Cosa fare degli edifici-simbolo del nazi-fascismo

Stoccarda non dimentica

In Europa torna d’attualità il dibattito sugli edifici-simbolo del fascismo e nazismo. Lo spettro dell’edificazione e della monumentalità continua a essere un problema gestionale di questi spazi. Buttare giù? O continuare a mostrare per non dimenticare?. C’è un edificio piuttosto anonimo a Dorotheenstraße 10, nel centro di Stoccarda, su cui si arrampicano ponteggi. Una scritta fa capolino: DENUNZIATION. È l’unico indizio che permetta di capire cosa si sta preparando in quel cantiere, che non dimentica.

21 maggio 2018

Nel 1945, in questi giorni di maggio, la Germania firmava la resa e la Seconda guerra mondiale abbandonava lo scenario europeo. Tra le macerie fisiche ed emotive restavano in piedi edifici controversi. E uno dei problemi della società postbellica è stato, e continua a essere, la gestione di questi spazi. Buttare giù, rimuovere? O continuare a mostrare, per non dimenticare? O rovesciare il loro significato in un modo beffardo?

Di recente Stoccarda, capitale sveva del Baden-Württemberg e tra i maggiori centri industriali della Germania (Mercedes-Benz, Porsche, Bosch), ha dovuto affrontare in questo senso una questione spinosa, legata al suo passato nazista. Per comprenderla va tenuto a mente il contesto del dopoguerra tedesco, la rigida denazificazione che andò nella direzione opposta all’amnistia Togliatti del 1946. E va tenuta a mente l’ascesa recente in Germania di un partito di estrema destra come l’AfD (che pure nel Baden-Württemberg non sfonda).

C’è un edificio piuttosto anonimo a Dorotheenstraße 10, nel centro di Stoccarda, su cui si arrampicano ponteggi. Una scritta fa capolino: DENUNZIATION. È l’unico indizio che permetta di capire cosa si sta preparando in quel cantiere.

A vederlo, fino a qualche mese fa, il palazzo non avrebbe certo catturato l’attenzione, a ridosso di una piazza smisurata e di un luogo d’effetto come il vecchio castello. A vederlo tra il 1937 e il 1945, avrebbe suscitato tutt’altre sensazioni. E a vederlo tra qualche mese, di sicuro farà un’impressione ancora diversa. Per lunghi anni era stato un luogo di accoglienza. Una locanda nel primo Ottocento, poi a lungo un elegante albergo, l’hotel Silber.

Sotto il nazismo venne trasformato in altro: il quartier generale della Geheime Staatspolizei. La polizia segreta della Germania hitleriana, la Gestapo. Qui si eseguirono interrogatori e torture, qui si organizzarono deportazioni. Qui venne chiamata a presentarsi un’importante voce della città, lo scrittore Fred Uhlman, che poi racconterà l’esperienza nella sua Storia di un uomo.

Dal dopoguerra l’edificio diventerà sede della polizia di Stoccarda e in seguito, dagli anni Ottanta, ufficio del Ministero degli Interni. Per ricordare cosa aveva rappresentato quel luogo verrà affissa una targa commemorativa, ma solo all’interno del palazzo.

Una decina d’anni fa inizia a circolare l’ipotesi di abbattere l’edificio. È più che un’ipotesi: il progetto ha il sostegno del Comune e della Regione. E non solo si parla di abbatterlo ma anche di trasformarlo in un supermercato, il più grande della regione. Il nome che incombe sull’operazione è pesante in città: Breuninger.

Sono una Famiglia di imprenditori che si era arricchita sotto il nazismo, durante la guerra aveva avuto anche la commessa per le uniformi della Wehrmacht e dei detenuti ai lavori forzati.

Negli ultimi anni le mani della famiglia si sono allungate sul centro di Stoccarda. Una parte del Mitte è diventata un vero e proprio distretto Breuninger: grandi magazzini d’alto livello, locali e ristoranti chic, perfino una strada intitolata al capostipite Eduard Breuninger.

Il padre di Harald Stingele era volontario nelle Waffen SS, lui dirige una delle venti associazioni che si sono unite per opporsi alla svendita a Breuninger dell’ex hotel Silber. Hanno raccolto firme, organizzato manifestazioni, formato catene umane intorno all’edificio. Hanno portato dalla loro parte, dopo un imbarazzo iniziale, la coalizione SPD-Verdi che poi ha vinto le elezioni del Land. E infine, dopo una battaglia che si è protratta dal 2008 al 2011, la resistenza è stata premiata: il palazzo non verrà demolito né diventerà un supermercato. Il distretto familiare di Breuninger avrà un tassello mancante.

L’ipotesi di demolizione e le polemiche che ne sono scaturite si collegano naturalmente al dibattito classico in Italia sugli edifici-simbolo del fascismo, tornato d’attualità anche negli ultimi mesi.

Alla fine di quest’anno l’edificio di Dorotheenstraße 10 diventerà un luogo della memoria, un’istituzione permanente in ricordo dei crimini nazionalsocialisti, gestita dalla Casa della Storia del Baden-Württemberg. Trecento metri quadrati dedicati a una mostra fissa, più diversi spazi per mostre temporanee.

Denunziation in tedesco significa “delazione”. È stata una parola-chiave durante il nazismo, un’arma importante nelle mani della Gestapo. Prende forma sulle pareti del vecchio hotel Silber, oggi, come una traccia passata e al tempo stesso come un monito.

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