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Sat, May 20, 2017

DARK DATA. VIAGGIO NELLA CYBORG FINANZA – PT. 7

In quali dati possiamo avere fede? La ricerca di indicatori, dati o precursori in grado di anticipare avvenimenti, è il sacro Graal della finanza. Oggi più che mai, visto il diluvio di informazioni che le nuove tecnologie hanno scatenato. I possibili indicatori di eventi finanziari sembrano essere così tanti, e così sfuggenti, da far apparire ogni cosa sotto-determinata. Lo stesso evento sembra potersi spiegare con tante ipotesi diverse e tutte equivalenti. Il rumore sovrasta i messaggi

ARTICOLO

di N3xuZ
Antonius Block: Io vorrei sapere: senza fede, senza ipotesi. Voglio la certezza. Voglio che Dio mi tenda la mano e scopra il suo volto nascosto. E voglio che mi parli. Risposta: Il suo silenzio non ti parla?
Il silenzio del Dio della Finanza sì, ci parla.
Non è un Dio che ci tende la mano. Non scopre il suo volto. Soffia sulla candela delle nostre ipotesi mentre chiede la nostra fede. Una fede nuova: la fede nei dati.
L’oscurità della galassia finanziaria è insostenibile per creature piccole come noi: abbiamo bisogno di una luce, una qualsiasi. E i dati sono quella luce. Sono la nostra candela accesa negli spazi oscuri infestati da demoni.
Un antico detto recita: “Meglio accendere una candela che maledire l’oscurità”.
Così, proprio come Antonius Block, il cavaliere protagonista del film Il Settimo Sigillo di Ingrid Bergman, a noi non rimane che sfidare chi ci ha risposto.
La risposta a Block è pronunciata dalla personificazione della Morte, con cui il cavaliere ingaggia una partita a scacchi. Il gioco che la Morte preferisce e al quale non ha mai perso.
Block gioca con il bianco. La morte con il nero.
Nessuna illusione: Block sa che perderà. Ma il suo scopo è un altro: guadagnare tempo, distrarre la Morte e mettere in salvo le persone che gli sono care.

