Teorie cospirazioniste, disintermediazione

Sarà un complotto che vi seppellirà

Il 4 dicembre del 2016 Edgar Welch irrompe in una pizzeria di Washington, armato di fucile: vuole liberare, a suo dire, i bambini imprigionati lì dentro dalla setta di pedofili satanisti di cui fanno parte Hilary Clinton e altri pezzi grossi del Partito Democratico. A fine ottobre di quest’anno, Robert Bowers entra nella sinagoga di Pittsburgh armato di fucile e tre pistole e, al grido di “tutti gli ebrei devono morire”, uccide undici persone in quello che sarà subito considerato “il peggior attacco antisemita sul suolo americano”. Cos’hanno in comune questi due uomini – più altri, sparsi nel mondo – e le loro folli azioni? Che nella loro testa, queste azioni, non sono affatto “folli”. Entrambi infatti si nutrono, attingendo dalla Rete, di teorie cospirazioniste. È la disintermediazione: la porta segreta che si spalanca sulle cospirazioni più assurde. Ora è tutto più chiaro per i tanti Welch e Bowers, hanno capito di chi è la colpa, chi ordisce il complotto. E sarà un complotto che vi seppellirà, perché finalmente possono sparare.

7 novembre 2018

Dico loro che da più di due mesi sto seduto in questa stanza a guardare la T.V. fino alle ore piccole, ascoltando con attenzione, prendendo appunti. Grande esperienza, che rende umili, consentitemi di dirlo. Prossima al mistico.

Don De Lillo, Rumore Bianco

Piovono bombe sulle elezioni di midterm americane. A casa di George Soros, il grande vecchio ebreo che brama la sostituzione etnica del popolo ariano con una razza inferiore e meticcia, e per questo tiene a libro paga metà della sinistra mondiale. A casa di Hilary Clinton, rettiliana coinvolta in torbidi giri di pedofilia e messe sataniche insieme alle alte sfere del Partito Democratico, della Cia e dei media liberal. A casa di Barack Obama, il primo presidente degli Stati Uniti nero, ma anche musulmano, non nato sul territorio americano e arrivato alla Casa Bianca per volere di Daesh. Sarà un complotto che vi seppellirà.

Tutto questo lo aveva già capito due anni fa Edgar Welch, “un trentenne disperato, se non del tutto giusto, quasi niente sbagliato”, che il 4 dicembre del 2016 irrompe al Comet Ping Pong, una pizzeria di Washington, armato di fucile.

Vuole liberare i bambini tenuti lì come schiavi e usati come attrezzi del divertimento dalla setta di pedofili satanisti di cui fanno parte Hilary Clinton e altri maggiorenti del Partito Democratico.

Padre di due figli, giudicato poi sano di mente e capace di intendere e volere dalle perizie psichiatriche disposte dai vari tribunali, l’allora ventottenne Welch si convince di dovere liberare i bambini dopo aver sentito il candidato repubblicano Donald Trump chiedere ripetutamente ai suoi seguaci di arrestare Hilary Clinton («lock her up», il mantra delle primarie).

Ma soprattutto dopo aver letto di questa terribile cospirazione pedofilo-esoterica-democratica su 4chan, un sito/forum tipo Reddit dove si scrive e si legge quello che si vuole, e da cui sono nate anche organizzazioni informali come Anonymous.

D’altronde, in qualche modo, la cospirazione nata all’epoca sulla famosa bacheca B di 4chan (già diventata “pol”) era approdata anche sulla stampa mainstream, che l’aveva coperta come possibile, improbabile, o l’aveva bollata come ridicola. Però ne aveva parlato.

Fischiano proiettili a Pittsburgh. A fine ottobre di quest’anno Robert Bowers entra nella locale sinagoga armato di un fucile d’assalto e tre pistole e, al grido di “tutti gli ebrei devono morire”, uccide undici persone a caso in quello che è subito considerato “il peggior attacco antisemita sul suolo americano”.

46 anni, maschio, bianco, razzista, suprematista, violento, paranoico, in possesso di armi da fuoco (un arsenale di almeno venti pezzi, compreso il fucile AR 15 e le pistole Glock e Walther con cui compie la strage), Robert Bowers è il perfetto rappresentante di quel ceto medio americano impoverito che alle ultime elezioni ha votato Donald Trump.

Al pari di Edgard Welch crede che il mondo, ormai a lui incomprensibile, sia retto da una cospirazione di uomini che tramano ai suoi danni. Come Edgard Welch non si fida dei media mainstream ma solo dei social network, nel suo caso si tratta di Gab, una piattaforma che si vanta di permettere free speech e di non inchinarsi al politicamente corretto. In breve, una bacheca che pullula di fottuti nazisti.

