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Wed, March 27, 2019

L’EPOCA DELLE ASIMMETRIE

Le asimmetrie dominano l’epoca in cui viviamo e ogni angolo del pianeta, stanno plasmando ogni aspetto dell’esistenza umana e del nostro rapporto con lo spazio, il corpo, l’altro e tutto ciò che ci circonda.

ARTICOLO

Le asimmetrie dominano ogni angolo del pianeta, stanno plasmando ogni aspetto dell’esistenza umana e del nostro rapporto con lo spazio, il corpo, l’altro e tutto ciò che ci circonda.
Il riscaldamento globale è frutto di un’asimmetria tra utilizzo e disponibilità delle risorse, tra eco-sostenibilità e sovrapproduzione di rifiuti inquinanti. Azione, reazione: le conseguenze sono desertificazioni e maremoti, scioglimento dei ghiacciai e tempeste improvvise.
Le diseguaglianze sociali sono invece asimmetrie prodotte da accumulazioni infinite di ricchezze perpetrate attraverso un immane sfruttamento della forza lavoro. L’essenza del capitalismo e la sua emanazione sistemica: minare i diritti fondamentali dei più, preservare le speculazioni dei pochi.

La politica è sempre più asimmetrica e con essa le condizioni di vita, i mezzi di produzione e le relative proiezioni di questo malessere sull’elettorato: da un lato la ricerca di una fantomatica identità perduta nelle recrudescenze dei nazionalismi; dall’altra la difesa a oltranza di un fortino di privilegi che sono aumentati a dismisura.
Esplodono anche le asimmetrie dell’avanzamento tecnologico. I dati sono il nuovo capitalismo e i nuovi padroni sono coloro che dispongono delle tendenze comportamentali dell’umanità intera.
Sono quelli in grado di prevedere e orientare qualsiasi trend, di influenzare decisioni future e di mettere a reddito tutto questo, vendendo le informazioni e i dati sensibili che hanno accumulato al miglior acquirente, o utilizzandoli loro stessi per consolidare il loro impero.
Non è un complotto, come lo definirebbero i populisti per gettare fumo negli occhi delle persone e accaparrarsi voti, è il potere della tecno-finanza.
Lo sfruttamento privatistico dei dati è asimmetrico per definizione, ed è l’umanità connessa a fornire la materia prima alla gigantesca industria digitale.
Volendolo sintetizzare in un mantra, suonerebbe così: metti un like, lavora sempre, non dormi mai. L’accumulazione originaria diventa “continua”, come osservava Hanna Arendt. Non si limita più a una fase iniziale ma si trasforma in accumulazione per espropriazione, come afferma David Harvey. Sorvegliare ed estrarre, dunque.
Il capitalismo digitale accumula dati e ricchezza tramite l’espropriazione volontaria dei dati riversati consapevolmente o meno da tutti coloro che si connettono. Per dirla con Matrix: pillola blu ovvero l’estrazione per sorveglianza; pillola rossa ovvero l’estrazione per espropriazione del valore.
Un’asimmetria, quella dei dati, davvero eclatante eppure impunita: la materia prima del capitalismo digitale viene estratta dal comportamento di miliardi di persone che interrogano le piattaforme gratuite o interagiscono candidamente nell’info-sfera.
Mondo virtuale, certo. E tuttavia, riavvolgendo il nastro, le asimmetrie modellano anche e soprattutto gli spazi e i corpi nello spazio, i tempi produttivi e quelli del sedicente svago.
Il calcio, ad esempio. Dimenticate le banlieues e abbandonate tutte le periferie in cui era collante sociale e fuga dall’inferno, il calcio è oggi ridotto a farsa speculativa in cui i fatturati delle squadre più forti sono multipli di quelle piccole.
Di sicuro è sempre stata questa la tendenza di uno sport che nasce capitalista e quindi niente affatto innocente. «Uccidi Paul Breitner!» sentenzia il personaggio provocatorio di un libro provocatorio uscito lo scorso anno.
Però la trasmutazione odierna ha forse raggiunto vette mai toccate.
Le asimmetrie dilagano anche tra città e città. In Italia, Milano è cresciuta a dismisura – insieme alle contraddizioni che questo comporta, certo – mentre il resto del Paese è rimasto al palo.
Le città che riescono a intercettare i flussi di capitale globali hanno una vita propria, totalmente avulsa dal resto del Paese e volta a cristallizzare le proprie asimmetrie fuori e dentro.
