Visto dai mercati

Trump trade: paura e delirio a Washington DC

Le rivelazioni top secret del presidente americano, lo scandalo, ma soprattutto le implicazioni per i mercati finanziari: dall’elezione di The Donald buona parte delle “asset allocation” mondiali sono state guidate dal “Trump trade”, ovvero dall’idea che nuove politiche fiscali espansive potessero ridare slancio alla crescita economica USA che, seppur in ripresa, resta comunque anemica rispetto agli standard storici.

19 maggio 2017

Incertezza uguale rischio, rischio uguale volatilità… Non è esattamente un’equazione studiata sui libri di testo, ma una delle basi del mercato finanziario. Spesso, però, questo concetto può sfuggire anche ai più esperti e scivolare nell’oblio.  

Nelle ultime settimane il mercato si era docilmente – e dolcemente – addormentato, cadendo in una favola di presunte certezze (molti strategist sostenevano che, passate le elezioni francesi, il mercato potesse solo salire) e di volatilità ai minimi storici (gli stessi strategist affermavamo sicuri che “Non c’è più nessun catalyst nelle prossime settimane che possa far deragliare i mercati e la volatilità”).

Eppure, ci si era dimenticati che Mr. Trump offre continui “spunti” e, vista la carica che ricopre, essi assumono un’eco inevitabilmente globale.

Lo scoop del «Washington Post» sulle rivelazioni top secret fatte dal presidente alla Russia ha indotto alcuni politologi americani a parlare di impeachment e non caso è arrivata, puntuale, proprio la richiesta di impeachment del democratico Al Green.

Le implicazioni per i mercati finanziari sono più profonde e trasversali rispetto alle notizie pubblicate sulle prime pagine dei quotidiani internazionali: dall’elezione di The Donald buona parte delle “asset allocation” mondiali sono state guidate dal “Trump trade”, ovvero dall’idea che nuove politiche fiscali espansive potessero ridare slancio alla crescita economica USA che, seppur in ripresa, resta comunque anemica rispetto agli standard storici.

Le prime vittime dell’inizio della caduta del “Trump trade” sono proprio le “asset class” che più avevano beneficiato dello slancio iniziale: le borse mondiali (in testa Wall Street), i settori ciclici (industriali e finanziari) e la valuta americana. Ma ricordiamo che un terremoto con epicentro in America diventa sempre uno tsunami in Europa.

Chiudiamo con un altro principio del mercato finanziario: “Quando l’America starnutisce, l’Europa prende poi un raffreddore”.

Eppure sta arrivando l’estate e questa potrebbe essere un’indisposizione passeggera che ci ricorda come anche i corpi più forti e robusti, ogni tanto, si ammalino: per poi rialzarsi più forti di prima.

Ad maiora!

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