Il ritratto

Clive Lewis,
il disobbediente.
Fine dell’era Corbyn
nel Labour vicina?

Piccola storia di un politico ambizioso. Manca meno di un mese alle politiche dell'8 giugno in Gran Bretagna. Da settimane nei pub della City londinese si parla solo di un nero di Northampton, ex reporter della Bbc, ex militare in Afghanistan, diventato due volte ministro nel Governo ombra di Jeremy Corbyn. Ha deciso di sfidare il leader Labour, votando contro il Brexit bill, e potrebbe diventare il prossimo leader del partito. Il suo nome è Clive Lewis e ricorda, parecchio, la parabola di Barack Obama.

15 maggio 2017

New York, 3 novembre 2004

Nuvole basse fuori dal finestrino, atmosfera tersa. Il convoglio della metropolitana sfreccia rapido attraverso Brooklyn. Una teoria di back pages del New York Post riproducono meccanicamente una foto di Stephen Marbury, alla sera i Knicks giocano a Minneapolis contro i Wolves: al Target Centre finirà 99-93, preludio a un’altra stagione disastrosa.

Ma è la front page del Post la più interessante. W2, a tutta pagina.

Solo nel pomeriggio John Kerry decide di non contestare i voti dell’Ohio e accetta la sconfitta, ma dalla sera prima lo sanno tutti: John W. Bush è rieletto per la seconda volta Presidente degli Stati Uniti. La borsa reagisce bene. I future del Nasdaq schizzano a +1%.

La politica anche. Nessuno dei principali commentatori liberal spende troppe lacrime per il Senatore del Massachusetts, candidato a una sconfitta certa.

Da settimane nei salotti della sinistra newyorkese si parla solo di un nero di Chicago, avvocato per i diritti civili e Senatore dell’Illinois in ascesa nel Partito Democratico.

Il suo nome è Barack Obama.

Londra, 5 maggio 2017

Nuvole alte coprono l’orizzonte, se mai se n’è visto uno. Il convoglio della Central Line sta per approdare sulla banchina di Holborn. Una teoria di front pages del Sun e del Mirror raccontano della sofferenza della celebrità di turno, nessun riferimento alla politica. Ecco una copia del Daily Mail: Theresa the New Maggie. Una del Guardian: Corbyn Admits: “We Face Historic Challenge”.

Il giorno prima ci sono state le elezioni amministrative, un trionfo per il Primo Ministro conservatore Theresa May in vista delle legislative dell’8 giugno, una catastrofe per il Labour Party di Jeremy Corbyn in caduta libera. E’ scomparso l’Ukip, ma nessuno si era mai accorto della sua esistenza. La borsa reagisce bene, la politica anche.

Nessuno dei principali commentatori liberal spende troppe lacrime per il Deputato di Islington, dopo averlo massacrato ogni giorno da quando, nel settembre del 2015, è diventato segretario del Labour.

Da settimane nei pub della City londinese si sta parlando solo di un nero di Northampton, ex reporter della Bbc, ex militare in Afghanistan, diventato due volte ministro nel Governo ombra di Jeremy Corbyn. Il suo nome è Clive Lewis.

Le similitudini non finiscono qui.

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Blackpool, 29 marzo 1996

Se uno dei primi provvedimenti del giovane senatore Barack Obama è la proposta di un disegno di legge per l’aumento delle borse di studio universitarie, è intorno al tema dell’istruzione che si forma la coscienza politica di Clive Lewis.

Il 29 marzo 1996 oltre 1500 delegati si riuniscono a Blackpool per eleggere il rappresentante della National Union of Students, l’associazione studentesca universitaria più importante del paese.

Due anni prima il nuovo segretario Tony Blair e il suo fedele alleato Gordon Brown hanno da poco siglato il loro patto al ristorante Granita, al 127 di Upper Street, ad Angel, prima vittima della gentrificazione di Islington. Il Labour è nel pieno della più fragorosa delle sue svolte. Pronto ad abbracciare il neoliberismo compassionevole della Terza Via.

La nuova linea è perfettamente rappresentata, a livello scolastico, dal candidato Douglas Trainer con un programma all’insegna dello “spostamento al centro” e della “fine del conflitto”. E’ la linea vincente, anche a Blackpool.

