può valere più di un’azione effettiva

3 luglio 2015

Marked as very confidential

Numero di protocollo: 36894783

from: Derek William Morgan, Central Board of The XXX XXX, Inc.

to: The Board Of Governors Of ESM And President Of The Eurogroup

object: referendum Greece

New York City – July 3, 2015

Il contesto di instabilità europea sta assumendo i contorni di una secca dialettica tra opzioni contrapposte. È il “due” la cifra che domina la scena nello spazio dell’Unione monetaria.

Due fronti. Due soluzioni referendarie. Due proiezioni di scenario.

Si configura, in altri termini, uno stato che richiama la contrapposizione bellica e la categoria di “nemico”, condizione presupposta da ogni guerra più o meno esplicita.

Le posizioni ufficiali degli Stati Uniti sono riassunte dal generico auspicio dei vertici del governo federale in merito alla sottoscrizione di un accordo tra le parti. La posizione è stata espressa in diverse occasioni anche dalla Casa Bianca.

Tuttavia a Washington e New York esistono forze che interpretano la fase senza infingimenti o edulcorazioni, semplicemente per quello che è: ovvero uno scontro frontale nel cuore dell’Europa. Queste forze operano da tempo con continuità di azione e al di là dell’alternarsi delle maggioranze al Congresso o delle presidenze alla Casa Bianca.

Le centrali in oggetto consigliano di valutare gli effetti psicologici implicati in ogni scenario bellico

e suggeriscono uno scarto dall’opzione binaria. Uno scarto da attuare in due mosse.

In prima battuta, puntare decisamente – come si sta facendo – sul SÌ nel passaggio referendario.

Sfruttare il massiccio controllo dei principali mezzi di comunicazione in Grecia, avvalendosi al contempo della preponderanza di risorse e mezzi a livello continentale per influenzare l’opinione pubblica.

La disinformazione è la chiave di ogni guerra psicologica. Presentare l’opzione del NO come un’inevitabile uscita dall’Unione monetaria costituisce un passaggio imprescindibile della tattica.

Diffondere il panico attraverso la sospensione di tutte le linee di credito, giocare sulle immagini delle code ai bancomat e sulla chiusura degli istituti di credito, si sta rivelando un’arma cruciale e decisiva.

Esiste in Europa un fronte ampio di mass media, centri di potere, opinion maker che sta agendo in tal senso, a cui si somma l’opportuno attivismo delle stesse istituzioni continentali e di larga parte dei governi.

È apprezzabile in tal senso la funzione svolta dalla socialdemocrazia tedesca e dal presidente Martin Schultz, che assumono un ruolo decisivo nell’opposizione al governo in carica ad Atene, nello sforzo di stabilizzare complessivamente le politiche economiche in area continentale.

In seconda battuta, si delinea di seguito una proiezione di scenario che presuppone l’effettiva vittoria del SÌ.

Se si dovesse verificare quest’auspicata condizione, le centrali e i gruppi d’interesse che rappresento suggeriscono una mossa laterale, uno scarto dalla dinamica binaria, indicando la via della ristrutturazione del debito di Atene secondo quanto proposto dai vertici dell’esecutivo ellenico nelle fasi finali e convulse del negoziato interrotto.

La valutazione in oggetto è funzionale a creare un quadro di stabilità duratura che disinneschi per un tempo medio qualsiasi fattore di endemica alterazione dello scenario.

È fondamentale evitare che l’eventuale sconfitta del fronte del NO si trasformi, per eterogenesi dei fini, nel potenziale serbatoio di un consenso futuro, magari ancora più ampio dell’attuale, disinnescando al contempo una rappresentazione eroica delle forze perdenti. L’Europa non ha bisogno di romantiche icone tardo-rivoluzionarie.

In alternativa, sempre in caso di vittoria del SÌ, le istituzioni continentali e sovranazionali – insieme alle riforme previste e richieste – possono limitarsi a indicare una futura ristrutturazione del debito ellenico o una moratoria sui tempi di rientro.

A volte una promessa può valere più di un’azione effettiva.

La sola vittoria del SÌ non è sufficiente se non viene accompagnata da una grande operazione di ricostruzione di consenso intorno alle istituzioni europee e a una normalizzazione risolutiva dell’anomalia e delle forze del cambiamento.

Non si tratta solo di vincere nelle urne, bensì di scongiurare una successiva drammatizzazione che determini una rivolta degli spiriti, un tumulto emotivo in tutto il continente. Soprattutto in vista dell’autunno e nella prospettiva del prossimo passaggio elettorale in Spagna.

Un elemento cardine della propaganda internazionale a favore del NO rimanda a parole come “democrazia” e “logos” generate dalla Grecia antica nell’agorà della polìs.

Se gli altri invitano a guardare l’Atene che fu, noi vi invitiamo a guardare a Roma, all’impero e a colui che ne edificò le fondamenta. Vi invitiamo all’approccio più efficace e al contempo meno impopolare: quello ispirato alla clementia di Cesare. Un ideale antico e modernissimo che sintetizza lucidità d’analisi, propaganda e lungimiranza politica. Che soprattutto fonda sotto un’egida autorevole e riconosciuta la partecipazione dell’intera comunità. La concordia prende vita dallo scambio fra lealtà prestata al sovrano e protezione concessa. Uno scambio lontano dalla libertà repubblicana, ma che avviene in una fase in cui la libertà non è che un semplice involucro.

Nella Roma antica il motivo della clementia veniva largamente pubblicizzato attraverso il conio: in particolare dopo gli esiti finali di una guerra civile.

L’auspicio è dunque che sugli euro stampati da lunedì in avanti sia incisa a lettere invisibili la clementia Caesaris di un nuovo ordine.

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