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Caro Regno Unito
I Want to Be Inside EU

16 giugno 2016

Aprile 2003
Sono arrivato a Londra da pochi giorni. Vengo qui per imparare l’inglese, mi dico, 6 mesi, non di più! Non voglio lavorare  o vivere all’estero, e sicuramente tornerò’ a Roma, la mia amata città’ a seguire un’ opportunità’ del campo pubblicitario, probabilmente.
Ho solo bisogno di un po’ d’aria fresca, dopo una storia finita male.
I miei lavoretti precedenti mi avevano messo in contatto con un pubblicitario della capitale Inglese. In più’ mia sorella viveva già qui quindi un passo tutto sommato facile e senza rischi.
Lavoro a Notting Hill, Lancaster Road per la precisione, vicino al mercato, in un bell’ ufficio open space in cui il più’ vecchio ha intorno ai 40 anni e  non saprei dire con esattezza quante Nazioni siano rappresentate in quella stanza chiassosa, velocissima e viva! Sono euforico,  la prima settimana non ho chiuso praticamente occhio, il mio cervello processa di notte una quantità’ di parole, immagini, stati d’animo che mi si rivoltano addosso come uno tsunami. L’ora di pranzo e’, per uno come me, come trovarsi in Alice nel Paese delle meraviglie, cibi di tutte le etnie, frutta e verdure mai viste prima, odori e sapori e spezie e culture diverse tutte armoniosamente integrate in una città’ moderna, funzionale, aperta, globale, simbolo di vivibilità’.

Giugno 2016
Sono passati 13 anni da allora. Ovviamente il mio piano di tornare in italia non ha funzionato come previsto.
Ho una moglie inglese oggi, una società’, una trentina di persone che lavorano con me, amici, famiglia, insomma sono cresciuto, diventato uomo in questo paese, questa città’ piena di contraddizioni ma pur sempre centro del mondo, di culture, di esperienze che la fanno uno dei posti più’ dinamici che abbia mai conosciuto. Ne ho imparato i pregi ma anche i difetti. Ho imparato che in questa citta’ siamo tutti bene accetti ma alla fine, quasi sempre, rimaniamo divisi, sospettosi, circospetti. Ho imparato che la velocità’ e’ essenziale ma anche che questa velocità’ stanca, innervosisce e ci priva della possibilità’ di dare un valore al tempo dedicato a noi stessi. Ci si ferma poco a pensare, a riflettere, mentre si e’ letteralmente bombardati di messaggi che invocano alla velocità’, all’ultimo prodotto, all’ultima tendenza  e che ci rendono sempre più’ divisi e isolati. La città’ e’ stata preda di una finanziarizzazione senza ostacoli, costo della vita alle stelle, salari al palo,  che l’ha trasformata in una macchina da business perfetta. Una specie’ di mega corporation, con vari dipartimenti, in cui l’unico filo conduttore per i giovani e’ lavorare, per guadagnare, per poter pagare l’affitto, per poter vivere a Londra, per lavorare, per guadagnare, come un criceto su una ruota. E’ questo il futuro? E’ forse Londra una visione di quello che ci aspetta? Speriamo di no.

Abbiamo davanti sfide impressionanti. Capovolgimenti economici (la prossima crisi?) Politici (partiti populisti e nazionalisti in crescita ovunque) Socio-Economici (disuguagliante sempre più’ accentuate, perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro) Climatici (sembra sempre più’ ovvio che anche le previsioni più’ catastrofiche erano in realtà’ ottimistiche) Terrorismo, Migrazioni di massa e potrei continuare  ancora, ma quello che e’ ovvio e’ che tali sfide siano troppo grandi per essere combattute da soli. Cediamo all’egoismo, all’individualismo, a una narrativa che cerca sempre di più’ di dividerci, di distrarci, di categorizzarci, mentre in fondo vogliamo tutti la stessa cosa e cioè’ costruire un futuro migliore per tutti. Le sfide, non sono poche.
Questo referendum, che e’ stato indetto più’ per errore politico  che per una reale necessita’ , ci chiede oggi di dividerci di nuovo. Di chiuderci cosi da poterci proteggere, ci dicono.
Ma costruire muri non serve a niente, ci nasconde solamente cosa c’e’ dall’altra parte, ci previene di comprendere e insieme fronteggiare quelle sfide. Qui si e’ ridotto il dibattito a campagne di demonizzazione dell’avversario, a  sondaggi campati in aria, a visioni del mondo che sembrano venire da un passato lontano, a uno scontro politico per la conquista del potere.

Noi, come cittadini, abbiamo un dovere, che e’ quello di informarci, e soprattutto di andare a votare per decidere il nostro futuro. Faccio parte di quella generazione (i cosiddetti Millenials) che sono cresciuti sentendosi Europei, che non si ricordano neanche di un Europa divisa da muri e dogane, che hanno moglie, mariti, amici, colleghi, famiglie, sparse per ogni nazione di questo grande e oggi stanco continente. Un Europa vera, non quella di Brussels, delle politiche’ di austerità , delle burocrazie e della moneta. Nessuno mette in dubbio che ci siano tante cose che non vadano in questa Europa ma tornare indietro sarebbe per la mia generazione e quelle future, semplicemente antistorico; senza contare le ovvie ripercussioni economiche che non possono non essere negative quando il 45% dell’export del Regno Unito e’ con la EU. Neanche il Regno Unito e’ perfetto e come detto sopra ha spesso gli stessi difetti e contraddizioni di cui Londra e’ il simbolo migliore. Abbiamo, insomma,  ancora molto da imparare a vicenda e insieme possiamo continuare a migliorarci, confrontarci e trovare soluzioni condivise.
Per questo e per tante altre ragioni, caro Regno Unito, I Want to Be Inside EU

N.

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I Diavoli della nostra epoca dominano le variabili. Prevedono il futuro. Se è necessario lo determinano per influenzare il corso degli eventi. Non credono al caso o alla fortuna. Figure enigmatiche e ambivalenti – I Diavoli – tra inganno e prodigio, perseguono un ordine molto spesso volto al loro esclusivo interesse. In questi anni si sono mossi – decisi e sfuggenti – davanti ai grandi eventi della nostra epoca. Dalle pagine di questo sito proveremo a raccontare fatti e raccogliere testimonianze di uomini capaci di intercettare queste verità e forzare dunque la scatola dei segreti del potere finanziario, per mostrarne a tutti il contenuto.

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