Il Tredicesimo Piano

22 luglio 2016, Schreber a Wall Street

dal diario clinico del paziente Derek William Morgan

25 luglio 2016

Derek William Morgan è un trader di New York, ha cinquantatré anni, è sposato, ha un’ottima istruzione universitaria, parla correntemente diverse lingue, ha viaggiato in tutto il mondo ed è un uomo di grande cultura e vaste letture, utilizza con disinvoltura il gergo tecnico della psicoanalisi di cui si dichiara appassionato lettore. Colpisce il suo incedere sicuro e il fatto che non guarda mai direttamente l’interlocutore. I motivi che lo hanno portato a chiedermi di intraprendere una psicoterapia psicoanalitica sono uno stato di ansia generalizzata accompagnata da pensieri ossessivi di carattere forse paranoide. La letteratura psicoanalitica affronta per la prima volta questo problema con il caso clinico del presidente Schreber (1910).

«Lei e io abbiamo molte cose in comune. Sa cosa diceva Adam Smith? Che l’uomo ha una naturale propensione al commercio perché è l’unico animale dotato di linguaggio ed è l’unico animale a usare la moneta, che è un linguaggio. Ci occupiamo della stessa cosa, io di denaro, lei di parole, ma sono la stessa cosa, non trova? Non andrei mai da uno di questi neuroqualcosa, sono qui perché lei è uno psicoanalista. È incredibile come degli scienziati, pagati e sovvenzionati da aziende, abbiano un’immaginazione scientifica così rozza e infantile, sembra la scienza dei romanzi di Jules Verne: se lei mi mettesse sulla testa una di quelle macchinette per studiare le mie sinapsi, non scoprirebbe mai cosa succede nella mia mente e come prendo decisioni, perché io prendo decisioni ininterrottamente, giorno e notte, e dalle mie decisioni dipende il futuro del mondo. Per fare quello che faccio io bisogna essere più di una sinapsi, io non sono una sinapsi, per fare quello che faccio bisogna essere una via di mezzo fra un generale e un artista, ma la gente comune queste cose non le sa, e mi sento sempre temuto o invidiato, mai rispettato. La gente non sa quanto io sia generoso, non sa quanto mi dedichi al lavoro, perché quello che io faccio è lavorare ventiquattro ore al giorno e vorrei vedere chi lavora più di me, e sento sempre una grande fatica. Anche dio il settimo giorno si è riposato, io invece non posso. E tutto ciò che ho, tutto il potere che ho, me li sono meritati perché non c’è nessuno come me. Scommetto che mi vorrebbe chiedere se mi sento in colpa perché ogni tanto a qualcuno le cose possono andare male, so che lei di mestiere non dà giudizi, ma glielo voglio dire lo stesso: no, non mi sento in colpa, il mondo dipende da me e dovrebbe essermi grato per quello che faccio. Io sono il responsabile di questo benessere, non c’è mai stato tanto benessere al mondo, e neanche tanta democrazia e libertà. Tutti possono occuparsi di finanza, la finanza non fa discriminazioni razziali, del resto lei che è ebreo dovrebbe saperlo… Ah, non è ebreo? Pensavo che tutti gli psicoanalisti di New York lo fossero… Le sembrano discorsi superficiali, discorsi da Donald Trump? Qui si sbaglia, perché io so come sono le cose e so che nella finanza c’è qualcosa di molto spirituale che la gente non capisce, quando Marx (le sembra strano che citi Marx, vero?) parla dell’arcano della merce dice una cosa vera: c’è qualcosa di magico, di spirituale, è una forza superiore che io sento nelle mani e che mi parla. Sì, mi parla.»

«Se lei mi mettesse sulla testa una di quelle macchinette per studiare le mie sinapsi, non scoprirebbe mai cosa succede nella mia mente e come prendo decisioni, perché io prendo decisioni ininterrottamente, giorno e notte, e dalle mie decisioni dipende il futuro del mondo.»

Nell’anno 2*** si era verificato un episodio allucinatorio che aveva richiesto una cura farmacologica e una terapia psichiatrica. I medici avevano attribuito il fatto a eccesso di lavoro e uso di sostanze psicotrope. Questo fatto aveva comportato il suo volontario abbandono del board di Londra per tornare negli Usa. Il tipo di allucinazioni di cui M. era in preda sono classificate dalla psichiatria come “delirio di grandezza e delirio di inserimento del pensiero”.

«Io sapevo quello che sarebbe successo sui mercati prima ancora che accadesse e sapevo anche quello che gli altri pensavano e avrebbero pensato, prevedevo i loro pensieri che mi risuonavano nella mente, sentivo le loro voci e sapevo esattamente cosa mi avrebbero detto prima che lo dicessero e facevo quello che facevo perché una voce dentro di me mi diceva cosa fare, ma quella voce non mi dava ordini, era il mio stesso pensiero, ma io sentivo che era una forza dentro di me che agiva. La possessione religiosa, l’ispirazione dell’artista sono la stessa cosa, e da quando ho sentito questa forza ho capito di essere un genio, un genio votato a una missione, la missione di servire qualcosa più grande di me. È un dio, un nuovo dio, e io sono il suo profeta, come Mosè o Maometto. Sognavo e avevo rivelazioni, da sveglio quando lavoravo ogni attimo era sacro, in mezzo al casino infernale della finanza io sentivo una calma incantata perché in quel momento sapevo di essere il padrone del mondo. Lo sa perché le divinità creano mondi o hanno contatti con i mortali? Perché non ne possono fare a meno, è nella loro natura passare dalla potenza all’atto e soprattutto perché altrimenti si annoierebbero e la noia è la malattia dell’anima. E sa cosa si fa quando ci si annoia? Si gioca. Solo chi è libero gioca veramente, come i bambini che costruiscono qualcosa e poi la distruggono. E questo è l’ordine del mondo e io ne sono uno strumento, sono una parte di quella forza che vuole sempre il male ed opera sempre il bene.»

«La possessione religiosa, l’ispirazione dell’artista sono la stessa cosa, e da quando ho sentito questa forza ho capito di essere un genio, un genio votato a una missione, la missione di servire qualcosa più grande di me. È un dio, un nuovo dio, e io sono il suo profeta, come Mosè o Maometto.»

Il paziente ha sviluppato un coerente sistema delirante con solide argomentazioni. È notevole il riferimento alla religione, che – oltre a essere sicuramente il frutto di ampie letture – denota la tendenza a prendere le espressioni del linguaggio alla lettera e a personificarle, come nella Bibbia il termine “Mammona” (profitto, guadagno, ricchezza) diventa il dio-persona Mammona. Notevole anche l’ambivalenza nei confronti di questa divinità: se dapprima il paziente si identifica con dio, poi si proclama suo profeta. Nella teologia giudaico-cristiana Lucifero osa ribellarsi a Dio per prenderne il posto ed è punito da dio. Il tratto saliente del disturbo della personalità del paziente è un’oscillazione da uno stato malinconico depressivo a uno psicotico/paranoide: dalla negazione di responsabilità, con un tono rivendicativo dei propri meriti, alla proiezione ad un Altro onnipotente con caratteristiche divine. L’obiettivo delle prossime sedute è di indagare la natura di questo dio personale e del rapporto del paziente con Lui: egli è sia suo servitore, sia un angelo ribelle (il diavolo).

To be continued…

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