Banche e Stress Test

Lo stress test è al cuore dell’europa

C’è qualcosa d’impronunciabile che riguarda l’Europa. Tutti guardano al Sud dove il fascio di luce illumina le banche italiane. Invece per me bisogna concentrarsi sulla Germania

6 luglio 2016

Non sembra esserci pace sui mercati finanziari. Dopo che il risultato del referendum in UK ha precipitato le borse in profondo rosso, un nuovo fronte si è aperto a Sud, sulle banche italiane, con il tonfo di Monte Paschi che lunedì, al termine delle contrattazioni, ha registrato una perdita del 14%. La situazione è precipitata quando la BCE, contestualmente ai reiterati richiami sul problema delle cosiddette “sofferenze”, ha comunicato alla banca senese la richiesta di smaltimento dei crediti deteriorati per circa dieci miliardi. E tutto questo mentre ancora si attendono i risultati degli stress test dell’Eurotower che dovrebbero essere resi pubblici a fine mese. Grande è la confusione sotto il cielo. Una condizione ideale per alcuni: ad esempio, per il finanziere Bruno Livraghi. Quarant’anni, passaporto italiano, con una fama da “duro” sulla street, è il responsabile della sede londinese del colosso M*** L***, uno dei principali hedge fund americani. Quando gli chiediamo come vede la situazione delle banche italiane, quasi contesta la domanda: «Dovreste chiedermi come vedo le banche tedesche».

In che senso, Livraghi? La lettera della BCE a MPS e la situazione dei bancari italiani sono tra le principali notizie economiche.

Proprio per questo è fondamentale guardare altrove, e non soltanto dove qualcuno vuole che l’attenzione si concentri. C’è qualcosa d’impronunciabile che riguarda l’Europa. Tutti guardano al Sud dove il fascio di luce illumina le banche italiane. Invece per me bisogna concentrarsi sulla Germania. Gli stress test potrebbero tradire non poche difficoltà per una grande banca tedesca. E sto usando un eufemismo. Per la prima volta le verifiche includeranno rischi-mercato ‎e rischi operativi, ovvero derivati e multe! Sono sicuro che in Europa qualcuno all’apparenza insospettabile è troppo esposto in questo senso e potrebbe uscirne male.

In Europa o in Germania?

Diciamo che se le cavie da laboratorio sono l’Italia e il Portogallo, il vero malato è in Germania: la grande banca di cui parlo.

Sembra una posizione ideologica oppure una specie di vendetta contro la rigidità tedesca da parte di un italiano. Sta cercando di occultare la crisi strutturale del vostro sistema bancario?

L’attenzione sull’Italia è determinata da cause precise e ampiamente note dal momento in cui è emerso il problema dei crediti deteriorati. Ciò che, invece, rimane oscuro è il bilancio della grande banca tedesca e l’ammontare esatto dei contratti derivati. Potrebbe trasformarsi in una voragine di perdite senza precedenti. Uso un’immagine forte: quello – a mio avviso – è il vero buco nero della finanza globale. E peraltro concentrarsi lì, nel cuore dell’Europa, e non sui soliti noti della periferia, potrebbe favorire una riflessione finalmente seria, o addirittura dettare un processo di riforma dell’intero sistema. 

Eppure dalla Germania continuano ad arrivare segnali di rassicurazione e da più parti si dice che gli istituti bancari tedeschi hanno un’esposizione netta molto limitata sui derivati.

Guardi, ancora una volta è la prospettiva da cui si guarda a fare la differenza. A me non interessa la posizione netta, bensì quella lorda. A ogni contratto derivato è legato un profitto o una perdita e di conseguenza un rapporto di credito o debito con la controparte con cui è stato negoziato il derivato. La grande banca tedesca, quindi, pur non essendo esposta alla direzionalità dei mercati, è esposta massicciamente alla fragilità del sistema. E non c’è collaterale che tenga. Immaginate un transatlantico che deve manovrare per attraccare in un porto. Il luogo è protetto, certo. Ma se sopraggiunge un imprevisto capace di alterare anche di poco la velocità o la rotta, non è come in mare aperto… È questione di pochi metri, ma in una manovra simile pochi metri sono decisivi: direi che sono tutto. Il rischio è una collisione rovinosa. Ecco, i collaterali sono i parabordi. Ma se sopraggiungono condizioni impreviste nella manovra di attracco, beh, allora non c’è parabordo che tenga.

In altre parole?

In altre parole questa banca potrebbe avere crediti per miliardi legati ai derivati con controparti semi-fallite e debiti equivalenti per altrettanti miliardi con altre controparti. Se una controparte creditrice non dovesse pagare, potrebbe scattare un effetto-domino, l’inizio di una vera e propria valanga. Di fatto un contratto derivato potrebbe trasformarsi in un credito deteriorato a leva. Mi permetta di farle io una domanda…

Prego.

Ha idea dell’esposizione dei Tesori nazionali verso le banche d’investimento legate ai derivati?

Ricordo il caso del Tesoro italiano e di una celebre banca d’affari americana.

Ecco, quello è un esempio perfetto. Ora moltiplichi quell’esposizione per milioni e avrà un’idea dell’entità del rischio sistemico legato al mondo dei derivati emessi negli ultimi vent’anni. La grande banca tedesca ha una fetta enorme di quel rischio.

E adesso cosa fa il raider Bruno Livraghi?

Quella banca tedesca l’ho venduta allo scoperto da tempo. È uno short strutturale, e non ho intenzione di ricoprirmi. Semmai comprerò altre banche.

È salito sul carro in buona compagnia. Non le sembra che il carro sia già troppo affollato?

Sì, inizia a essere affollato: meglio così… È importante attrarre l’attenzione mediatica. I rischi aumentano, ma sono pronto a sopportare un’alta volatilità. Mi creda, non ci sarà happy ending se non prima di una durissima resa dei conti…

E come finirà con le banche italiane?

Se i tedeschi decidessero di fare delle deroghe al loro fondamentalismo, potrebbero accendere la green light per l’immissione di capitale pubblico in una banca privata. Potrebbe tornargli utile qualora dovessero salvare qualcosa che gli sta molto a cuore.

 «Spesso e volentieri la luce non è altro che lo strumento di un potere diabolico. “Lucifero”, del resto, non significa “portatore di luce?» Da Market Manipulation – Il Tredicesimo Piano

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