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Cosa ci rende nostalgici
(Recurring Dreams)

La nostalgia di grandezza, di quando si comandavano le onde, gli imperi, di quando guidavamo i partiti, di quando eravamo noi quelli a dire/fare/baciare lettera, senza mai, mai fare testamento. La nostalgia di grandezze mai raggiunte, obiettivi desiderati e appena intravisti dal treno. O la nostalgia di quando tutto era ai nostri piedi, quando comandavamo il mondo con un sorriso al momento giusto. La semplicità primordiale del risveglio in un giorno dove tutto deve essere inventato.

22 marzo 2017

di KJ Okker*

Sogno spesso la luce del mattino, nella casa dei miei nonni, alle pendici delle colline toscane. Io, ancora bambino, nel lettone di ferro battuto, alto quanto me, e questi raggi di sole filtrati in una nota quasi verdognola da cipressi e ulivi in fiore. Le lenzuola bianche e la giornata davanti, l’odore del pane tostato e del caffè d’orzo dal piano di sotto. La luce attraverso le persiane e le tapparelle, un mondo intero da scoprire. Lo sogno, quel risveglio, mentre il corpo di questo me stesso quasi cinquantenne indugia a trovare una posizione giusta per dormire, attraverso le notti che, nel corso della vita, sono diventate sempre più tempo del pensiero e sempre meno momento di riposo.

Io non credo che si invecchi ma che semplicemente aumenti, poco a poco, la nostalgia per quei mondi perfetti in certi istanti, che appartengono al nostro passato o che ci immaginiamo in un futuro oltre la porta del tempo. In questo, siamo tutti simili. Le nostre memorie diventano mano a mano più pesanti, come se gli abiti che indossiamo si impregnassero sempre più di acqua. A meno che uno non cominci a giudicare il mondo partendo dai più piccoli, da chi ancora lo esplora come se tutto fosse un mistero da svelare, come se tutto rivelasse un enigma, una domanda a cui noi, con tutta la nostra esperienza e conoscenza, abbiamo smesso di rispondere.

Sto lentamente riscoprendo, con grande ritardo, la bellezza di rivedere il mondo attraverso gli occhi delle mie figlie. Quel letto bianco inondato dal sole primaverile, la prima volta che si sente un profumo, la prima volta che si provano abiti da adulti, mia figlia che si trucca allo specchio e diventa un procione alieno, per i colori applicati agli occhi.

“Noi” nostalgici

La nostalgia di grandezza, di quando si comandavano le onde, gli imperi, di quando guidavamo i partiti, di quando eravamo noi quelli a dire/fare/baciare lettera, senza mai, mai fare testamento. La nostalgia di grandezze mai raggiunte, obiettivi desiderati e appena intravisti dal treno. O la nostalgia di quando tutto era ai nostri piedi, quando comandavamo il mondo con un sorriso al momento giusto. La semplicità primordiale del risveglio in un giorno dove tutto deve essere inventato.

L’autobus su cui attraverso la città indugia nel traffico della zona grigia, fra aree residenziali verdi e la roccaforte della finanza. Un tempo, qui attorno era tutta campagna, sembra suggerirmi. Ma ora ci sono io, il presente, e in tutte le contraddistinte emozioni che suscita, anche di timore, vale comunque la pena vivere. Soprattutto fino a quando ci sarà spazio per lo stupore degli altri.

Caccio la malinconia e la nostalgia con un gesto stizzito, e cambio canzone sull’Ipod sperando che torni il sogno di risvegli placidi.

Soundtrack: Bon Iver – Perth

* KJ Okker è la persona attorno alla quale girano sempre tutte le tempeste: finanziarie, sociali. Non ha un ruolo chiave, ma osserva tutto con il distacco di un attore consumato e la nostalgia per un mondo che, probabilmente, non è mai esistito. Abita su un aereo e dorme dove capita. Intanto, misura la vita che scorre fra il cuore e lo stomaco d’Europa e d’Italia.

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