Crack, la rubrica

Lorenzo Pellegrini,
tutte le strade
portano a Roma

“Crack” nel glossario calcistico indica il rovescio esatto di un collasso, di una crisi: crack è il giovane promettente destinato ai migliori palcoscenici. Un ragazzo a malapena uscito dall'adolescenza, con un valore di mercato di qualche milione di euro. Intorno a lui si affollano procuratori e dirigenti, il suo nome inizia a circolare sui giornali. Le grandi aspettative stanno facendo crescere esponenzialmente la sua quotazione. Noi vogliamo raccontare questi talenti. Ecco la prima puntata della nuova rubrica de "i diavoli".

30 marzo 2017

Non bisogna amare il calcio per capire che non è solo un gioco. Basta leggere le cifre del giro d’affari che gli ruota attorno: le pubblicità, gli sponsor, i diritti televisivi. Basta vedere come i potentati economici emergenti si gettino sulle società europee che, quello sport, l’hanno inventato.
Il calcio è una lente per interpretare il mondo, l’economia, il costume. Il calcio è industria, il calcio è business. E continua a essere gioco e passione.
“Crack” nel glossario calcistico indica il rovescio esatto di un collasso, di una crisi: crack è il giovane promettente destinato ai migliori palcoscenici. Un ragazzo a malapena uscito dall’adolescenza, con un valore di mercato di qualche milione di euro.
Intorno a lui si affollano procuratori e dirigenti, il suo nome inizia a circolare sui giornali. Le grandi aspettative stanno facendo crescere esponenzialmente la sua quotazione.
Noi vogliamo raccontare questi talenti. Fare scouting. Scovare la stoffa giusta, misurarci con le variabili e l’imponderabile. Presentarvi semplicemente le stelle che domani potrebbero brillare nelle galassie di questo gioco. Che non è solo un gioco.

Nel giugno del 1996 la Roma di Franco Sensi acquista dall’Hellas Verona un centrocampista ventiduenne che, di lì a breve, si rivelerà uno dei centrocampisti italiani più duttili e intelligenti del nostro calcio: un veneto riccioluto di nome Damiano Tommasi.
Per un ragazzino nato proprio nel giugno del 1996, crescere nella Capitale dei primi anni Zero, da tifoso della Roma, vuol dire celebrare il mito calcistico di Francesco Totti proprio all’apice del suo splendore. Nella conquista dello scudetto 2000/’01 oltre all’immensa qualità del capitano giallorosso, ai gol di Batistuta e Montella, alla saggia guida tecnica di Fabio Capello, c’è anche Tommasi determinante per equilibrare una squadra offensivamente letale.

Lorenzo Pellegrini aveva quattro anni e non può ricordarsi di quel centrocampista dinamico, ma di certo ricorderà un altro romano DOC: Daniele De Rossi, che affiancherà Tommasi per alcune stagioni, e di cui Lorenzo avrà potuto studiare i segreti a Trigoria, durante gli allenamenti.

La crescita e le difficoltà

Cresciuto nel settore giovanile della Roma, Pellegrini ha avuto fin dall’inizio buoni maestri: da Vincenzo Montella, che lo ha allenato nei Giovanissimi, a Sandro Tovalieri, il mister negli Allievi Nazionali, dove Lorenzo gioca sia da centrocampista sia da difensore centrale prima di fermarsi per un problema al cuore: un’aritmia cardiaca che lo obbliga a non allenarsi per oltre tre mesi. Il rientro non è veloce e privo di intoppi.

Anzi, un altro infortunio al piede lo mette di nuovo fuori uso: sia fisicamente che moralmente. Arrivato in Primavera, sotto la sapiente guida di Alberto De Rossi (papà di Daniele), Lorenzo ricomincia a macinare calcio, e anche bene. Diventa capitano, e protagonista: un suo pregevole gol all’incrocio dei pali nella Youth League del 2015 contro il Manchester City dà un ulteriore spinta al suo avvicinamento alla Roma dei grandi. Infatti, pochi giorni dopo esordisce a 19 anni in serie A, giocando una ventina di minuti a Cesena.

L’esperienza a Sassuolo

A Roma, però, gli spazi sono chiusi e viene ceduto al Sassuolo che lo acquista per poco più di 1mln di euro. La Roma, però, conosce il valore del giocatore e inserisce nel contratto un diritto di riacquisto che permetterebbe al club di riportare il talento a Trigoria per poco meno di 10 milioni.

A Sassuolo, in Eusebio Di Francesco – anche lui centrocampista giallorosso ai tempi di Capello – Pellegrini trova un maestro che lo modella e lo aiuta a crescere. Alla sua prima stagione colleziona 19 presenze e 3 gol. Oggi, a 20 anni, è titolare nel centrocampo neroverde e ha già dimostrato di essere un giusto mix dei due centrocampisti giallorossi sopracitati, combinando il dinamismo e la capacità d’interdizione di Tommasi ai tempi d’inserimento e all’intelligenza tattica di De Rossi. In questa stagione, fa il suo esordio in Europa League e in Coppa Italia, e attualmente – tra tutte le competizioni – ha già collezionato 26 presenze, 7 gol e 5 assist.
Agisce sia da centrocampista centrale che da mezzala, il piede destro è molto educato e i suoi tempi d’inserimento gli permettono anche di segnare un gol a San Siro contro il Milan del “vecchio” maestro Montella. In fase d’interdizione deve crescere, ma il fisico lo può aiutare, grazie al metro e ottantasei di altezza, come pure il passato da difensore.

Le convocazioni

Quindi sono arrivate le convocazioni in Nazionale U21, allenata da Gigi Di Biagio, storico centrocampista giallorosso, con cui Lorenzo ha già segnato un gol. E di recente ha ottenuto una convocazione allo stage della Nazionale maggiore. I presupposti per ritornare sulla ribalta di casa ci sono tutti e chissà che i giallorossi non decidano di esercitare quel diritto previsto dal contratto. Di certo, in qualsiasi maniera andrà, Lorenzo Pellegrini ha tutte le carte in regola per poter ripercorrere la strada dei tanti centrocampisti italiani di valore che hanno indossato la maglia della AS Roma.
Il suo primo gol in serie A l’ha segnato a 19 anni dopo 3 presenze, proprio come Daniele De Rossi.

C’è tanta, troppa Roma nella vita calcistica di Pellegrini perché il cerchio non si chiuda.

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