Anche noi non possiamo far altro che giocare la nostra partita contro il Dio della Finanza. Un Dio che gioca da sempre e non perde mai.
Nessuna illusione: sappiamo che perderemo. Ma forse possiamo guadagnare tempo e salvare le persone a noi care. Farle scappare.
Proviamo allora a immergerci ancora una volta nel buio della galassia finanziaria. Questa volta, però, restiamo in silenzio. E ascoltiamo. I suoni che si diffondono e si mescolano nei suoi spazi scuri. Il continuo rumore di fondo che emette, attraverso il quale ci parla. Ci lascia intravedere messaggi, indizi.
Ma come si fa a distinguere il rumore dal segnale, il caos dal messaggio?
La ricerca di indicatori, dati o precursori in grado di anticipare avvenimenti, è il sacro Graal della finanza. Oggi più che mai, visto il diluvio di informazioni che le nuove tecnologie hanno scatenato. I possibili indicatori di eventi finanziari sembrano essere così tanti, e così sfuggenti, da far apparire ogni cosa sotto-determinata. Lo stesso evento sembra potersi spiegare con tante ipotesi diverse e tutte equivalenti.
Il rumore sovrasta i messaggi, li fa rimbalzare, e li allontana da noi.
Cercare schemi, individuare regolarità, è quello che sappiamo fare meglio. Quello che ci distingue maggiormente dagli altri animali con cui condividiamo il pianeta.
“Gli esseri umani — dice lo scrittore Michael Shermer — sono animali cerca-schemi (patterns) che raccontano storie, e siamo abbastanza abili a raccontare storie su schemi, che esistano o no”.
Siamo ancora cacciatori-raccoglitori, come i nostri antenati. Loro per scovare le prede formulavano ipotesi sulla base di indizi: orme, erba calpestata, rami spezzati. E per raccogliere frutti e nutrimenti cercavano regolarità e ricorrenze nella natura.
Sì, siamo ancora cacciatori-raccoglitori, ma finanziari. Cerchiamo di scovare prede o di difenderci da predatori formulando ipotesi sulla base di indizi, e cerchiamo regolarità e ricorrenze per raccogliere i “frutti”.
A volte ci sembra di cogliere un vero segnale. Ma è difficile da seguire: è intermittente, svanisce di colpo e viene risucchiato dal rumore di fondo della galassia finanziaria. Ciò che sembra essere un indicatore affidabile in un ciclo economico, non lo è più nel ciclo successivo. Lampeggia e scompare.
Un esempio classico sono i cosiddetti sette indicatori “leader”. Come osserva Nate Silver, anche se è vero che questi si sono rivelati buoni indicatori delle recessioni del 1990 e del 2001, solo due di essi (i prezzi delle case e le assunzioni temporanee), hanno in qualche misura segnalato in anticipo la recessione cominciata nel 2007. Tutti gli altri no: tutti gli altri sono cambiati dopo la crisi.
E lo stesso vale per il famoso indice LEI (Leading Economic Indicator), l’insieme dei dieci indicatori assemblati dal Conference Board. Le nostre ipotesi si accendono, si affievoliscono, e poi si spengono. Ma la fede nei dati rimane.
E la domanda allora ritorna: gli schemi esistono, o semplicemente siamo noi abili a raccontare storie su di essi? In finanza questa distinzione non è così semplice. Perché le storie cambiano gli schemi e le regolarità. Gli indicatori diventano dati che sono utilizzati per trarre conclusioni e prendere decisioni, e quindi per implementare politiche, e possono essere modificati proprio dal fatto che sono presi di mira da certe politiche.
Quando una politica viene implementata e inizia ad agire su una specifica variabile, questa potrebbe perdere il suo valore di indicatore affidabile proprio per gli effetti della politica stessa.
Un esempio è la nota coppia prezzo delle case/benessere economico. Se un governo promuove politiche per migliorare la situazione finanziaria dei cittadini pompando il mercato immobiliare, con l’effetto di aumentare i prezzi delle case, com’è successo negli USA, specialmente tra 2002 e 2007, il prezzo della casa smetterà di essere un indicatore affidabile del loro benessere.
Non è mondo di variabili indipendenti e variabili dipendenti, di input a cui seguono sempre certi output. Non è la fisica, dove queste sono due fasi ben separate.
In finanza non esistono meccanismi puri e semplici, input e output, variabili indipendenti e dipendenti tout court.
Questo ovviamente rende difficile capire non solo quali dati siano affidati, ma anche quali modi di usare i dati siano affidabili.
In quali dati, allora, possiamo avere fede?
Quello che bisogna comprendere è sia l’aspetto quantitativo delle cose sia il loro aspetto qualitativo. È il motto dell’investitore statunitense J. Kyle Bass.
Questo vale anche per i dati, e per l’informazione che da loro può essere estratta. Suona come un’affermazione ingenua? Kyle Bass nel 2008 l’ha trasformata in un guadagno di circa 500 milioni di dollari. Con una singola operazione finanziaria.
L’aspetto quantitativo era visibile a tutti. Tutti avevano i terabyte dei dati dei mutui ipotecari, e potevano acquistare il software per processarli e modellarli.
Ma l’aspetto qualitativo era diverso: chi erano gli ideatori di questi mutui che letteralmente non avevano alcuno standard?
Ciò che abbiamo fatto quindi è stato uscire, e cercare i “cattivi”.
Smettere di cercare tra i numeri e andare dietro agli uomini: è così che è nato uno dei più grandi affari della storia della finanza. Perché ci sono cose che i numeri non dicono. Perché flussi di “0” e “1” possono essere interpretati in decine di modi. E anche gli algoritmi più sofisticati possono finire in vicoli ciechi, e non riuscire a far cadere il velo di Maya. Serve un essere umano per questo.
Ma cosa ci rende davvero umani?
Migliaia di anni di evoluzione hanno incapsulato nel nostro cervello la capacità di leggere nella mente degli altri, di farci provare quello che stanno provando.
È l’empatia. La capacità di porsi nello stato d’animo o nella situazione di un nostro simile.
