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Thu, December 22, 2016

MPS, UNA STORIA SBAGLIATA

«È una storia da dimenticare, è una storia da non raccontare, è una storia un po' complicata, è una storia sbagliata», cantava Fabrizio De André. Perché a questi prezzi sul mercato non si è riusciti a chiudere l'aumento di capitale? Fino a qualche settimana fa sembrava arduo, ma poi l’operazione si è rivelata assai meno impervia.

La verità è che questa storia l’hanno data per chiusa troppo presto. E invece assomiglia tanto a un videogioco: più si va avanti, più le schermate sono difficili e si perdono vite. Ora siamo all’ultima. Un altro errore ed è game over. Da Mps, vincono solo i consulenti – il Tredicesimo piano
«È una storia da dimenticare, è una storia da non raccontare, è una storia un po’ complicata, è una storia sbagliata», cantava Fabrizio De André.

È la storia di Monte dei Paschi, la storia della terza banca italiana, destinata a salvarsi per mano pubblica. Ovvero: cinque miliardi di “rafforzamento patrimoniale”, lo Stato azionista numero uno. Ha preso una lunga rincorsa, Mps: aveva quattro giorni di tempo per trovare il suo sostegno nel mercato. Ma il fallimento dell’operazione era già segnato dopo il primo giorno.

Mentre i risparmiatori sono stati vicini all’antica banca, i grandi investitori si sono sfilati. Il fondo sovrano del Qatar, che sarebbe stato disposto a intervenire con un miliardo, si è tirato indietro. Mercoledì 21, a tarda sera, un comunicato di Mps ha confermato tutto: «Per quanto a conoscenza della Banca, alla data del presente comunicato stampa non si sono concretizzate manifestazioni di interesse da parte di anchor investors». Nulla di fatto, niente ricapitalizzazione.

Sono stati raccolti due miliardi dalle due sessioni di conversione dei bond subordinati in azioni. Non è andata proprio secondo i piani dell’istituto senese. Ma una mano è arrivata dal Parlamento che ha approvato il piano salva-banche messo a punto dal governo: 20 miliardi per sostenere gli istituti di credito in difficoltà.

Resta da capire perché a questi prezzi sul mercato non si è riusciti a chiudere l’aumento di capitale. Fino a qualche settimana fa sembrava arduo, certo, ma poi l’operazione si è rivelata assai meno impervia.
«Ma scusate, come fate a non chiudere sull’aumento di Mps, cari consulenti? I mercati salgono, il settore bancario è sui massimi, lo spread stringe ogni giorno…. Allora possibile che non riusciate oggi a trovare capitali? Oggi che le condizioni sono decisamente migliori di tre mesi fa…» Da Italia, Repubblica delle crisi – il Tredicesimo piano
Le Borse europee hanno recuperato ultimamente tutto il terreno perso durante l’anno. Sono rimbalzate in percentuali tra il 10 e il 15% dai minimi toccati nel 2016. E il settore trainante sono state proprio le banche.

Unicredit, pur dovendo raccogliere 13 miliardi, è risalita di quasi il 40 percento.
Nel frattempo, però, Monte dei Paschi non è riuscita a raccogliere nulla, se non i 2 miliardi degli obbligazionisti.

Gli advisor, pur blasonati, sembra quasi si fossero preoccupati di più delle loro commissioni che di trovare clienti pronti a mettere del denaro in Mps.

Si sono comportati quasi come un medico che di fronte a un malato grave prima pensa e tratta il suo cachet, e solo dopo lavora sulla cura.

I versi di De André tornano alla mente: «È una storia da dimenticare, è una storia da non raccontare, è una storia un po’ complicata, è una storia sbagliata».
Soundtrack
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