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Fri, June 24, 2016

HA VINTO IL LEAVE: THE SHOW MUST GO ON

Il Brexit cambia poco. Da qui ai prossimi dodici mesi avremo un nuovo Presidente alla Casa bianca, un nuovo inquilino all'Eliseo e un nuovo governo tedesco. Per non parlare delle elezioni spagnole di domenica e di quello che potrebbe succedere in Italia dall'autunno in poi. Navigare a vista è obbligatorio.

ARTICOLO

Quarant’anni, passaporto italiano, con una fama da “duro” sulla street finanziaria, Bruno Livraghi è il responsabile della sede londinese del colosso M*** L***, uno dei principali hedge fund americani. Mentre il risultato del referendum in UK trascina le borse in profondo rosso diffondendo il panico, Livraghi accetta di rispondere a qualche domanda su una giornata destinata a rimanere nella Storia.
Quali sono le sue impressioni a caldo sul risultato della consultazione referendaria? 
Occorre partire da una premessa: per vincere le ultime elezioni e coprirsi sul “fianco destro”, Cameron ha promesso il referendum, innescando forze che pensava di controllare e che invece gli sono sfuggite di mano. Ecco una perfetta sintesi della politica in questa fase: una totale confusione tra tattica e strategia, e una prevalenza del breve termine sul lungo periodo. Un’evidente miopia e un plateale errore prospettico.
Perché il Remain ha perso?   
Per colpa degli endorsement. Il bacio della morte all’Europa, l’hanno dato i suoi sostenitori. La City, i cantanti, i divi hanno sortito l’effetto opposto a quello desiderato. Il quadro generale è la convergenza trasversale tra una parte dei Tories e una parte del Labour.
Non le sembra di sopravvalutare la funzione degli endorsement?
No, per nulla. Sul piano simbolico hanno avuto un impatto devastante. Ormai la discontinuità viene premiata ovunque. UK non fa eccezione. Mi spieghi il motivo per cui intere fasce di popolazione che si sentono defraudate avrebbero dovuto votare per la continuità? Che cosa significa per questi strati sociali la presa di posizione di Bob Geldof? Assolutamente niente. Anzi, può ispirare pulsioni contrarie. E’ così che va quando si smarrisce la capacità di costruire  consenso ed esercitare egemonia.
Cosa prometteva il Remain? 
Continuità. I giovani hanno votato Remain, il dato è incontrovertibile. E quello è un voto universalista. I giovani hanno temuto una chiusura verso i loro coetanei continentali. La parte più profonda del Paese, però, ha votato compatta per uscire. La paura ha nettamente prevalso sul resto.
E chi sono i vincitori?
A Berlino, in questo momento, non sono pochi quelli che stanno festeggiando. L’Europa potrà accelerare sul processo d’integrazione. UK, in fondo, era un soggetto frenante. Temo che la leadership tedesca uscirà ulteriormente rafforzata.
Un disastro per il Sud Europa?
Si vedrà… Probabilmente ci saranno ulteriori concessioni sul lato fiscale. Ma questa situazione, se gestita adeguatamente, potrebbe rappresentare una grande opportunità. Certo, è ancora presto per dirlo.
Non perde nessuno, allora. 
Forse diminuiranno le importazioni di macchine e la City dovrà riposizionarsi, ma era un processo già in atto. Il capitalismo globale si adatterà al nuovo stato di cose. E poi le banche centrali combatteranno con il coltello tra i denti.
Lei sembra troppo tranquillo.
Guardi, le spinte centrifughe agivano da tempo e la fibrillazione dell’Unione era un fatto. Il Brexit cambia poco. Da qui ai prossimi dodici mesi avremo un nuovo Presidente alla Casa bianca, un nuovo inquilino all’Eliseo e un nuovo governo tedesco. Per non parlare delle elezioni spagnole di domenica e di quello che potrebbe succedere in Italia dall’autunno in poi. Navigare a vista è obbligatorio. La congiuntura è epocale su un versante del quadro politico e sancisce l’indiscutibile fine della socialdemocrazia per come l’abbiamo conosciuta. Qualcosa di paragonabile all’estate del 1914 e all’inizio della prima guerra mondiale. Il fronte socialista perde definitivamente le ragioni della sua esistenza.
Oggi lei come si sta muovendo sui mercati?
Osservo e cerco opportunità per comprare titoli sottovalutati. La volatilità per noi è una benedizione
Soundtrack:


Per capirne di più, leggi anche: Should I stay or should I go. UK al voto (Leggi)

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