Secondo un recente articolo pubblicato su «Poynter», oltre 1300 comunità locali americane in cui nel 2004 esisteva un quotidiano locale, oggi ne sono prive. Colpa della crisi dell’editoria, etica ed economica, e della facilità con cui è possibile informarsi su internet. Il risultato è che nella provincia americana se ieri era possibile informarsi “anche” attraverso la Rete, oggi è possibile farlo “solo” così.

È la vittoria della disintermediazione, la possibilità per ciascun cittadino di accedere alle verità più semplici e complesse da solo, senza un’organizzazione di professionisti che compia un’operazione di analisi, filtraggio e riproposizione delle stesse.

È la vittoria della libertà, come hanno sempre rivendicato i vari partiti populisti e di estrema destra che contro la stampa hanno condotto fin da subito le loro battaglie più violente.

Oggi il cittadino, diventato citizen journalist di se medesimo, può scoprire da solo, attraverso il web, dell’esistenza di questa cospirazione. E i pochi giornali rimasti non possono fare altro che andargli dietro, cercando di offrirgli opinioni su un argomento di cui lui in realtà lui ne sa di più.

Da una parte abbiamo bacheche, social network, video con milioni di visualizzazioni che ci spiegano in maniera coerente e accattivante (una delle caratteristiche delle migliori cospirazioni è sempre stata di attingere dalla cultura popolare, oggi molte di queste sceneggiature sono colme di citazioni di film hollywoodiani) come le Twin Towers siano state fatte esplodere dall’interno, o forse non siano mai esistite.

E pazienza se alcune delle prove portate ad esempio, dalla temperatura cui fonde l’acciaio alla velocità cui viaggiavano gli aerei, sono palesemente false. Al semplice cittadino che sceglie la disintermediazione non è chiesto di avere una laurea in fisica o in ingegneria, quindi non si vede perché debbano averla i citizen journalist che espongono queste verità in Rete. Non serve la ragione, basta avere fede.

Dall’altra parte, infatti, abbiamo quotidiani, un tempo fogli austeri e borghesi, che riempiono i loro siti internet e le loro pagine di carta di notizie sensazionali e sensazionaliste. Cronache locali ridotte a teorie di gattini di ogni forma e sostanza, incidenti stradali più o meno spettacolari, parti di corpi di donne in esposizione un tanto al chilo.

Redazioni Esteri che seguono il principio dello strano ma vero, o verosimile, o anche palesemente falso, ma almeno la notizia circola e il nome del quotidiano appare. Tutto per inseguire e intercettare il semplice cittadino e il citizen journalism, le loro fonti, e porsi come degni della loro fede.

La ragione è merce deprezzata. Non è una questione da poco. Che fare? Si è chiesto di recente anche il «Guardian», in merito all’ultima teoria complottista, quella di QAnon.

In breve: la cospirazione di QAnon riguarda l’apparire sulla bacheca B di 4chan’s (prima che i migliori sacerdoti delle verità nascoste si trasferissero su 8chan) di un agente, chiamato Q, che offre ai suoi discepoli pillole di verità: le “briciole” che poi i “fornai” devono fare proprie e impastare per cuocere nell’athanor alchemico il pane della verità assoluta.

Questa verità racconta di come Donald Trump sia un prescelto chiamato dall’alto, da Dio probabilmente, a combattere una rete di massoni satanici pedofili (vi ricordate del tipo che spara in pizzeria?) composta da politici, intellettuali, direttori delle varie agenzie di sicurezza, giornalisti e attivisti, che tengono in ostaggio gli Stati Uniti d’America.

Scrivere o meno delle cospirazioni? E se si scrive contro le teorie del complotto da un sito riconducibile ad ambienti della finanza, dove prosperano quelle mitologiche figure che tutto controllano e tutto decidono sui corpi e sulle menti del cittadino, non è la prova di per sé che la cospirazione esiste?

La risposta alla domanda (Che fare?) del «Guardian» non può essere di ignorare completamente questi temi ma nemmeno di enfatizzarli troppo. Come scrivono giustamente Whitney Phillips, Jessica Beyer e Gabriella Coleman su Vice: «Sostenere che gli shitposter dell’alt-right sono stati un fattore decisivo nella vittoria di Donald Trump rischia di minimizzare il milieu sociale, culturale, politico e mediatico che influenza la loro stessa capacità di influenzare».

Se il problema più urgente è quello della disintermediazione, e di come di conseguenza i media tradizionali si siano messi a inseguire le cospirazioni sul loro stesso terreno, la dimensione mediatica della faccenda – quella che porta il trentenne a entrare con un fucile in una pizzeria, ma anche il suprematista bianco a lanciarsi con una macchina contro una manifestazione antirazzista a Charlottesville uccidendo Heather Heyer – è il riflesso della società in cui viviamo.

Il punto cruciale, che interessa i media, in quanto (ex) intermediari tra le molteplici verità e le loro possibili interpretazioni, è la mancanza di fiducia in un modello sociale, economico, politico, che ha ufficialmente fallito.

