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Il bianco ottico
(quello che devi vedere)

Tutto dannatamente ottico, bianco, maschile. La finzione scenica attuale della politica contro-politica che dice e urla che Trump è contro il potere, che Brexit è voluta dal popolo intero, che bastava un referendum in Italia per cambiare un Paese intero. Invece, alla fine, ci siamo trovati con un gabinetto americano imbottito di privilegio bianco, di ex-banchieri, tycoon, affaristi.

10 febbraio 2017

di KJ Okker*

Ogni volta che entro in una farmacia in una qualsiasi città americana, lo faccio con l’atteggiamento di un esploratore di terre sconosciute. Spesso cerco un dentifricio, o quelle scatole stupende da mille aspirine, o qualsiasi forma di snack, a patto che contenga burro di arachidi.

Mi piace leggere le avvertenze, oppure osservare come, per la stessa medicina venduta in confezioni anonime in Europa, i marketer americani si inventino scatole con colori sgargianti e scritte che evocano miracoli, risultati e percentuali di qualcosa che la medicina stessa potrebbe e dovrebbe migliorare.

E il prezzo, oh certo, il prezzo che è sempre un’offerta: 3X2, 20% in più, etc. E, sotto, o dietro la confezione, le avvertenze, lunghissime, senza sosta, dove tutto, tutto, può accaderti, forse, se assumi quella medicina. Da un senso di euforia alla morte istantanea per autocombustione.

Passeggio fra gli scaffali e mi sento alieno, diverso, perso in quella offerta di cose, rimedi, futuri possibili, senza additivi e, in fondo, senza speranza. Che nessuno te la vende in una farmacia la speranza vera, quella del futuro che si espande e migliora tutto. Mica quella di un mal di testa che passa facendo cortocircuitare le sostanze chimiche nel corpo.

In una di queste visite occasionali, a New York, entrai da CVC, una delle tante catene. Ovunque, regnavano questi cartelli pubblicitari, di un nuovo dentifricio sbiancante, con una scatola rosso Ferrari e la scritta gigantesca sopra che diceva ‘Optic White’. Il Bianco Ottico.

Mi soffermai, presi la scatola, ne soppesai il colore, una marca famosa, la Colgate, che prometteva denti come uno squalo di Hollywood, grazie al perossido di ossigeno, al fluoro, a qualsiasi cosa associata a quella scatola rossa e invitante. Venduta, ovviamente, assieme a uno spazzolino elettrico che prometteva prestazioni capaci di togliere le tracce di smog dai marmi di un centro cittadino. In poco tempo, in nessun tempo. Subito.

Il Bianco Ottico. Che già il nome mi turbava. Perché già raccontava di una finzione, di una mascherata. Qualcosa di bianco agli occhi, alla vista, ma non vero, non originale. Non sbiancava il dentifricio, ma offriva l’impressione che tutto fosse più lindo, pulito. Quei denti bianchi di molti americani, che si incontrano in giro. La differenza palpabile con gli inglesi, che spesso hanno, nell’immaginario popolare, denti gialli. Tipo i pirati.

Bianco ottico. Un dentifricio perfetto per l’epoca attuale, dove tutto viene promesso come maquillage della superficie, come soluzione che fa apparire qualcosa come non è. Denti e capelli subprime. Prodotti che fanno sembrare i capelli più vaporosi, meno bianchi, gli occhi azzurri invece che castani. E i denti sempre più bianchi, fino a farli diventare cangianti.

La finzione scenica attuale della politica contro-politica che dice e urla che Trump è contro il potere, che Brexit è voluta dal popolo intero, che bastava un referendum in Italia per cambiare un Paese intero. Invece, alla fine, ci siamo trovati con un gabinetto americano imbottito di privilegio bianco, di ex-banchieri, tycoon, affaristi.

Ci siamo trovati, nel Regno Unito, a ignorare completamente il desiderio democraticamente espresso dal 48% per cento dei cittadini di rimanere in Europa. Ci siamo trovati in Italia con un governo ancora meno rappresentativo e fra lotte intestine o di frontiera fra partiti e movimenti che non riescono a capire il momento: la drammaticità del momento.

Quell’istante della storia mondiale in cui bisognerebbe guardare non solo ai denti delle persone, e alle loro pance, ma al cuore, al loro cervello. Titillare la loro voglia di speranza che, va detto, non coincide con la voglia di cambiamento è una finzione. Una menzogna. O, perlomeno, esistono cambiamenti dettati dalla speranza e altri dettati dalla paura.

I denti ingialliti ci parlano del tempo, della morte, sono i denti degli scheletri, dei teschi, dell’amico di Amleto, dei simulacri sotto Napoli. I denti bianchi sono la maschera, la modernità che non riesce a far altro che abbellire tutto, renderlo accettabile a qualche criterio estetico.

Come la finanza, quella finanza di prima della crisi, quando i derivati erano usati come un trucco, come rossetto e fard per nascondere perdite, accantonamenti, difficoltà. Quella finanza che ci raccontava, spinta da quella grande esperta di belletti che è la politica, che tutto andava bene, che investire in mutui residenziali era la cosa migliore del mondo e che il mercato dei capitali non avrebbe mai smesso di crescere. Il belletto, il rossetto e i denti bianchi.

O le cravatte giuste. L’abbronzatura. Tutto dannatamente ottico. Bianco. Maschile. Tutto un mondo di perfezioni, di lavaggi, pulizie sociali, di white wash, sepolcri da imbiancare, dove tutto deve essere normalizzato.

Mi ricordo che presi in mano la scatola. Lessi ad alta voce ‘Optic White’. Una, due, tre, volte. Fino a rendere quell’espressione stupida, ripensando a Sly and the Family Stone. Optic White. Io, nell’impero americano, nella farmacia dei miracoli. Io, uno dei tanti nigger del pianeta.

* KJ Okker è la persona attorno alla quale girano sempre tutte le tempeste: finanziarie, sociali. Non ha un ruolo chiave, ma osserva tutto con il distacco di un attore consumato e la nostalgia per un mondo che, probabilmente, non è mai esistito. Abita su un aereo e dorme dove capita. Intanto, misura la vita che scorre fra il cuore e lo stomaco d’Europa e d’Italia.

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