Ma quel giorno l’attenzione si concentra sullo sfidante, sconfitto per 458 voti a 586. Si chiama Clive Lewis e, se a differenza di Obama non ha frequentato le migliori scuole private ma è potuto accedere all’università, primo della sua famiglia, grazie agli aiuti di stato, si è candidato con una proposta di rottura: “Ripristinare il sistema dell’istruzione totalmente gratuita”. Ritornare al welfare del vecchio Labour, mentre tutto intorno è New Labour.

Clive Lewis quel giorno perde, capisce che i tempi sono cambiati, ma di nuovi e migliori ne arriveranno.

Le similitudini finiscono qui

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Liverpool, 26 settembre 2016

Nel backstage della Arena and Convention Centre Liverpool si discute animatamente. Solo due giorni prima, alla vigilia del congresso, Jeremy Corbyn è incoronato per la seconda volta alla guida del partito. In molti esultano.

La blairite, che in lingua inglese designa l’area dei politici vicini all’ex premier Tony Blair ma in italiano rende meglio l’idea di una malattia, è stata definitivamente debellata.

Oggi però è scoppiato un casino.

Clive Lewis, uno dei giovani più promettenti del partito, è su tutte le furie: la segreteria ha cambiato parte del suo discorso, omettendo una riga in cui si dichiarava personalmente favorevole al rifinanziamento del programma nucleare Trident.

Sono passati vent’anni da quando Lewis si candidava alla guida dell’unione studenti, per difendere l’accesso gratuito all’istruzione. Un impiego alla redazione locale della Bbc da cui se ne va sbattendo la porta: lui lanciando accuse di razzismo, il suo capo di incompetenza. La carriera militare e tre mesi passati al fronte in Afghanistan dove “ho rischiato più volte di uccidere civili”.

Poi, dopo un primo tentativo nel 2011, nel maggio 2015 entra in parlamento nel distretto di Norwich Sud. Subito si schiera con la corrente di Corbyn di cui, l’anno seguente, diventa ministro ombra per la Difesa.

Favorevole alla Nato, che ritiene baluardo di democrazia ricordando sempre come fu il primo ministro laburista Clement Attlee a volerla, nel 2013 alla rivista The New Statesman dichiara: “Quelli che all’interno del Labour Party sono favorevoli all’arsenale nucleare si preoccupano più della loro sopravvivenza politica che della sopravvivenza dell’umanità”.

Eppure, nel backstage della Arena and Convention Centre Liverpool, è sul nucleare che Lewis incendia il congresso.

La decisione di Corbyn è di votare il rinnovo delle spese per la missione Trident, dato che il Labour sarebbe comunque in minoranza e che i sindacati spingono in questa direzione temendo la chiusura delle fabbriche di armamenti. Ma più volte il segretario ha espresso la sua personale volontà di uscirne.

Ecco che Lewis fa filtrale alla stampa che dal suo discorso di ministro ombra della difesa è stata espunta all’ultimo una frase in cui offriva appoggio personale al programma.

Tre anni dopo il suo intervento antinuclearista su The New Statesman, con Corbyn sempre più in difficoltà, Lewis si accredita nei confronti dell’ala moderata del partito e ottiene il sostegno incondizionato dei sindacati.

Le prime voci di una sua candidatura alla successione sono inevitabili.

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Londra, 9 febbraio 2017

The day after. Chi pensava di ritrovarsi nella scena di apertura del film 28 Giorni Dopo di Danny Boyle rimane deluso. Londra non è deserta. Piccadilly, Southbank, Notting Hill, brulicano di gente indaffarata nel suo tran-tran quotidiano. Chi immaginava di assistere a scene apocalittiche nei grattacieli della City come nel film L’Inferno di cristallo di John Guillermin e Irwin Allen rimane deluso. Il London Bridge è attraversato in direzione nord dal solito esercito in giacca e cravatta.

Il giorno dopo il voto della Camera dei Comuni, che alla terza lettura approva il decreto per l’utilizzo dell’articolo 50 del Trattato, ovvero la Brexit, la vita nella capitale del Regno Unito scorre tranquilla.

Un unico sussulto agita le redazioni politiche. Clive Lewis, uno dei 52 deputati laburisti che hanno votato contro, annuncia l’abbandono del suo ruolo nel governo ombra di Jeremy Corbyn. Già ministro ombra per la Difesa, dopo la querelle sul nucleare di pochi mesi prima Lewis era stato spostato nel ruolo di ministro per l’Industria e le Politiche energetiche.

