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TREDICESIMO-PIANO


Wed, February 8, 2017

RAP CONTRO TRUMP

Trump è un avvertimento rivolto al genere umano, è un viaggio andato storto, un brutto trip da cui fuggire. È il backmasking della “democrazia”: falla girare al contrario e ascolterai “fascismo”. Trump è una chiamata alle armi. Occorre seguirlo nelle sue accelerazioni fulminee, rispondergli qui e ora, oggi e domani, ogni volta che un diritto è calpestato e una conquista negata, in ogni momento in cui sorge un altro muro.

[da una community del dark web] vlp26ueoc5XXrrcs4.onion/ on: February 8, 2017, 03:36:45 am
Slavoj Žižek ha avuto le palle di dirlo prima dell’election day: tifo Trump, tifo l’accelerazione, il vertiginoso scontrarsi di particelle che porta al deflagrare delle contraddizioni. Perché solo sulle macerie del mondo marcio è possibile costruire un mondo nuovo. I liberal sono inorriditi, mentre la gente di Wall Street e gli uomini del comparto militare-industriale davano sfoggio di sottigliezza. “Lo normalizzeremo” dicevano. “Lo controlleremo” insistevano nei loro uffici di Manhattan. “In fondo è come Reagan” si auguravano confidando nell’auto-avverarsi di alcune profezie.
Ha ragione Žižek. Ci ha pensato Trump a far inorridire ancor di più gli uni e a frantumare l’arrogante supponenza degli altri. Ci ha pensato dichiarando la guerra commerciale a Cina e Germania, varando il Muslim Ban, formando un’Amministrazione di reazionari e fascisti, di amici delle grandi banche e dei colossi petroliferi, e riuscendo a deludere perfino le grandi banche e i colossi petroliferi.
Ci ha pensato, The Donald, confermando il Muro sulla frontiera col Messico, apprezzando i disvelanti poteri della tortura, intraprendendo la crociata contro l’aborto, stringendosi nell’abbraccio con del Cremlino, cancellando la riforma sanitaria di Barack.
Diamo il benvenuto all’Acceleratore, all’uomo più odiato del pianeta Terra, che distruggerà i suoi patetici seguaci europei, gli epigoni che – dalla Francia all’Italia – si mettono in scia. Convinti di salire sul carro del vincitore, pagheranno l’impopolarità planetaria dell’amico americano prossimo a tramutare in un Re Mida alla rovescia.
Trump è lo specchio: guardateci dentro e nel presente vedrete il futuro riflesso.
Trump detterà un’epocale eterogenesi dei fini, ottenendo effetti opposti rispetto ai suoi intendimenti. Svelerà i rischi dell’apatia politica, della mancanza di partecipazione, della compiacenza verso quel legno storto che è l’umanità: ogni tanto – si sa – tocca raddrizzarla per sventare il rischio di piombare in incubi che sembrano lontani e invece sono prossimi.
Driiiiiiin… Trump è la wake up call, la sveglia che ci spingerà a trovare soluzioni alla stagnazione globale e all’estrazione permanente del capitale.
Trump favorirà un ritorno alla centralità della politica, dopo lunghi decenni in cui l’economia era diventata costituente e ormai prevaricava ogni aspetto della vita umana. Già adesso, negli States, la politica torna ad abitare le case, attraversare le strade, riempiere le piazze, muovere i corpi delle donne. La necessità del cambiamento è percezione d’immanenza: qui e ora. Domani è già tardi. Occorre esserci adesso. Not in my name.
Trump trasferisce il passato remoto in una cornice nuova e inesplorata.
E il futuro che sognavamo? Era questo moto oscillatorio che porta gli incubi di ieri nell’oggi? Indietro e avanti, ancora indietro, ancora avanti.
Possono le ombre dell’oscurantismo tornare ad allungarsi su un’età tecnologicamente avanzata?
Hanno devastato il pianeta col cemento e coi veleni, creato isole di scorie e rifiuti negli oceani. Coi loro capitali hanno sventrato montagne, raso al suolo foreste, intossicato fiumi. Adesso negano, e gridano al complotto delle lobby ambientaliste.
Credevamo che la “linea del colore” fosse un confine superato. E invece i suprematisti bianchi sono a Washington. Hanno nascosto i cappucci bianchi del Klan. Le parole di odio, invece, sono rimaste le stesse.
Trump è un avvertimento rivolto al genere umano, è un viaggio andato storto, un brutto trip da cui fuggire. È il backmasking della “democrazia”: falla girare al contrario e ascolterai “fascismo”.
Trump è una chiamata alle armi. Occorre seguirlo nelle sue accelerazioni fulminee, rispondergli qui e ora, oggi e domani, ogni volta che un diritto è calpestato e una conquista negata, in ogni momento in cui sorge un altro muro.
Trump dev’essere lo schiaffo che desta l’Europa addormentata dal sogno neo-mercantilista, disegnata da ragionieri e burocrati. La dipendenza dalle importazioni d’oltreoceano ci ha condizionati come droga, scaraventati nella competizione tra nazioni divise su tutto: anche sui dettami costituzionali. E per cosa, poi? Per essere sempre più competitivi e sempre più somigliare alla rule of law anglosassone.
Trump è il filo nero da seguire per uscire dal labirinto, dallo stato di subalternità nei confronti del Washington consensus. Per sottrarsi al guanto di velluto del soft power alla Obama e schivare il bastone dell’America first.  La storia che si ripete: prima, la grazia del piano Marshall, poi la condanna del Nixon shock. Sempre e comunque: tutto il potere al dollaro.
Trump è una distopia, è un romanzo di Philip K. Dick, è il peggiore dei mondi possibili. Nel migliore dei mondi possibili, in un altro piano del multiverso, Bernie Sanders è il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America, ma c’è un libro che circola segretamente: racconta di un universo alternativo in cui lo speculatore Donald Trump, il miliardario di New York siede alla Casa Bianca…
Trump è il take over di Corporate America allo Stato federale, la fine dell’intermediazione dello Stato, il business al governo del Paese.
Trump piega le strutture pubbliche, ne fa strumenti che agevolano l’accumulazione.
Trump è l’Avventuriero che odia le regole, lo sherpa che batte le strade dell’illegalità e della trans-legalità, connivente e complice del crime.
Trump ha edificato un impero – che è solo molle satrapia – sulla leva finanziaria. Se crollasse il mercato immobiliare, finirebbe nella polvere come un palazzinaro qualsiasi. Trump cova un conflitto d’interesse su scala globale, possiede proprietà ai quattro angoli del pianeta, in nazioni governate da tiranni. La politica estera è public relation.
Trump coltiva la corruzione, la sdogana, la costituzionalizza.
Trump è crony capitalism, capitalismo di clientela.
Trump è coincidenza di plutocrazia e cleptocrazia alla luce del sole in un’America in cui il sole non è più per quelli come noi.
RAGE
L’America vista da i Diavoli:
  • Make America Great Again — Leggi qui
  • Trump e l’elefante – Leggi qui
  • Il fascismo d’America oltre Trump — Leggi qui
  • “No way”. Incubo americano – Leggi qui
  • Delitto e castigo – Leggi qui
  • All’esame di economia – Leggi qui
  • Il male minore – Leggi qui
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