Il Tredicesimo piano

La società della trasparenza

Il nuovo paradigma è non avere paradigmi

26 giugno 2015

Da: derek_morgan@xxxxxxxxxxxxx.com
A: philip.wade@mail.birkbeck.ac.uk
Data: 25 giugno 2015 17:39

Dear Phil,

perfino il clima, ormai, è nient’altro che un incidente: nessuno sa più prevedere quali saranno le condizioni del cielo tra poche ore, figuriamoci se possa ancora avere un senso parlare d’inverno o di bella stagione. Se a Londra piove – oppure splende un bel sole – lascia che Londra sia.

Ho letto con interesse la tua ultima mail, ti ho immaginato ingessato nel tuo pullover a righe con il fiato corto. Sai che per riuscire a respirare a pieni polmoni sarebbe sufficiente dismettere la tua vecchia armatura e provare a vestire i panni di questa confortevole modernità fatta di tanti elastici e pochi lacci. Ma tu sei un testardo, ti ostini a rimanere imbrigliato, continui a chiudere il primo bottone della camicia come se questo fosse un pranzo di gala.

Il mondo, l’Europa, la Grecia, il tuo allievo Alexis. Non ti nascondo che leggerti talvolta abbia su di me l’effetto dirompente di un viaggio nel tempo. Un tempo passato, superato, guasto. Mi fai venire in mente i tizi che al supermarket, qui negli States, riversano interi scaffali nei loro carrelli senza occuparsi di leggere la data di scadenza stampata sul retro degli articoli che acquistano. Come se la bontà di un prodotto, o di una teoria, non fosse soggetta alle regole del tempo.

Quella che stiamo vivendo, caro Phil, è un’era post-umana. Le teorie economiche delle quali mi parli appartengono al passato. Oggi viviamo nella dittatura del presente, la straordinaria quantità di dati che attraversa le nostre vite è enormemente più potente di qualsiasi sforzo teorico di mediazione parziale tra passato e futuro. Keynes, Marx, Von Hayek sono storia, reperti di un’epoca lontana anni luce che ha una sola occasione di salvaguardia: essere relegata con cura in un museo delle cere.

Il nostro compito consiste nell’analizzare e sintetizzare miliardi di dati, quindi agire. Vedi, Philip, l’Oceano che divide i nostri continenti si sta espandendo: da una parte noi, che abbiamo accettato il passaggio alla tirannia del data mining, dall’altra voi – l’Europa – arroccati sulla vostra fortezza di burro. Le ideologie sono merce estinta, è inutile che lo chiami neoliberismo, è inutile che tieni il primo bottone della camicia sempre allacciato. Il nuovo paradigma è non avere paradigmi: se gli elementi che abbiamo a disposizione ci impongono di stampare moneta, noi lo facciamo immediatamente; se è necessario scavare delle buche per tenere a bada i disoccupati come nel New Deal, disseppelliamo l’illusione del lavoro anche a mani nude; se per il bene supremo dobbiamo mandare sul lastrico milioni di famiglie o annientare intere nazioni, facciamo un bel respiro e premiamo sull’acceleratore.

E’ questo che facciamo.

P.s. Ti invio in allegato un brano tratto dall’ultimo saggio di Byung-Chul Han, «Nello Sciame». La psicopolitica ha soppiantato la biopolitica, le teorie sono ormai un ricordo opaco. Occorre indirizzare l’inconscio collettivo delle masse verso la massima trasparenza.

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I Diavoli

I Diavoli della nostra epoca dominano le variabili. Prevedono il futuro. Se è necessario lo determinano per influenzare il corso degli eventi. Non credono al caso o alla fortuna. Figure enigmatiche e ambivalenti – I Diavoli – tra inganno e prodigio, perseguono un ordine molto spesso volto al loro esclusivo interesse. In questi anni si sono mossi – decisi e sfuggenti – davanti ai grandi eventi della nostra epoca. Dalle pagine di questo sito proveremo a raccontare fatti e raccogliere testimonianze di uomini capaci di intercettare queste verità e forzare dunque la scatola dei segreti del potere finanziario, per mostrarne a tutti il contenuto.

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