Il Tredicesimo piano

Dark data. Viaggio nella cyborg finanza pt. 5

In finanza i dati, gli strumenti del comunicare, sono permeati da modelli, teorie, scelte e visioni del mondo. Non sono neutri. Non sono una fotografia della realtà. Sono il modo in cui si assembla la realtà. Il piccolo centro freddo intorno al quale si affolla la vita di questo mondo. Sono i raggi di luce filtrati da un prisma. Un prisma invertito: invece di separare ciò che è unito, unisce ciò che è separato.

28 marzo 2017

di N3xuZ

L’immagine è tutto.

Abbiamo organizzato una civiltà globale che dipende sempre più dalle immagini, dai segnali luminosi che le compongono e le trasportano. E dal modo in cui li processiamo.

Gli occhi sono la nostra guida, il nostro terminale sul mondo. Non senza un motivo: circa i due terzi delle nostre facoltà cognitive, del nostro cervello, sono dedicate a elaborare e interpretare segnali luminosi.

E come in un riflesso, la maggior parte dei contenuti che oggi ci vengono proposti e che processiamo sono visivi. Viaggiano su raggi di luce e sono composti di pixel. Anche qui, il motivo è la rapidità. Sono facili da trasmettere, da processare e da condividere. Compattano tanta informazione. Non sembrano richiedere molta interpretazione, o analisi.

Come si dice: una sola immagine vale più di mille parole.

Dominare la luce significa dominare le immagini. Quando ogni raggio di luce è stato opportunamente filtrato, i nostri occhi non possono più nulla. Proprio come quando l’oscurità è calata.

In questo modo luce e oscurità si fondono. Diventano indistinguibili.

Tutto è nell’immagine.

“Se ci mettiamo a parlare in una stanza buia, le parole assumono improvvisamente nuovi significati” osservava Marshall McLuhan.

Proviamo a seguire il suggerimento. Se ci mettiamo a parlare nel buio della galassia finanziaria, le parole assumeranno e creeranno nuovi significati.

Anche senza luce, non siamo ancora annientati. L’assenza di luce non può spegnere il significato. Chi domina le immagini e la luce non può portarci via tutto: le parole resistono, continuano a scorrere, e la nostra mente arriva a diffidare delle sue stesse percezioni, riesce a valutarle da fuori e continuare a credere nella verità. E cercarla, la verità.

Tutto questo i Demoni lo sanno bene. Lo hanno sempre saputo.

Per questo tessono e perseguono un potere diverso, il cui obiettivo è spingere la nostra mente ad attribuire i significati che desiderano e che ritengono opportuni.

È un potere rarefatto, pulviscolare, che riempie il vuoto. O meglio: ci fa credere che il vuoto esista mentre lo riempie della sua energia. Un’energia oscura. La Dark Energy.

E proprio come l’energia oscura che irradia il nostro universo, anche quella che riempie i vuoti dell’universo finanziario non è direttamente rilevabile. Eppure permea tutto, in particolare i dati. Sono dark data.

Se la Dark Energy in fisica è un’ipotesi, che spiega l’accelerazione dell’espansione dell’universo, in finanza è molto di più: è il modo in cui si accelera l’espansione di industrie, economie e poteri. La Dark Energy forgia i dati finanziari. Incapsula nei dati il significato che si vuole. È un modo di privarli di significati, perché ci spinge ad attribuirne uno solo. Quello stabilito di volta in volta dai Demoni.

“Una volta che abbiamo consegnato i nostri sensi e i nostri sistemi nervosi alle manipolazioni di coloro che cercano di trarre profitti prendendo in affitto i nostri occhi, le orecchie e i nervi,” scrive McLuhan, “in realtà non abbiamo più diritti. Cedere occhi, orecchie e nervi a interessi commerciali è come consegnare il linguaggio comune a un’azienda privata o dare in monopolio a una società l’atmosfera terrestre”.

