Il Tredicesimo piano

Dark Data. Viaggio nella cyborg finanza – pt. 8

La strategia che sta dietro il flash crash dell’oro. Il profitto non è il suo obiettivo. Qualcuno o qualcosa sta mandando giù il prezzo dell’oro, senza che sia possibile rifugiarsi in beni collegati. Non c’è altra possibilità che continuare a vendere oro, e contribuire così a far precipitare il suo prezzo. Costruisci l'errore, fallo emergere, sfruttalo a velocità supersonica e ricomponi il tutto.

13 giugno 2017

di N3xuZ

Non serve sapere. Solo eseguire. Processare i dati, conoscere le regole, applicarle.

Regola #32. Crash quickly. Fallisci in fretta.
Ovvero: cerca di mandare in crash il tuo codice il più velocemente possibile. È uno dei precetti della bibbia dei programmatori, Il Programmatore Pragmatico di Hunt & Thomas.

Fallire in fretta è bene. Se c’è un errore, farlo emergere velocemente rende più robusto il proprio codice e il proprio sistema. È la regola aurea del buon coding. E oggi anche della finanza.

Fallire in fretta: distruggere velocemente e velocemente ricomporre. Sempre più velocemente.

Individua un errore, fallo emergere, sfruttalo a velocità supersonica e ricomponi il tutto. Una distruzione creativa 2.0.

Distruzione creativa: 6 Gennaio 2014. Il prezzo del bene rifugio per eccellenza, l’oro, vive un flash crash.

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In pochi istanti il prezzo cala di 30 $ (da 1.245 $ a circa 1.215 $ l’oncia). La variazione è così brusca che il mercato viene fermato per i dieci secondi canonici. Quando riparte, le contrattazioni riprendono e il prezzo recupera.

All’origine di questo crollo c’è la vendita in blocco di circa 4.200 contratti: tradotto in soldi, oltre mezzo miliardo di dollari.
L’errore è stato individuato, fatto emergere, sfruttato a velocità supersonica e ricomposto.

Non serve sapere. Solo eseguire. Processare i dati, conoscere le regole, applicarle.
I dati sono chiari la mattina del 6 gennaio: il prezzo dell’oro è in leggera salita ma stabile.

Le prime due regole in ogni business sono quelle scolpite nelle tavole di Warren Buffett:
Regola #1: Non perdere mai soldi
Regola #2: Non dimenticare mai la regola #1

Come si applica la regola #1? Cercando il prezzo migliore.

Sulla base del flusso dei dati del 6 gennaio, cercare il prezzo migliore significa vendere lentamente (trade slowly). Cioè: vendere oro in piccoli pacchetti distanziati nel tempo. Questo mi permette di ottenere il prezzo migliore: se vendo grandi quantità di un bene, ossia aumento l’offerta, il prezzo tenderà a scendere e non riuscirò a guadagnare dalla sua vendita.

All’improvviso, invece, la mattina del 6 gennaio compare l’errore: la vendita in blocco dei 4.200 contratti con scadenza a febbraio. Senza una vera causa scatenante, senza una notizia proveniente dal mondo reale.

Una vendita di dimensioni inusuali anche per il mercato dell’oro. Un errore di sistema, che innesca un circolo vizioso. L’ordine introduce un sovraccarico dell’offerta, che manda giù il prezzo.

Il mio amico trader inizia a vendere e il prezzo scende ancora. Il collega del mio amico lo imita, e così via, finché il valore del prezzo arriva a un livello che attiva l’esecuzione di ordini stop loss, gli ordini automatici di vendita quando il prezzo raggiunge un certo livello. L’esecuzione di questi ordini spinge a vendere ancor di più, con l’effetto di mandare giù il prezzo ancor più velocemente. Fino al blocco di dieci secondi del mercato per eccesso di ribasso.

Un errore. O no?

Forse qualcuno ha solo fretta di tirarsi fuori dal mercato e in preda al panico ha venduto in blocco, senza curarsi del prezzo.

Già, allora guardiamo i dati. Sono chiari questa volta. E contengono un indizio. Una firma.
Basta non farsi ingannare dalla velocità.

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Eccoci qui: l’ordine di vendita non è eseguito in un unico blocco: in realtà è stato spacchettato. Ma a una tale velocità da sembrare un unico ordine.
In gran parte è stato effettuato mediante pacchetti di 338 contratti, a distanza di tempo brevissima. 338: un modello matematico, regolare, là dove dovrebbe regnare il caos.

