"Il principe" oggi

Machiavelli economista

«Il principe di Machiavelli pratica sicuramente l'inganno e la crudeltà, ma il suo obiettivo non sarà mai quello di imporre agli altri una particolare forma di governo o di religione, o più genericamente un set di credenze o valori. Può decidere di modificare gli equilibri di potere, ma solo se crede che ciò renderà più stabile il suo dominio. Un obiettivo razionale, fondato sull'interesse personale. I puritani ideologici che vogliono portare la felicità agli altri si cimentano in tali operazioni molto più spesso, e più a fondo. Disimpegnarsi implica, per gli zeloti dell'ideologia, la distruzione del loro intimo cosmo di valori; al contrario, il principe machiavelliano, abbandona un'operazione solo quando i costi superano i benefici. Un mondo governato da uomini politici che perseguono il loro interesse come il fornaio di Adam Smith, e lasciano in pace gli altri: il migliore in cui sperare, forse.»

25 marzo 2017

Questo articolo è apparso inizialmente in inglese su Global InequalityRingraziamo l’autore per la gentile concessione alla traduzione e pubblicazione

Stavo rileggendo i Discorsi [sopra la prima Deca di Tito Livio], come faccio periodicamente, e qualche giorno fa, mi sono imbattuto nella recensione di un nuovo interessante libro su Machiavelli – inesauribile argomento, in verità. Così ho pensato di mettere per iscritto le ragioni per cui – e suppongo di non essere l’unico tra gli economisti – ammiro Machiavelli (avvalorandone così l’inesauribilità).

C’è un’evidente affinità tra economisti e studiosi di scienze politiche nella tradizione di Machiavelli. Nel suo sistema di pensiero, l’obiettivo ultimo di un sovrano o di un soggetto politico è la massimizzazione del potere secondo due assi temporali: l’hic et nunc, e la durata. Lo stesso vale per la massimizzazione dell’utile o del profitto. Il sovrano è un homo politicus razionale allo stesso modo in cui le persone sono, secondo gli economisti, razionali homines oeconomici.

Inoltre, il sovrano è un imprenditore politico: il suo lavoro non è diverso da quello di un sarto, un carpentiere, un insegnante. Rincorre obiettivi egoistici che vengono conquistati all’interno di un sistema di vincoli che, per un sovrano, sono di due tipi: deve in qualche modo acquisire potere e dev’essere in grado di mantenerlo, nonostante i tentativi dei concorrenti di impedirgli di giungere in una posizione di forza, o di rovesciarlo una volta raggiuntala.

Il sovrano deve quindi possedere la famosa virtù, una combinazione di talenti più che rara. Deve contrastare gli oppositori interni, i nemici o gli avversari esterni, e deve saper maneggiare, per rimanere in sella, giuste dosi di inganno, violenza e genuino interesse per il destino dei propri sudditi. L’uomo politico di Machiavelli è simile a un businessman, che a volte ottiene di più mentendo, altre dicendo la verità. Allo stesso modo, il sovrano certe volte la spunterà di più con la violenza, l’astuzia e gli stratagemmi, altre con l’onestà e il miglioramento delle condizioni di vita dei sudditi. Il fascino che Machiavelli suscita negli economisti deriva anche dal fatto che il suo modello di sovrano ideale rimane sempre un individuo concentrato su se stesso, che può agire in favore dei sudditi non perché si cura di loro, ma perché crede che quel suo “agire bene” gli tornerà, infine, utile. In questo è simile al fornaio di Adam Smith: ci vende il pane non perché si preoccupa della nostra fame, ma perché vuole guadagnarci.

Nei secoli a Machiavelli è stato imputato, ovviamente, di aver legittimato molti “mali”. In fondo, però, il suo modello politico è più innocuo e positivo per l’umanità rispetto a molti altri che consideriamo normali. Infatti i governanti che davvero credono di star facendo del bene al prossimo, sono quelli più propensi a inaugurare infiniti spargimenti di sangue. Molte delle stragi nella storia sono state motivate dal “bene”, e dal desiderio di essere virtuosi. Se non altro, tutte le guerre di religione. Limitandoci al passato più recente, le estorsioni dei regimi comunisti (le più lampanti: la collettivizzazione in Unione Sovietica e il Grande balzo in avanti della Cina) sono state giustificate dal desiderio di sollevare le masse dalla loro millenaria povertà. Anche l’invasione e l’occupazione dell’Iraq da parte di George W. Bush non può essere spiegata in altri termini, perché nessun altro obiettivo economico, o anche solo razionale, è stato non solo raggiunto, ma nemmeno preso in seria considerazione al momento di finanziare la guerra.

Le forze potenzialmente più distruttive, oggi, sono nascoste dietro la bandiera del “bene”. Che si tratti di ipocrisia, o si creda davvero in queste professioni di fede, non ha la minima importanza; nel secondo caso è anche peggio. Le modalità con cui tale “bene” è ammannito ai pagani – “Eccezionalismo americano”, la “Terza Roma”, “Hindutva”, il “nuovo (vecchio) Califfato” – non sono altro che slogan autoassolutori tramite cui imporre le proprie credenze e valori a chi osa disapprovarli. Questa tipologia di governanti è la più assetata di sangue, perché la fede nella propria superiorità morale li rende indifferenti alla realtà.

Il principe di Machiavelli pratica sicuramente l’inganno e la crudeltà, ma il suo obiettivo non sarà mai quello di imporre agli altri una particolare forma di governo o di religione, o più genericamente un set di credenze o valori. Può decidere di modificare gli equilibri di potere, ma solo se crede che ciò renderà più stabile il suo dominio. Un obiettivo razionale, fondato sull’interesse personale. I puritani ideologici che vogliono portare la felicità agli altri si cimentano in tali operazioni molto più spesso, e più a fondo. Disimpegnarsi implica, per gli zeloti dell’ideologia, la distruzione del loro intimo cosmo di valori; al contrario, il principe machiavelliano, abbandona un’operazione solo quando i costi superano i benefici.

Un mondo governato da uomini politici che perseguono il loro interesse come il fornaio di Adam Smith, e lasciano in pace gli altri: il migliore in cui sperare, forse.

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