In finanza i dati, gli strumenti del comunicare, sono permeati da modelli, teorie, scelte e visioni del mondo. Non sono neutri. Non sono una fotografia della realtà.

Sono il modo in cui si assembla la realtà. Il piccolo centro freddo intorno al quale si affolla la vita di questo mondo.

Sono i raggi di luce filtrati da un prisma. Un prisma invertito: invece di separare ciò che è unito, unisce ciò che è separato.

luce_darkdata

Costruire, diffondere e spingere a usare questi modelli è il potere della Dark Energy.

Perché questi modelli e queste teorie generano i dati, dai dati si producono le decisioni, quindi le azioni e reazioni sui mercati, e queste determinano i rendimenti.

È una catena. E ogni catena serve per controllare.

Così si fabbrica un meccanismo, e lo si governa.

Costruire, diffondere e spingere a usare questi modelli è il modo per plasmare gli uomini e le loro menti.

Una volta che abbiamo costruito certi modelli, possiamo usare leggi, regolamenti, e tecnologie per limitare le scelte e i percorsi possibili alle sole opzioni determinate da questi modelli.

Spingeremo così gli uomini ad assomigliare a questi modelli. Finché non si conformeranno spontaneamente al modello, diventando predicibili. Programmabili.

Uomini programmati. Una società programmata.

“Ogni teoria”, ha detto la celebre biologa Ruth Hubbard “è una profezia che si auto-avvera, che ordina l’esperienza nel quadro teorico che produce”.

In finanza, le teorie e i modelli non solo si avverano, ma realizzano i mercati. Li performano.

Proviamo a seguire di nuovo il suggerimento di Marshall McLuhan. Proviamo a parlare nel buio della galassia finanziaria, e vediamo se le parole assumono nuovi significati. Proviamo a pronunciare la parola ‘mercato’.

Cos’è un mercato? Ecco una nuova chiave: è un insieme di agenti che impiegano certi strumenti. È banale, sì. Spesso la banalità offre un riparo dove è più facile nascondersi e passare inosservati. Soprattutto per il potere. Ma il punto è che questi strumenti, concettuali e tecnici, non sono neutri rispetto ai mercati. Ne influenzano l’andamento. Quando questi strumenti vengono adottati e usati sempre più diffusamente, costruiscono il mercato. Modificano il comportamento degli attori finanziari e di conseguenza la realtà dei mercati.

La domanda allora è: come lo modificano?

Le risposte sono due.

La prima: i mercati performano i modelli e le teorie. Questo significa che il loro uso spinge il mercato ad assomigliare alla descrizione data dai modelli.

La seconda: i mercati contro-performano, ossia il loro uso spinge il mercato ad assomigliare sempre meno alla descrizione data dai modelli.

Ovviamente performare o contro-performare dipende dalla natura delle idee che caratterizzano queste teorie, e da quanti operatori le adottano per prendere decisioni. Ma se ben impiantate, queste idee modellano i mercati finanziari.

Non solo come dice Callon, la narrazione e il discorso contribuiscono alla costruzione della realtà che descrivono. Non solo il discorso precede la realtà. Alla fine è la realtà.

Realtà, narrazione, sogno: in finanza sono tutti mischiati. Sono fluidi, reversibili. L’uno può essere trasformato nell’altro.

È come nel film Inception.

Dove alla domanda: “Qual è il parassita più resistente? Un batterio, un virus?” viene risposto: “Un’idea. Resistente, altamente contagiosa. Una volta che un’idea si è impossessata del cervello è quasi impossibile sradicarla. Un’idea pienamente formata, pienamente compresa, si avvinghia qui da qualche parte”.

Impiantare un’idea, una teoria. Farla attecchire e diffonderla nelle menti. Un virus. Un’epidemia.

Come la finanza comportamentale. O la finanza delle microstrutture.