Proprio come in Blade Runner, è questo che ci rende umani: più di tutti gli altri animali con cui condividiamo il pianeta, abbiamo sviluppato la capacità di partecipare ai sentimenti altrui tanto da poter decifrare e anticipare i pensieri e i comportamenti di chi abbiamo di fronte. E l’empatia finanziaria?
Ipotizziamo questa scena:
Agente: Signor Rossi, sono lieto di comunicarle che le concediamo il mutuo trentennale di 250.000 euro a tasso variabile. Come si sente?
Sig. Rossi: È  fantastico, grazie, ho sempre sognato di avere una casa e non pagare più l’affitto. Ma c’è un problema… Ecco, non ho un posto fisso in questo momento. Ho un paio di lavoretti, e tre carte di credito, e sto pagando anche il prestito per l’acquisto della macchina…
Agente: Ma quale problema, non si preoccupi: facciamo il mutuo e poi vediamo di aggiustare le cose lungo la strada. Va bene? Pensi a quanto sarà tutto più facile, non appena sarà proprietario di una casa!
Sig. Rossi: Ma certo, andiamo avanti allora!
Empatia. La capacità di porsi nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona.
Questo dialogo può suonare irreale, come un sogno. Come il Sogno americano.
Non assomiglia proprio all’esperienza vissuta da chiunque abbia provato ad accedere a un mutuo per una casa.
Eppure questo è un tipo di dialogo intercettato dai detective di Kyle Bass, quando hanno cercato di capire come venissero originati, poco prima della crisi del 2008, i contratti di mutui ipotecari.
Contratti sulla base di interazioni simili sono stati approvati a centinaia di migliaia, nel Paese del sogno americano, tra il 2002 e il 2007. Sono i famosi mutui subprime.
Perché Kyle Bass ha incaricato alcuni detective di effettuare queste indagini? Per comprendere sia l’aspetto quantitativo delle cose sia il loro aspetto qualitativo.
L’aspetto quantitativo era facile da cogliere: i prezzi delle case crescevano costantemente, mentre gli stipendi no. Questo dato era sotto gli occhi di tutti. Due variabili collegate non variavano di comune accordo.
L’aspetto qualitativo richiedeva di rispondere al perché. Capire cosa generasse questo disallineamento. La risposta trovata da Bass fu semplice e spaventosa: il prestito “predatorio”. La stipulazione seriale di mutui tossici, che in alcuni casi venivano rilasciati sulla base del solo possesso della tessera sanitaria e di una residenza.
Bass scoprì che a rilasciare i mutui subprime erano tipi che finanziavano il loro stile di vita folle con le commissioni provenienti da questi stessi mutui. Tipi che non si facevano scrupoli a dare un mutuo decennale di 500.000 dollari a qualcuno che ne portava a casa 35.000 all’anno.
Tipi convinti di vendere il Sogno americano. Perché buona parte del sogno è possedere una casa.
Dietro quell’attività predatoria c’era la convinzione che potesse essere nascosta dai meccanismi della finanza: il mutuo che stipulavano sarebbe finito dentro qualche prodotto derivato di una banca d’investimenti, che avrebbe spacchettato i mutui e gli annessi rischi, inserendoli in trancheche avrebbero distribuito il peso del rischio sugli investitori di tutto il mondo.
I loro azzardi si sarebbero dispersi come cenere nella notte.
Empatia finanziaria. La capacità di porsi nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona, senza alcuna partecipazione emotiva.
Più umano dell’umano: il loro motto avrebbe potuto essere questo. Ma a differenza dei replicanti di Blade Runner, non sono stati sottoposti al test Voigt-Kampff.
Mutuo dopo mutuo, casa dopo casa, debito dopo debito, Bass vede il meccanismo che si va saldando. Il ciclo che nessuno potrà arrestare.
La crisi delle case si trasformerà in crisi di debito, e la crisi di debito si trasformerà in crisi finanziaria.
Così piazza la sua scommessa: si mette corto sul mercato immobiliare subprime e aspetta. Non serve molto tempo. Gli ingranaggi del meccanismo si saldano definitivamente. E poi si attivano.
Nel giro di pochi mesi i prezzi delle case precipitano, i mutui a tassi variabile vanno alle stelle, e chi ha contratto un mutuo non è più in grado di onorarlo. Nel frattempo la casa vale molto meno del prezzo d’acquisto e nessuno vuole comprarle perché i prezzi continuano a scendere. La banca che ha rilasciato il mutuo non incassa più le rate, chiude il mutuo ed esercita il diritto d’ipoteca. Questo aumenta la voce perdite nel suo bilancio e le rende molto difficile offrire altri prestiti.
Adesso il caffè in fondo alla strada, dove il proprietario della casa andava quattro volte a settimana, lo vede comparire solo quattro volte al mese, e così perde soldi. Dopo un po’ il caffè non è più in grado di pagare tutti i suoi dipendenti, e ne licenzia alcuni. Prendete questo circolo vizioso e moltiplicatelo per centinaia di migliaia di volte: ecco servita la crisi finanziaria del 2008. Il momento in cui la valanga si stacca dalla montagna.
Un teorico dei mercati efficienti direbbe che non c’è nulla di strano: è semplicemente la legge dei mercati. Il mercato che corregge sé stesso, dopo anni di abusi e illusioni. Il velo di Maya che è caduto.
Ora l’ex proprietario di casa si ritrova al caffè con qualche amico, alza il calice e recita il famoso verso di Edna St. Vincent Millay:
La mia candela brucia da entrambe le parti, non resisterà tutta la notte, ma ai miei nemici, e ai miei amici, dona una bellissima luce!
Contemporaneamente, in un altro caffè, l’agente che gli aveva stipulato il mutuo, giura che non immaginava cosa stesse accadendo. Dice che non sapeva, che era una pedina, faceva solo quello che facevano tutte le altre pedine. Poi crolla sul tavolo del caffè, sotto il peso di un altro bicchiere, e sente ancora quell’eco provenire dalle regioni più oscure della galassia finanziaria.
E adesso ti lascio. Quando ci rincontreremo, sarà giunta l’ultima ora: per te e i tuoi compagni di viaggio. Block: E tu ci svelerai i tuoi segreti? Risposta: Io non ho alcun segreto da svelare. Block: Allora non sai niente? Risposta: Non mi serve sapere.
Le altre sei tappe del viaggio quiquiquiquiqui e qui

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