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Thu, March 12, 2020

La Fortezza Europa poggia sulla repressione violenta

Tra le contraddizioni di un sistema portato al collasso dalla pandemia del Coronavirus e gli appelli al senso di responsabilità per affrontare la crisi economica che ci attende, sembra essere solo la repressione violenta a unire davvero le volontà politiche dell’intero continente. La Fortezza Europa si erge al confine tra Turchia e Grecia, sparando proiettili e lacrimogeni ad altezza di uomini, donne, anziani e bambini.

Nelle ultime settimane, lungo il confine tra Grecia e Turchia, sono cadute definitivamente tutte le maschere del progetto europeo.

Dietro l’impalcatura di cartapesta del trattato di Dublino, dietro le quinte delle sfiancanti tavole rotonde, alla ricerca di una posizione unitaria sulla gestione dei flussi migratori, non restano altro che filo spinato, agenti antisommossa, proiettili e ronde naziste. Nel nome dell’Europa.

Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che la Turchia non fermerà più i migranti intenzionati a raggiungere l’Europa attraverso la Grecia. Un jolly geopolitico che il presidente turco ha ricevuto da Bruxelles nel marzo del 2016, quando in cambio di sei miliardi di euro accettò di “occuparsi” della questione migratoria per conto dell’Unione Europea.

La Turchia bloccava i flussi migratori all’interno dei propri confini e accoglieva i richiedenti asilo respinti dai campi di reclusione europea, fungendo da tampone all’invasione di profughi. Un patto scellerato. Per quattro anni, milioni di persone sono state costrette a vite disumane, diventando ora individui spersonalizzati senza storia né futuro, ora pedine sacrificabili sui tavoli da gioco della politica nazionale e internazionale.
Il grado zero dell’esistenza. La nuda vita di uomini, donne, anziani e bambini, famiglie e comunità rinchiusi nei campi. Semplici numeri nel conteggio dei burocrati della Fortezza Europa. Esseri umani privati di ogni diritto e ogni dignità. Ridotti alla loro semplice esistenza biologica.

Una pentola a pressione, destinata a esplodere. Un gioco perverso, deciso nelle grigie stanze dello scacchiere geopolitico mondiale, destinato a ustionare la pelle di milioni di persone. Di esseri umani di serie B.

Ora il tappo è saltato, la pentola è esplosa. Lunga onda di quello che succede in Medioriente, nelle guerre per procura del mondo globalizzato. Conseguenza dell’ignavia e dell’incompetenza europea.

La provincia siriana di Idlib, controllata dalle milizie ribelli e presidiata da dodici avamposti turchi, è sotto attacco dell’esercito fedele a Bashar Hafiz al-Asad. Un’offensiva che, in spregio agli accordi raggiunti a Sochi nel 2018, ha costretto oltre un milione di siriani a scappare in Turchia. Per la gioia di Vladimir Putin.

Ecco il primo tassello dell’effetto domino che ha portato alla crisi attuale lungo il confine tra Grecia e Turchia.
Il presidente turco ha “incoraggiato” i profughi all’interno dei propri confini – solo i siriani sono quasi quattro milioni, cui si aggiungono centinaia tra afgani, algerini, palestinesi, bangladesi, marocchini, pachistani… – a provare la traversata verso l’Europa, mettendo addirittura a disposizione pullman governativi per trasportare i migranti fino al confine.

Al liberi tutti di Erdogan, il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha risposto schierando le forze armate lungo il confine di terra e di mare, dando ordini di rispedire chiunque in Turchia. Con ogni mezzo.

Dall’inizio del mese i racconti provenienti dalla Grecia tratteggiano i contorni del baratro raggiunto dalle autorità europee: decine di morti e feriti, migranti denudati, malmenati e rispediti oltreconfine dalle forze di sicurezza greche. Con il beneplacito di Alexis Tsipras, ex figurina modello della sinistra europea.

Lacrimogeni e granate stordenti, nazisti che attaccano migranti, giornalisti e personale delle Ong, riservisti della Guardia nazionale greca che impugnano i fucili e giocano alla caccia al migrante. È Hunger Games. È caccia all’uomo. Anzi, è la caccia a essere umani già privati di ogni umana dignità.
Valerio Nicolosi, su «il manifesto», ha riportato le parole di un riservista appostato nella notte lungo un fiume che divide Grecia e Turchia:

"I nostri visori a infrarossi ci permettono di vederli anche al buio, così li circondiamo senza che nemmeno se ne accorgano. All’improvviso scatta l’azione, li blocchiamo, li mettiamo pancia a terra e con le mani legate in modo che non possano liberarsi. Gli togliamo i telefoni e li bruciamo dopo averli lasciati a terra per un po’."


Nel frattempo, i vertici della morente Unione Europea, durante una visita lampo ad Atene a sostegno dell’iniziativa greca, si sono affrettati a denunciare l’opportunismo senza scrupoli di Erdogan, accusandolo di usare i corpi dei migranti per ricattare Bruxelles.

Memorabile, nell’accezione peggiore del termine, l’accorato ringraziamento della presidente della commissione Ursula von der Leyen alla Grecia per essere lo scudo dell’Europa, mentre Atene annunciava la clamorosa sospensione delle richieste d’asilo per la durata di un mese, in contravvenzione alle leggi europee vigenti in materia di diritti umani.

La stessa von der Leyen ha poi promesso aiuti alla Grecia per 700 milioni di euro, più un rinnovato dispiegamento di uomini e mezzi di Frontex a sostegno delle forze dell’ordine greche.
La risposta europea all’apertura della frontiera turca è uguale e contraria all’opportunismo di Erdogan. Per entrambi, la gestione dei flussi migratori è un accessorio per regolare conti politici interni ed esterni dove le pedine – gli uomini, le donne, gli anziani e i bambini spogliati di ogni diritto – vengono giornalmente sacrificate. In nome della burocrazia.

Le cronache di questi giorni certificano la débâcle totale del progetto europeo su tutti i fronti. Come rileva Cagri Ozdemir su Middle East Eye, per non incoraggiare una nuova ondata di consensi a livello continentale per l’estrema destra – Vox, Lega, Alternative für Deutschland e via dicendo – von der Leyen ha optato per una soluzione finale sul breve termine: sigillare le frontiere, così da non dover affrontare il problema in casa.
Nel tentativo di fermare l’avanzata dell’ultradestra nel campo della politica mainstream, di fatto è quella stessa politica a essere capitolata, mettendo in atto le stesse identiche misure incoraggiate da anni dalla peggior feccia nazifascista.

Tra le contraddizioni di un sistema portato al collasso dalla pandemia del Coronavirus e gli appelli al senso di responsabilità per affrontare la crisi economica che ci attende, è bene ricordare come solo la repressione violenta di milioni di persone sia stata in grado di unire davvero l’intero continente.

Fortress Europe. Un progetto tenuto insieme da filo spinato, barconi affondati, proiettili e lacrimogeni sparati ad altezza di uomini, donne, anziani e bambini.
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