E siccome nessuno dice che, se è vero che è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo, questo sistema ha chiuso per fallimento, ecco emergere prepotente la necessità di trovare spiegazioni alternative. Su mezzi di comunicazioni alternativi, come 4chan e simili.

Questo si interseca con un’altra semplicissima equazione, la cospirazione è di destra. Lo ha raccontato benissimo Umberto Eco nel suo capolavoro Il Pendolo di Foucault di cui in questi giorni cade il trentennale. Un testo che, come ci ricorda su Giap Enrico Manera, espone a ogni pagina il bisogno di mito e di assoluto. Lo spiegava, magistralmente, Furio Jesi, dicendo che tale bisogno porta le piccole borghesie del pianeta ad appoggiare sempre le peggiori e più sanguinarie dittature.

Lo stesso Eco riprende questi concetti un quarto di secolo dopo, quando ne Il Cimitero di Praga racconta della nascita dei Protocolli dei Savi Sion come frutto “narrativo” di una disgregazione sociale in atto che deve per forza essere portata al di fuori. Attribuita ad altri. Al nemico esterno che turba la pace interiore.

Una “narrazione” funzionale a un sistema pieno di limiti e contraddizioni e quindi assai bisognoso di diversioni. Un’ideologia sanguinaria nata sulle ceneri della paura e del terrore creati dalla più grossa crisi economica del capitale (fino a quella attuale) e prosperata solo grazie alla guerra permanente con i nemici, culminata poi nella Seconda Guerra Mondiale.

Incolpare poche mele marce per salvare il cesto minacciato: la funzione di giustificazione del sistema messa in atto dalle teorie della cospirazione” si intitola la ricerca di Daniel Jolley,  Karen M. Douglas e  Robbie M. Sutton che dimostra come i soggetti che credono alle teorie del complotto siano più inclini ad attribuire i problemi sociali a un piccolo nucleo di agenti esterni (neri, ebrei, immigrati, omosessuali, zingari, etc.) che non alle disfunzioni del sistema.

Per giungere alla conclusione che la cospirazione, promettendo di rivelare la verità che renda il cittadino libero e felice, non faccia alto che rinforzare il sistema marcio che l’ha prodotta.

Incolpando infatti delle tragedie personali e collettive, dei disastri, delle mancanze, un piccolo gruppo di persone cattive, si distrae l’attenzione del cittadino dai limiti e dal fallimento del sistema stesso.

Lo spiega bene un saggio della sociologa Francesca Tripodi, dedicato ai rapporti tra la destra repubblicana statunitense e le teorie del complotto. Mentre il settimanale «The Nation» ha stilato un elenco delle cospirazioni più in voga oggi negli Stati Uniti. E sono tutte, ovviamente, di estrema destra.

Anche il collettivo Wu Ming, nella prima parte di un articolo pubblicato su Internazionale, partendo dalla teoria del complotto di QAnon, e analizzando i suoi pattern ricorrenti, rintracciabili anche nelle meno conosciute cospirazioni italiane, riconosce come il tutto nasca sempre da quel bisogno di rassicurazione per cui la verità più tranquillizzante la si incontra tra simili, liquidata in parole semplici.

 Il tema comune è il ritorno a una nostalgica età dell’oro, che non c’è mai stata, priva di conflitti. Quel bisogno di Make America Great Again, di riportare l’America a essere di nuovo il paradiso terrestre, perduto per colpa dell’arrivo dell’agente esterno (il nero, lo zingaro, l’ebreo, l’omosessuale, nemmeno un secolo fa l’italiano immigrato) che l’ha corrotto.

Ora l’America non è più il migliore dei mondi possibili. Edgar Welch, Robert Bowers e migliaia di altri maschi bianchi, armati, violenti e paranoici non riescono più a vivere in questo sistema iniquo che non permette loro di esprimersi. Non comprendono la realtà, le sue contraddizioni.

I conflitti. Hanno bisogno di qualcuno o qualcosa che li rassicuri, che indichi in parole semplici dove è il giusto e lo sbagliato. Ecco quindi arrivare la disintermediazione, il tutto per tutti: la porta segreta che spalanca la tana del bianconiglio dove si nasconde la cospirazione.

Ora è tutto più chiaro, hanno capito di chi è la colpa. E finalmente possono sparare.

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I Diavoli della nostra epoca dominano le variabili. Prevedono il futuro. Se è necessario lo determinano per influenzare il corso degli eventi. Non credono al caso o alla fortuna. Figure enigmatiche e ambivalenti – I Diavoli – tra inganno e prodigio, perseguono un ordine molto spesso volto al loro esclusivo interesse. In questi anni si sono mossi – decisi e sfuggenti – davanti ai grandi eventi della nostra epoca. Dalle pagine di questo sito proveremo a raccontare fatti e raccogliere testimonianze di uomini capaci di intercettare queste verità e forzare dunque la scatola dei segreti del potere finanziario, per mostrarne a tutti il contenuto.

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