Se è fretta, di certo è molto controllata.
Se è l’uscita in blocco dal mercato, di certo è un via singolare.
Se è panico, di certo non è quello di un uomo.

L’ordine di vendita presenta un altro aspetto rivelatore. È stato piazzato proprio in uno dei periodi di calma del mercato dell’oro, con un volume di negoziazioni molto basso. Quando ci sono pochi compratori attivi.
Non è un caso. Se massicci ordini di vendita sono piazzati in questo periodo a intervalli molto ravvicinati, è molto difficile che vengano assorbiti, per l’esiguo numero di compratori. Conseguenza: il prezzo dell’oro andrà giù. Durante un periodo di volumi molto alti, il crollo probabilmente non avverrebbe.

Chi ha effettuato l’ordine non stava cercando il miglior prezzo. Non stava cercando di uscire dal mercato il più in fretta possibile.
Voleva solo che il prezzo dell’oro andasse giù. Il più possibile.
Perché?

“Quello che bisogna comprendere è sia l’aspetto quantitativo delle cose sia il loro aspetto qualitativo”. Il mantra di Kyle Bass ci guida anche in questo caso.

Ci sono tre categorie di trader che immettono ordini così grandi e senza farlo in un blocco unico: i grandi speculatori, le banche di lingotti e le società minerarie.

Procediamo per esclusione.

Le società minerarie sono le imprese che vendono la loro futura produzione di metalli, in modo da minimizzare l’impatto delle fluttuazioni dei prezzi sui loro bilanci. La possibilità che sia stata una società mineraria a immettere l’ordine è zero.

Le banche di lingotti sono le banche che conservano il metallo fisico per gli scambi e sono responsabili dell’inventario. Esse acquistano e vendono per conto dei loro proprietari e di altri istituti. La possibilità che sia stata una banca di lingotti a immettere l’ordine è zero.

Rimangono i grandi speculatori, che per lo più sono i fondi speculativi.
Di nuovo: perché un fondo speculativo vorrebbe forzare un crash nel prezzo dell’oro?

Regola #27. “Tutti possono vedere la mie tattiche, nessuno può conoscere la mia strategia”. Così recita L’Arte della Guerra di Sun Tzu, bussola di strateghi e trader di Wall Street.

Il principale motivo che un fondo speculativo può avere è che già ha venduto oro allo scoperto, sta perdendo soldi e ha bisogno di un crash del prezzo per ricomprare il tutto a prezzi inferiori.

In questo modo non sta violando le leggi di Buffett. A suo modo sta cercando il prezzo migliore e non va contro le regole del buon trading. Anzi sta seguendo una delle leggi dei prezzi ricordata da Edwin Lefèvre nelle Memorie di un operatore finanziario, dove racconta del leggendario investitore Jesse Lauriston Livermore:

“I prezzi, come qualsiasi altra cosa, si muovono lungo la linea di minima resistenza. Faranno quello che viene più facile”.

È la legge della minima resistenza dei prezzi.

Perché i prezzi sono come le bolle di sapone: si dispongono seguendo la linea di minima resistenza. Bolle di sapone, bolle speculative: il punto è chi o cosa disegna le linee di minima resistenza. Quelle delle bolle fisiche sono disegnate dalla natura, quelle dei prezzi dagli uomini. E dalle macchine.

Per scoprire queste linee non dobbiamo farci ingannare dalla velocità. La strategia è la stessa da quando esistono i mercati.

“Il gioco non cambia così come non cambia la natura umana” scrive Lefèvre. “Non c’è niente di nuovo a Wall Street. Non ci può essere perché la speculazione è vecchia come il mondo. Quello che succede nei mercati finanziari oggi è già accaduto prima e succederà ancora”.

Non c’è niente di nuovo sotto i dati finanziari. E i dati, questa volta, sono chiari. Basta saperli leggere, combinare e ci riveleranno la strategia.

Stanno davanti a noi come pezzi di un vetro rotto: ogni frammento riflette parte dell’immagine sopra di noi. Se riusciamo a unirli, se troviamo le giuste linee lungo le quali accostarli, ci mostreranno la figura originaria completa.

Sono stati rotti seguendo la strategia che si basa sulla regola primitiva del divide et impera.  Proviamo allora a riunire ciò che è stato diviso. Accostare lungo le linee di minima resistenza ciò che appare separato. In questo caso prendiamo l’oro e l’argento.