Ora il suo distacco dal padre putativo Corbyn, che solo l’anno prima aveva contribuito ad eleggere segretario del partito, è definitivo.

Il suo avvicinamento all’ala moderata del partito, quasi completo.

Anche qui, è curioso notare come questa decisione sia in palese contrasto con alcune dichiarazioni rilasciate tempo prima. Nel caso, solo pochi mesi.

Il 15 novembre 2016, intervistato da The Guardian, Lewis non lascia spazio all’immaginazione: “La libera circolazione dei lavoratori imposta dall’Europa sta impoverendo milioni di lavoratori britannici”.

La tesi, tipica della destra protezionista e ultimamente cavalcata anche da una certa sinistra sovranista, è nota: l’ingresso di lavoratori stranieri non porta né arricchimento né nuovi diritti, ma è il grimaldello utilizzato dai padroni per abbassare il costo del lavoro e limitare i diritti dei lavoratori autoctoni. Questo discorso, accompagnato da una richiesta affinché il Labour mostri “una forte leadership” in tema di immigrazione è l’ennesima presa di distanza da Corbyn, che al congresso ha dichiarato non essere necessarie necessari ulteriori strette o controlli sui fenomeni migratori.

Passano pochi mesi e Lewis vota per l’Europa, e la libera circolazione dei lavoratori.

Con Corbyn sempre più in difficoltà, dopo avere ottenuto l’appoggio dei sindacati Lewis entra definitivamente nelle grazie dell’ala moderata del partito.

Ulteriori voci di una sua candidatura alla successione sono inevitabili.

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Norwich, 10 giugno 2017

Sono passati due giorni dalle elezioni politiche, e la batosta del Labour Party guidato da Jeremy Corbyn è evidente. Dalle vetrate del suo ufficio affacciato sul fiume Wensum, Clive Lewis guarda lo sciame di bambini in divisa dirigersi verso le scuole.

L’istruzione gratuita, sarà o meno il tema centrale della sua candidatura alla segreteria del Labour Party? Difficile a dirsi, bisogna attendere, vedere come si sposta l’asse politico britannico. Alleanza con Verdi e Lib Dem, o perlomeno desistenza come aveva auspicato prima delle elezioni locali del mese prima? Troppo presto, bisogna attendere, capire come si comporrà e scomporrà il suo partito.

Ora è solo il momento di cercare intese, sviluppare relazioni, tessere alleanze.

Sindacati e ala destra del partito li ha lavorati bene in questi due anni.

La scelta europeista lo distanzia da Corbyn quanto da May. Lo avvicina a Macron. Potrei giocare di sponda con quel francese, pensa.

Si siede alla scrivania e ricarica la pagina aperta sul computer. Un noto sito di scommesse. E’ il favorito per la leadership laburista. Dopo di lui in ordine sparso Yvette Cooper, Keir Starmer, Lisa Nandy, Dan Jarvis.

C’è anche Sadiq Khan, il sindaco di Londra. Lui potrebbe essere l’avversario più pericoloso, lui potrebbe essere l’alleato più prezioso.

Clive Lewis torna alla finestra, osserva di nuovo i bambini che vanno a scuola.

Istruzione gratuita, o no?

Una volta ho raccontato che sono cresciuto in una casa popolare di Northampton leggendo Malcolm X e ascoltando i Public Enemy. Ho aggiunto che quello che mi ha colpito di più di Malcolm X è che nei sui tardi scritti, prima di essere assassinato, era diventato molto più conciliante. Quasi moderato.

Istruzione gratuita, o no?

Torna alla scrivania, butta uno sguardo distratto alla front page di The Times e si sofferma per un attimo su una foto di Obama.

Mi somiglia, o no?

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I Diavoli

I Diavoli della nostra epoca dominano le variabili. Prevedono il futuro. Se è necessario lo determinano per influenzare il corso degli eventi. Non credono al caso o alla fortuna. Figure enigmatiche e ambivalenti – I Diavoli – tra inganno e prodigio, perseguono un ordine molto spesso volto al loro esclusivo interesse. In questi anni si sono mossi – decisi e sfuggenti – davanti ai grandi eventi della nostra epoca. Dalle pagine di questo sito proveremo a raccontare fatti e raccogliere testimonianze di uomini capaci di intercettare queste verità e forzare dunque la scatola dei segreti del potere finanziario, per mostrarne a tutti il contenuto.

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