La capitale portoghese tra “gentrification statale” e displacement

Lisbona: State-Led Gentrification

Processi importanti di gentrification sono in atto già da tempo e in diverse zone di Lisbona. Vivere al centro della capitale è diventato un lusso, qualcosa di proibitivo per i vecchi abitanti. Cambiano anche il Bairro Alto, le docklands di Olivais, e persino il largo do Intendente, che era il cuore di un distretto a luci rosse, spaventoso nei racconti, e oggi completamente rinnovato, espressione della scena alternativa lisboeta, di una vita notturna, allegra e sotto controllo. Ma il quartiere di Mouraria è forse il caso più interessante.

29 luglio 2017

Lisbona è in movimento, Lisbona si è fatta attraente. Il turismo cresce in modo vertiginoso, le nuove politiche urbane avanzano come carrarmati. La composizione dei quartieri si rivoluziona, anche.

Interi isolati sono stati ceduti a società private, il terminal delle navi da crociera ha intensificato bruscamente le attività, lo storico Mercado da Ribeira è diventato un concept che unisce creatività gastronomica e artistica (due milioni di visitatori all’anno). Solo nel centrale quartiere dello shopping, Baixa Pombalina, sono stati costruiti più di trenta hotel. Ai tram e agli elevadores si è aggiunto un progetto di ascensori e scale mobili che faciliterà gli spostamenti dal Tago alle colline, e secondo i critici danneggerà il paesaggio, per esempio la medievale Muralha Fernandina.

State-Led Gentrification

Fino a poco tempo fa il centro di Lisbona manteneva le caratteristiche tradizionali di molti centri città del Sud Europa (solo in Italia si pensi a Napoli o Palermo). Quartieri popolari, spesso famigerati, dove i ceti medi non andavano ad abitare volentieri. Scarsa manutenzione, edifici vuoti, un senso di abbandono.
Buona parte della spiegazione può darla la legge che impone contratti d’affitto bloccati ai proprietari di casa. Una grossa tutela per gli inquilini, liberi di mettere radici e continuare a pagare lo stesso canone stabilito magari molti anni prima. Un grosso deterrente a intervenire su immobili che rendono poco.

Nel 2012 cambia tutto. La misura del Novo Regime do Arrendamento Urbano (NRAU) modifica quella legge portoghese, per aggiornarla agli standard europei.

L’impulso viene dal punto “Housing Market” contenuto nel memorandum del 2011 della Troika: un invito esplicito ad aprirsi massicciamente al mercato.
I proprietari di casa si trovano le mani libere per interrompere i contratti. Il prezzo degli affitti prende a rispondere a regole nuove, trasformando il volto della città. Il nuovo strumento può considerarsi un esempio di State-Led Gentrification: lo Stato assume cioè un ruolo attivo nel processo di gentrification.
In parallelo lo Stato portoghese si impegna, con una serie di sgravi, ad attirare capitali stranieri. E ricchi. Perché è sempre nel 2012 che viene introdotto il Golden Visa: chi acquista una proprietà per almeno 500.000 euro, ha automaticamente diritto di residenza nel Paese.

Un risultato è che vivere al centro di Lisbona è diventato un lusso. Qualcosa di proibitivo per i vecchi abitanti.

Troppo più appetibile, dalla prospettiva dei proprietari, affittare a turisti per periodi brevi e a canoni in proporzione molto più alti. Inoltre, dal momento che la domanda va sempre crescendo, i contratti tendono a non andare oltre i dodici mesi, così da poter essere rinegoziati finché l’onda anomala di questa fase non si spezzerà.

Un altro risultato è che il centro è diventato rassicurante. E il turismo ne ha beneficiato al punto da allontanare gli esercizi commerciali che non lo riguardano.

Come d’altronde vediamo in molte città, il centro si fa a misura di turista, un parco a tema svuotato di vita, e per i cittadini l’unica strada possibile è andare a vivere altrove. Displacement, per dirlo con una parola.

Lisbona, il “nuovo giorno” è arrivato

Processi importanti di gentrification si sono verificati e continuano a verificarsi in diverse zone di Lisbona. Nel Bairro Alto. Nei docklands di Olivais. Nel largo do Intendente, che era il cuore di un distretto a luci rosse, spaventoso nei racconti, e oggi completamente rinnovato, espressione della scena alternativa lisboeta, di una vita notturna allegra e sotto controllo.
Ma il quartiere di Mouraria è forse il caso più interessante.

“Cielo di Mouraria, ascolta: / il nuovo giorno arriverà” cantavano i Madredeus, negli anni Novanta, per la colonna sonora di Lisbon Story di Wim Wenders.

In effetti un nuovo giorno è arrivato. Perché fino a un passato recente questa era una zona ai margini, nonostante la sua centralità spaziale. Di colpo ha lavato i suoi peccati.
Qui venivano a stare gli indesiderati: uomini e donne delle ex colonie prima (anni Settanta, Ottanta), indiani, cinesi, bengalesi poi (anni Novanta). Oggi il progetto Muita Fruta si pone l’obiettivo di fare del quartiere e dell’intera Lisbona una “grande fattoria”. Mappatura degli alberi da frutto, affiancamento dei loro proprietari nella raccolta e nella produzione di marmellata, pressione per piantare nuovi alberi.

La piazza di Martim Moniz, a Mouraria, è stata a lungo oggetto di stigma. Piazza di spaccio, caotico punto d’incontro degli immigrati.
Nel 2011 una gara pubblica per rinnovarla viene vinta dall’unico partecipante: una società di eventi, privata, che indirizza la piazza verso uno sviluppo commerciale, potenziando gli shopping center già presenti e attrezzando stand d’abbigliamento vintage e chioschi che servono pietanze di Paesi diversi. I residenti sono chiamati a partecipare nel solo ruolo di consumatori. L’operazione viene salutata mediaticamente come un ritorno della piazza alla città.

“RIP Mouraria, hello Gentrification” dicono i muri di Lisbona. Non lontano da lì, prendono forma le opere di Vhils, lo street-artist sovvenzionato dal governo e dai colossi industriali.

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