Se confrontiamo il comportamento del mercato dell’oro con quello dell’argento, il 6 gennaio 2014 noteremo una fatto sorprendente. Anche il mercato dell’argento vive quasi simultaneamente un flash crash: un flusso di ordini di vendita investe il prezzo e lo abbatte.

Un’altra anomalia si presenta sul mercato. Normalmente, se il mercato dell’oro va giù, quello dell’argento va su. La correlazione inversa è il risultato della logica del “bene rifugio” e i metalli preziosi sono i primi in questo senso.

Quando i prezzi dei beni rifugio variano bruscamente, la cosa naturale è acquistare oro e vendere argento, oppure vendere oro e acquistare argento. Perché tutti abbiamo bisogno di un rifugio: siamo ancora cacciatori-raccoglitori. Finanziari.

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Questa tattica offre almeno due vantaggi:

#1: se abbiamo investito in beni rifugio, il nostro investimento sarà complessivamente salvaguardato. Quello che perdo in oro lo guadagno in argento, e viceversa.
#2: se entriamo adesso nel mercato possiamo fare un profitto comprando oro, il cui pezzo sta crollando, e vendendo argento, il cui prezzo dovrebbe salire per effetto della fuga dall’oro.

La strategia che sta dietro il flash crash dell’oro, tuttavia, non mira a nessuna di queste cose. Il profitto non è il suo obiettivo. Qualcuno o qualcosa sta mandando giù il prezzo dell’oro, senza che sia possibile rifugiarsi in beni collegati. Non c’è altra possibilità che continuare a vendere oro, e contribuire così a far precipitare il suo prezzo.

Costruisci l’errore, fallo emergere, sfruttalo a velocità supersonica e ricomponi il tutto.

I dati sono chiari, questa volta, perché sono artefatti. Perché si vede come sono deformati, fanno vedere come sono stati manipolati.

L’obiettivo dell’operazione è il controllo del prezzo. Che infatti arriva a livelli registrati cinque anni prima del flash crash. Il prezzo riportato sul display non è quello che riflette il valore attribuito all’oro dal mercato, ma quello indotto da questa operazione.

Dunque, a cosa serve mandare giù il prezzo dell’oro?
Per rispondere, proviamo a farci un’altra domanda: qual è il bene per eccellenza inversamente correlato all’oro?
Il dollaro.

L’operazione serve a tenere su l’altro grande bene rifugio del mondo.

“Non c’è niente di nuovo a Wall Sreet. Non ci può essere perché la speculazione è vecchia come il mondo. Quello che succede nei mercati finanziari oggi è già accaduto prima e succederà ancora”.

Niente di nuovo. Il mercato dell’oro vive turbolenze e attacchi ripetuti, come il flash crash. Di conseguenza sui media finanziari si diffondono narrazioni sulla fine dell’oro come rifugio atomico degli investitori. Anzi, la notizia è che i risparmiatori scappano dall’oro come forma d’investimento.

A questo punto anche il mio amico emigrato negli Stati Uniti vende il poco oro di cui dispone e investe nell’altro bene rifugio, il dollaro. Anche il suo vicino di casa lo segue. Così il prezzo dell’oro scende ancora, quello del dollaro sale e tutti sono felici.

Nello stesso lasso di tempo, le società minerarie possono riappropriarsi dei quantitativi d’oro scaricati dal mio amico, dal suo vicino di casa e dagli altri che li hanno seguiti. Possono accumulare i quantitativi e spedirli in Asia, per andare incontro all’enorme domanda dell’Est del mondo.

“L’esperto in guerra muove l’avversario, e non è mosso da lui” dice Sun Tzu, L’Arte della Guerra.

E così la maggior parte dei dati che vediamo su un display (domanda, offerta, volume) sono artefatti. Creati e plasmati da computer e algoritmi per produrre inganni e ottenere un vantaggio sul mercato.

La fede in questi dati è un’illusione ottica: le manipolazioni dei mercati attraverso l’uso delle macchine sono pratiche ormai incorporate da tutte le grandi istituzioni finanziarie del mondo. Riguarda ogni singolo dato. Ogni singolo dato è aggiustato e regolato in questo modo.

Regole di programmazione che diventano regole di trading. Regole di trading che diventano regole di vita. Regole di vita prese a prestito da quelle della guerra, che diventano regole finanziarie.

La guerra che diventa arte. La finanza che diventa guerra. Tutto è un remix. Finanziario.

Le altre sette tappe del viaggio quiquiquiquiquiqui e qui

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