La prima ci dice che gli operatori finanziari, trader e investitori, sono influenzati da fattori psicologici che offuscano le loro capacità di decisione razionale: paura, pregiudizi, mancanza d’attenzione, producono errori nel processo decisionale che si ripercuotono sul valore dei titoli azionari.

La seconda analizza cosa succede agli ordini di negoziazione quando arrivano su una specifica borsa e quali sono le regole della loro esecuzione.

Ci dice che gli attori finanziari adottano strategie per piegare a loro vantaggio tali regole: cercano le opportunità per sfruttarle e usano le informazioni che hanno su altri ordini. E lo fanno senza rivelare le loro intenzioni.

Allora proviamo di nuovo a parlare nel buio della galassia finanziaria. Proviamo a pronunciare la parola “teoria”. Cosa performano queste teorie?

Risposta #1: se riusciamo a impiantare l’idea della finanza comportamentale, ossia che i mercati sono caratterizzati da attori emotivi, allora realizzeremo mercati sempre più razionali. Il mercato contro-performerà la teoria.

Se gli agenti finanziari impiegano questa teoria per prendere le loro decisioni, allora significa che stanno cercando di individuare gli effetti di fattori emotivi e psicologici sui prezzi dei titoli finanziari. Prenderanno decisioni sempre più consci di questi fattori e miglioreranno il loro approccio psicologico, diventando sempre più razionali.

Di conseguenza i dati finanziari cambieranno, per effetto dell’uso e della diffusione, di questa teoria. La teoria e il suo modello saranno letteralmente incorporati nei dati.

Risposta #2: se riusciamo a impiantare l’idea della teoria delle microstrutture, dello studio dei meccanismi e degli algoritmi dietro le regole di esecuzione degli ordini, avremo mercati sempre più reattivi al flusso degli ordini. Anche qui, il mercato contro-performerà la teoria.

Avremo mercati che si avvalgono di macchine per anticipare le conseguenze di certi ordini. Una reattività che finisce per accelerare quelle conseguenze e in cui le emozioni sono amplificate. Attraverso l’uso di macchine e meccanismi si rafforzano le caratteristiche umane più primitive: la paura e l’euforia.

In ogni caso il modo in cui abbiamo concettualizzato i mercati produrrà la realtà dei mercati.

Se riusciamo a impiantare l’idea che i mercati sono caratterizzati da attori emotivi, otterremo mercati sempre più robotici. Se riusciamo a impiantare l’idea che le microstrutture sono importanti, otterremo mercati sempre più plasmati dalle emozioni umane.

In entrambi i casi, il mercato contro-performa le teorie.

Questo ovviamente non è un problema per il potere: l’importante è conoscere l’esito finale del processo.

Sapere che un mercato contro-performa una teoria, lo rende manipolabile. E in finanza questo ha un effetto collaterale notevole: il profitto.

Il profitto può essere ottenuto sfruttando entrambe le possibilità: sia sposando la teoria sia abbandonando la teoria. Basta differenziare opportunamente queste due fasi nel tempo.

La si sposa all’inizio per impiantarla e diffonderla. La si abbandona quando ormai si è diffusa e si replica da sola, come un virus. Ci si sottrae per poi colpire quando il meccanismo innescato fa il suo corso.

Colpire come colpiscono i meccanismi e le macchine: senza collera e senza odio. È come agisce il Potere. Come si legge nell’Heautontimorumenos di Baudelaire:

Ti colpirò senza collera
e senza odio, come un macellaio,
come Mosè la roccia!

E farò zampillare dalla tua palpebra,

per abbeverare il mio Sahara,
le acque della sofferenza,

il mio desiderio pieno di speranza
nuoterà sulle tue lacrime salate

come una nave che prende il largo,

e nel mio cuore inebriato,
i tuoi cari singhiozzi echeggeranno
come un tamburo che batte alla carica!

Ci colpirà e ci plasmerà.

Come Mosè la roccia.

Come Michelangelo il Mosè.

Le prime quattro tappe del viaggio quiquiqui e qui

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