Decodificare il presente, raccontare il futuro

MONITOR


Thu, October 22, 2020

IL CORPO DI TRUMP

La guarigione di Trump ha segnato il punto più alto di una retorica “anti-Covid” – e antiscientifica – su cui il presidente Usa ha scommesso in questa corsa verso la rielezione. Ma rappresenta anche l’apoteosi dell’uso politico e propagandistico del suo corpo, oggetto d’ammirazione delle stesse persone a cui, disprezzandole, non si dona mai del tutto.

Con 191 cm di altezza, Donald Trump è il terzo presidente degli Stati Uniti più alto di sempre dopo Abraham Lincoln (193 cm) e Lyndon Johnson (192 cm).
Svettando su predecessori considerati inetti della Storia e dell’anatomia, la prima settimana di ottobre Trump è diventato il primo capo di stato americano a contrarre il coronavirus e, gioco forza, il primo a sopravvivergli.

Dimesso dall’ospedale militare Walter Reed il 5 ottobre, Trump ha mostrato al mondo il suo corpo imbattuto dalla pandemia dal balcone della Casa Bianca, ostentando lo spregio della mascherina di cotone bianca, tolta a favore di telecamera.

L’evento è stato cristallizzato in un video di poco più di 30 secondi diffuso dallo stesso Trump via Twitter, ricalcando con inquietante precisione alcuni passaggi de Il Trionfo della Volontà di Leni Riefensthal.
La guarigione di Trump ha segnato il punto più alto di una propaganda anti-Covid – e antiscientifica – su cui il presidente statunitense ha scommesso enormemente in questa corsa verso la rielezione.

Ma rappresenta anche l’apoteosi dell’uso politico e propagandistico della corporalità di «The Donald», leader che intrattiene col suo fisico un rapporto torbido e ambiguo. Al limite del patologico.

Conseguenza diretta del proprio pedigree classista-elitista, la fisicità di Trump di rado si presta al bagno di folla, non si fa messianicamente “uomo tra gli uomini”. Privilegia manifestazioni quasi sacrali, ostensorie, coniate per prolungare nel tempo la materialità di un leader sempre presente ma distante, o fisicamente irraggiungibile.

Più che una Madre Teresa tra i lebbrosi, o un Matteo Salvini al Papeete, Trump compensa l’incapacità di empatia popolare con la proiezione della propria assenza, diventando simulacro dell’uomo medio a cui si rivolge.

Ne è copia falsata, un miliardario che ha attraversato i banchi dell’Ivy League trattenendo un vocabolario sulla soglia della scolarizzazione primaria, e per questo è oggetto di ammirazione delle stesse persone cui, disprezzandole, non si dona.

A condizionamento ulteriore dei propri rapporti interpersonali, Trump non ha mai fatto segreto di essere affetto da misofobia, il terrore dei germi che si estende alle malattie e, di conseguenza, al resto del genere umano.

Durante un’intervista trasmessa sul canale E! nel 1993, Donald Trump ha confidato ad Howard Stern di soffrire di «germ phobia».
«Sei mai andato da uno psichiatra per eliminare questo problema?» chiede Stern, inserendo la misofobia nello spettro dei disturbi ossessivo-compulsivi.
«No, mi piace. Mi piace la pulizia. La pulizia è una bella cosa. Non solo le mani, anche il corpo, tutto» replica Trump.

Quattro anni dopo, nel volume Art of the Comeback, terzo libro firmato da Trump, spiega: «Una delle maledizioni della società americana è il semplice atto di stringere le mani, e più uno ha successo ed è famoso più questa abitudine peggiora. Io sono un maniaco della pulizia delle mani. Mi sento molto meglio dopo essermi lavato per bene le mani e lo faccio il più spesso possibile».

Considerando la rinnovata importanza che il lavaggio delle mani e le precauzioni sanitarie in chiave anti-Covid hanno riscontrato quest’anno, non si può che ammirare con sgomento la tenacia con cui Trump ha respinto, assieme a ogni evidenza scientifica, anche la sua stessa indole patologicamente igienista.

Snaturandosi fino a sacrificare il proprio corpo sull’altare della propaganda e dell’incoscienza, il Trump redivivo è lo spot peggiore per gli Stati Uniti in piena emergenza pandemica, e il migliore per un leader così pieno d’amore per sé da riuscire a trascendere il mondo reale. Al suo posto, letteralmente anche a costo della vita, Trump insiste nell’imposizione di un mondo patinato e onirico, immaginato su misura per il proprio corpo invincibile e stupendo.

A partire dalle mani, ovviamente. Estremità feticcio della vanità di Trump più volte finite nel mirino degli oppositori politici. «Mani di uno alto un metro e sessanta», secondo il senatore repubblicano Marco Rubio che, in un comizio del 2016, usò contro Trump la secolare saggezza popolare che lega la grandezza delle mani a quella del pene in un rapporto di proporzionalità diretta.
Poco tempo dopo, in un dibattito ospitato da Fox News, Trump avrebbe esortato il pubblico: «Guardate queste mani. Vi sembrano piccole? E [Rubio] ha fatto riferimento alle mie mani dicendo che se sono piccole, allora qualcos’altro deve essere piccolo. Vi garantisco che non c’è nessun problema, ve lo garantisco».

E la capigliatura, che Trump cura meticolosamente, come ha spiegato in un’intervista a Rolling Stone: «Ok, faccio così, li lavo con Head and Shoulders. Non li asciugo, però. Li lascio asciugare da soli. Ci mettono più o meno un’ora. Poi leggo i giornali e il resto […]. Ok, dopo aver fatto tutto questo, mi pettino. Sì, uso il pettine. […] Li pettino in avanti? No, non li pettino in avanti. […] In effetti non ho una brutta riga dei capelli. Se ci pensi, non è male. Cioè, ricevo molti complimenti da chi si fa il riporto. Ma il mio non è proprio un riporto. È leggermente più una pettinatura davanti e dietro. Mi pettino allo stesso modo da anni. La stessa cosa, ogni volta».

Mai sazio di auto-idolatrazione e maestro dell’apparire, rinunciare agli ultimi scampoli di campagna elettorale in presenza per ragioni sanitarie è per Trump la più crudele delle condanne.

E quindi, rinvigorito da cure mediche di sartoria, il leader che ha frantumato il Covid torna a calcare i palchi degli States. È il vitello d’oro, idolo di un popolo cui tutto è stato tolto – denaro, assistenza, salute – tranne l’illusione di poter vivere a occhi aperti i sogni di qualcun altro.

I sogni di un corpulento newyorkese ultrasettantenne che qualche giorno fa, in Wisconsin, con dieci punti da rimontare su Biden secondo gli ultimi sondaggi, intratteneva centinaia di fedeli con la sua agiografia da Men’s Health: «Ho detto, first lady, sono o non sono il più bel presidente di sempre? “Certo, assolutamente”. Ho detto, chi può essere meglio? “Beh, JFK era bello, ma niente a che vedere con te. Niente a che vedere con te, caro…”».

Risate, applausi, una distesa di cappellini e mascherine MakeAmericaGreatAgain in adorazione. Quindi, il coro: «We-love-you! We-love-you! We-love-you!»

Donald J. Trump, 74 anni, 191 cm per 108 kg, capigliatura eccezionale, mani invidiabili, sorride a mezza bocca e ringrazia. Vi ho concesso di venerarmi anche stasera.
#trump#elezioni usa#corpo#propaganda#covid

NEWSLETTER


Autorizzo trattamento dati (D.Lgs.196/2003). Dichiaro di aver letto l’Informativa sulla privacy.



LEGGI ANCHE: