Le elezioni italiane fanno tremare mercati e futuro europeo

This time is different

L’Italia ha votato. Il Leviatano dei mercati trema, si agita. Urla impazzito di dolore. Questa volta è diverso. Questa volta la rigenerazione delle cellule e dei tessuti è in pericolo, c’è il rischio che tutto vada in frantumi. Davanti agli scossoni politici, alle tragedie umane, alle catastrofi climatiche, i mercati hanno sempre reagito. Prima in modo isterico e sconclusionato. Per Mesi. Poi in modo sempre più ragionato. Per Settimane. Infine sono stati in grado di assorbire l’intrusione esterna. In pochi giorni. This time is different. Questa volta mugge il tuono fra' lampi, e dappertutto. Dal sen de' nembi la tempesta sbalza. E schianta i boschi il ruinoso flutto.

5 marzo 2018

Fa ribollire come pentola il gorgo, fa del mare come un vaso di unguenti.
Nessuno sulla terra è pari a lui, fatto per non aver paura.
Lo teme ogni essere più altero; egli è il re su tutte le bestie più superbe.
[Giobbe 40:25-32, 41:1-26]

L’Italia ha votato. Il Leviatano dei mercati trema, si agita. Urla impazzito di dolore. Questa volta è diverso. Questa volta la rigenerazione delle cellule e dei tessuti è in pericolo, c’è il rischio che tutto vada in frantumi.

Epimorfosi, nuova proliferazione cellulare. Morfallassi, riorganizzazione cellulare. Il corpo biopolitico dei mercati finanziari è sempre stato in grado di autorigenerarsi di fronte alle peggiori crisi. La matrice è sempre stata in grado di inglobare ogni bug, di riaggiornarsi più forte e impermeabile.

Davanti agli scossoni politici, alle tragedie umane, alle catastrofi climatiche, i mercati hanno sempre reagito. Prima in modo isterico e sconclusionato. Per Mesi. Poi in modo sempre più ragionato. Per Settimane. Infine sono stati in grado di assorbire l’intrusione esterna. In pochi giorni.

Dalla crisi dei subprime del 2007 la velocità di recupero è cresciuta in maniera esponenziale. La Brexit è durata forse un giorno. L’elezione di Donald Trump a quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti è stata assorbita in poche ore. La crisi catalana assimilata in pochi minuti.

Questa volta è diverso. Questa volta mugge il tuono fra’ lampi, e dappertutto. Dal sen de’ nembi la tempesta sbalza. E schianta i boschi il ruinoso flutto.

L’Italia rischia di essere l’arto in cancrena che il Leviatano non sa rigenerare. Il virus che la matrice non sa assorbire.

La sinistra tocca il fondo di un abisso ventennale, il culmine della dissociazione dalla realtà e dal suo potenziale elettorato, raggiunto continuando a muoversi in direzione di riforme ultraliberiste e celando dietro un falso progressismo la sostanziale non curanza delle istanze sociali. Il Partito Democratico è andato incontro alla sua disgregazione. È la pasokizzazione, bellezza.

Silvio Berlusconi per risorgere dalle sue ceneri ha sdoganato una destra becera e violenta, peggiore di quella con cui aveva fatto il suo ingresso sulla scena nel 1994. Ha coltivato una serpe in seno e non ha saputo gestirla.

La legge elettorale pensata per la Große Koalition in salsa tricolore ha fatto il resto.

I dati Istat registrano il record storico per le persone a rischio di povertà: 20,6%. E per quelle a rischio di povertà o esclusione sociale: 30%. La crisi, la precarizzazione del mercato del lavoro e delle esistenze, i salari sotto il livello minimo della dignità umana, hanno portato alla reazione. Al voto di protesta.

Al voto di pancia. Al voto di rabbia. Contro l’austerity, contro la burocrazia, contro i migranti, contro i poveri, contro sé stessi.

Al Sud ha trionfato il Movimento Cinque Stelle. Al Nord la Lega. Espressione del medesimo milieu socio-economico: il piccolo imprenditore, l’impiegato, il padroncino, la partita iva. Il ceto medio impoverito, proletarizzato e impaurito. Il sogno infranto della Baviera italiana. Il sintomo della malattia terminale di Italia, paese che muore.

Il Leviatano dei mercati trema, si agita. Urla impazzito di dolore.

Questa volta è diverso. Questa volta la cellula malata è irreparabile. È contagiosa. Potrebbe distruggere tutto dal suo interno.

Il debito pubblico italiano è di duemilatrecentomiliardi di euro. Impilandolo in monete da un euro è quattordici volte la distanza tra la Terra e la Luna.

L’asse franco tedesco tra Macron e Merkel non è mai stata così forte. La Bce è in uscita, e gli Eurobond sono all’orizzonte. Si può fare l’Europa. Il Leviatano si agita spasmodicamente.

La penisola può tornare ad avere il ruolo centrale assegnatole durante la Guerra Fredda. La penisola invece ha scelto di non esserci più. Il Leviatano va in escandescenza.

Questa volta è diverso. Il contraccolpo può essere letale.

Il Leviatano va in frantumi.

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