Focus

Inquinamento
l’Italia taglia i limiti

La denuncia degli ambientalisti: il Governo è lontano dalle direttive Ue e aggiusta "al ribasso" le emissioni nocive

19 aprile 2016

19 APRILE 2016 – Respiriamo 840 volte ogni ora e attraverso i nostri polmoni passano 11 mila litri di gas al giorno. Dietro questi numeri si nasconde un prezzo altissimo. Quello da pagare a causa della cattiva qualità dell’aria che è la principale causa ambientale di decessi prematuri nell’UE ed è superiore in termini di vite umane a quello dovuto agli incidenti stradali. Ma ora il futuro delle politiche sulle emissioni in Europa è ad una svolta cruciale, anche se l’Italia vuole dimezzare l’impegno nazionale e calcola i limiti al ribasso.

L’Unione Europea sta per varare una direttiva, la NEC (National Emission Ceilings), sui limiti alle emissioni a livello nazionale: le trattative sono in corso e si concluderanno il prossimo giugno, ma domenica, il 24 aprile, si terrà il terzo trilogo, una delle riunioni a porte chiuse che si svolgono nell’ambito delle sessioni di conciliazione. Il percorso è iniziato nel 2013, quando la Commissione Europea ha pubblicato il pacchetto “Aria pulita” che mira a ridurre in misura sostanziale l’inquinamento atmosferico in tutta l’Unione entro il 2030. Il programma prevede che vengano stabiliti nuovi obiettivi in materia di qualità dell’aria e una revisione della direttiva sui limiti di emissioni nazionali, che saranno più rigorosi per le sei principali sostanze inquinanti (ovvero anidride solforosa, ossidi di azoto, Composti Organici Volatili Non Metanici (NMVOC), ammoniaca, PM2.5 e Metano). La NEC dunque dovrebbe imporre dei limiti alle emissioni nazionali di tutti gli Stati europei: si parla di stabilire per ogni nazione la quantità totale annuale di emissioni che determinerà poi le politiche interne ai singoli Stati.

Secondo le associazioni ambientaliste, la posizione del governo italiano nell’ambito della negoziazione in corso non sarebbe sufficientemente ambiziosa al fine di mettere i cittadini al riparo dai rischi connessi ad alti livelli di inquinamento e fortemente condizionata da interessi di settore, primi fra tutti quelli della produzione agricola. L’Italia in queste settimane deve definire la sua proposta ma allo stato attuale il Governo nicchia.

Schermata 2016-04-19 alle 17.00.00

Come si può notare dal grafico, l’Italia ha rivisto al ribasso di 8 punti percentuali la riduzione al 2030 dei livelli di ammoniaca e di oltre 10 punti la riduzione prevista al 2030 per il PM2.5. Si oppone inoltre all’inserimento del metano fra gli inquinanti regolamentati ma non alle flessibilità introdotte dal Consiglio, che di fatto – secondo l’European Environment Bureau – renderanno la Direttiva difficilmente applicabile. Si consideri infatti che la Commissione aveva inserito tre gradi di flessibilità nel testo originario al quale il Consiglio ne ha aggiunti ulteriori cinque: «Messi insieme – si legge in un documento dell’associazione non governativa – questi criteri di flessibilità ritarderanno le azioni volte ad affrontare l’inquinamento dell’aria rendendo la Direttiva uno strumento complesso, incomprensibile e inapplicabile». «Questa combinazione di obiettivi inferiori e più flessibili – è la conclusione – rappresenta il peggior risultato per la salute umana e l’ambiente»..

Sullo sfondo, intanto, il nostro Paese “vanta” il più alto numero di morti premature da inquinamento atmosferico in Europa (ogni anno sono 35mila).

Per Anna Gerometta, presidente dell’associazione Cittadini per l’Aria, costituitasi a Milano nell’aprile 2015, «L’Italia può e deve fare di più. Le città non riusciranno a rendere l’aria respirabile se le politiche nazionali non sosterranno riduzioni adeguate». A fine febbraio la sua associazione ha lanciato un allarme sulla base di alcuni dati forniti dallo Eeb che non lasciano spazio a dubbi: «Se il governo non modifica la sua ‘politica’ entro il 2030 in Italia ci saranno 15mila morti premature in più causate dallo smog».