Siamo, dunque, nell’epoca delle asimmetrie, come la definisce il filosofo inglese Timothy Morton. Asimmetrie che ormai sono accettate, considerate quasi ineluttabili e trattate alla stregua di un male minore su cui sorvolare, a cui rassegnarsi per non intralciare il cammino del capitalismo avanzato.
L’inquinamento globale e l’immane sfruttamento della forza lavoro esistono e uccidono, ma le grandi corporation non possono essere limitate o danneggiate. L’estrattivismo digitale esiste, ma la tecnologia è il motore del pianeta e le grandi aziende non possono essere scalfite nei loro interessi.
Guai a regolamentare o a tracciare vie alternative.
Il capitalismo, per superare il virus della crisi iscritto nei suoi geni, ha bisogno di espandersi all’infinito, di gettarsi persino alla conquista dello spazio.
Ancora la Arendt, del resto, afferma che il colonialismo – in tutte le sue forme – è il dispositivo necessario al capitalismo per mantenere acceso il moto dell’accumulazione. L’antica tecnica dello scovare settori o luoghi da poter saccheggiare imponendo la propria ragion d’essere: asservimento, speculazione.
La libertà d’azione speculativa che richiede il tardo capitalismo è dunque il vero ingranaggio che soggiace alle asimmetrie e che le alimenta senza soluzione di continuità
Sono invece simmetrici i poli “opposti” della risposta istituzionale al problema ambientale: da un lato i sedicenti progressisti che puntano il mirino sulle multinazionali senza però intervenire radicalmente sul sistema che ne avalla l’esistenza; dall’altra i conservatori, veri e propri negazionisti in difesa della libertà imprenditoriale di sfruttare il genere umano e inquinare il pianeta.
Una perfetta simmetria di due fronti che all’apparenza si danno battaglia e in realtà sono allineati nel perpetrare uno status quo e nel reprimere i movimenti dal basso che invece si scontrano con questo immobilismo.
E fuori dai tempi del conflitto, persino i “tempi morti” sono minati da gigantesche asimmetrie. La “bolla” di pokemon-go è stata esemplare in questo senso: milioni di persone cercavano i pokemon nelle strade del mondo reale e, mentre giocavano, erano immersi in una cornice algoritmica e spinti a visitare fisicamente luoghi di consumo ed esercizi commerciali.
Apparentemente alla caccia di pokemon, in realtà indirizzati al consumo e potenzialmente sorvegliati.
Il mondo online che controlla quello offline, il gioco che porta fuori dal gioco e dentro un labirinto trasparente, Black Mirror che si palesa fuori dallo schermo.
La conversione in dati del mondo reale, del resto, è la grande frontiera del capitalismo digitale, una sorta di passaggio all’epoca adulta della colonizzazione: prima era il controllo fisico dello spazio, adesso la sua codificazione.
L’ultimo stadio riguarderà il corpo umano e la sua sintesi con la macchina, la singolarità. Lo racconta Mark O’Connell nel suo incredibile viaggio tra i deliri apocalittici dei transumanisti e i vertici delle Big Tech che popolano la Silicon Valley, come si legge nelle pagine di Essere una macchina.
E d’altronde succede davvero, negli States come in Cina. E altrove: in India è operativo il più grande raccoglitore di scanner biometrici sul pianeta, si chiama Aadhaar e corrisponde a una gigantesca operazione di sorveglianza digitale.
È ancora il surveillance capitalism, cioè l’asimmetria per eccellenza, quella che segnerà e sta già segnando il futuro del genere umano: un avanzamento tecnologico senza pari da un lato, e il riproporsi di logiche speculative e di sfruttamento dall’altro.
Logiche di sfruttamento virtuali, e fisiche. La messa in discussione delle grandi opere inutili e dannose, come la Tav, sarà l’asimmetria e il terreno di lotta sempre più espanso, in quanto le governance sanno che la costruzione di infrastrutture corrisponde all’emanazione della loro potenza, una prerogativa basilare per sopravvivere al collasso sistemico.
Le infrastrutture sono il dividendo che il potere costituito paga al Capitale, e sono più importanti di qualsiasi riforma o provvedimento.
Mutano forme e modalità, restano le asimmetrie. A dominare il mondo e la geopolitica, senza sosta nella notte dei tempi.

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