In particolare il nostro Governo sostiene limiti inferiori a quelli proposti dalla Commissione Europea riguardo l’NH3 e il PM2.5. Nel dettaglio, l’ammoniaca è un precursore indispensabile alla formazione del PM2.5 e può incrementarlo fino a oltre il 20% nell’area urbana. Quello dell’ammoniaca sarà il grande tema del futuro perché emerge con sempre maggiore chiarezza che si tratta del settore più importante, a livello mondiale, nel peggiorare la qualità dell’aria. Finora in Italia questo settore non è mai stato regolamentato e la decisione assunta, ad oggi, è di dimezzare l’impegno nazionale rispetto ai limiti indicati dal Parlamento Europeo.

Altro punto dolente riguarda il metano, che da parte italiana è stato eliminato dalla Direttiva, e che come l’ammoniaca è un precursore, in questo caso dell’ozono. A proposito dell’ozono, l’Italia è l’unico paese europeo con livelli in crescita e le ultime rilevazioni dell’Agenzia Europea per l’Ambiente dicono che la Pianura Padana vive una delle situazioni più disagiate in Europa.
Per un Paese come l’Italia non si tratta solo di chiedersi se valga la pena di osare maggiormente in tema di qualità dell’aria, ma anche di valutare chi paghi i costi dell’inquinamento. Oltre alla salute dei cittadini, infatti, si rischiano severe sanzioni: attualmente il nostro Paese deve affrontare due procedure di infrazione, una per le PM10 – a causa dello smog rischiamo una multa di un miliardo di euro – e una per il NO2.

«Se si vuole diminuire i livelli di inquinamento nelle città – conclude Gerometta – bisogna fare in modo che il Governo attui politiche coerenti e alzi l’asticella delle sue ambizioni».

L’OLANDA VIETA LE AUTO A BENZINA
Stop ai veicoli inquinanti entro iL 2025. Avanti sulla lotta ai veleni insieme a India e Norvegia
L’industria automobilistica è in panne e il Dieselgate, lo scandalo sulle emissioni che ha travolto la Volkswagen, sembra aver scoperchiato un vaso di pandora: l’Olanda si è messa in testa di vietare il petrolio (almeno quello per le autovetture) e mettere fuori legge le auto a benzina. Promotore dell’iniziativa, il partito laburista PvdA, sostenuto dai verdi, dai Liberal Democratic D66 e dal partito ChristenUnie, che ha avviato il percorso legislativo e già incassato un primo ok in Parlamento: dal 2025 la vendita di automobili alimentate a benzina o a gasolio sarà ufficialmente bandita.
Lo scorso gennaio, intanto, l’India ha sperimentato per la prima volta lo stop alle vendite di auto diesel di grossa cilindrata: un divieto, stabilito dalla Corte suprema indiana alle prese con livelli di inquinamento superiori a quelli di Pechino, che è durato tre mesi e che ha interessato la cosiddetta National Capital Region, l’area metropolitana di Nuova Delhi. Potrebbe essere il preludio di una nuova epoca che la Zero-Emission Vehicle Alliance (ZEV Alliance) – una lega nata con l’obiettivo di ridurre del 40% l’impatto del settore dei trasporti privati sul totale di CO2 emessa in atmosfera – intende inaugurare nel 2050: l’anno in cui le auto a benzina e diesel potrebbero essere vietate in ben 13 Paesi del mondo, tra cui ovviamente Olanda, ma anche Germania, Norvegia e Regno Unito. Italia? Per il momento non ancora pervenuta.

SCHEDA

  • L’ozono troposferico (O3) è un inquinante secondario prodotto da reazioni chimiche complesse di NOx e COV (tra cui il metano) alla luce del sole. Può ridurre la funzione polmonare, aggravare l’asma e altre malattie del sistema respiratorio; provoca danni alle colture agricole e riduce i tassi di crescita dei raccolti.
  • L’anidride solforosa (SO2) viene emessa dalla produzione di energia, dall’industria, dai trasporti e dalle famiglie. Danneggia la salute umana attraverso la formazione di PM secondario e contribuisce all’acidificazione di suoli e acque sotterranee. 
  • Gli ossidi di azoto (NOx) sono emessi dai veicoli stradali, i mezzi di trasporto, le industrie, le famiglie. Come nel caso della SO2 danneggiano la salute attraverso la formazione di PM secondario.
  • L’ammoniaca (NH3) viene emessa da attività legate alla gestione di concimi e fertilizzanti nell’agricoltura. Producono PM secondarie. 
  • I composti organici volatili (VOC) sono emessi dai solventi presenti nei prodotti per l’industria, dal riscaldamento domestico, dalla produzione di energia. Sono la componente chiave nella formazione di ozono troposferico.
  • Metano (CH4) è un elemento chiave nella formazione di ozono e un potente gas serra.
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