La nuova dimensione del capitalismo

Oltre Cambridge Analytica. Pillola rossa (pt.2)

Il paradigma del capitalismo è cambiato: estrazione per espropriazione, attraverso le nuove piattaforme tecnologiche e i social network. Oggi i fondi sovrani si litigano le big tech e le piccole start up di innovazione tecnologica. La finanza è diventata la prosecuzione della geopolitica con altri mezzi. In ballo c’è l’egemonia dell’estrazione digitale. Se i dati offrono infinite possibilità di sviluppo, bisogna riprenderseli e costruire un enorme data base pubblico.

9 aprile 2018

“Condividere saperi, senza fondare poteri”.

Primo Moroni

L’estrattivismo dal suolo terrestre ha caratterizzato il capitalismo dalla notte dei tempi, determinando guerre e devastazioni ambientali per centinaia di anni. È l’accumulazione originaria di cui scrive Karl Marx.

Oggi il capitalismo è entrato in una nuova dimensione. Se proseguono le devastazioni ambientali, nel primo come nel terzo mondo, in Canada come in Honduras, la terra e le sue risorse non rappresentano più l’unico grande bacino di estrazione. Nell’era dell’antropocene è la vita umana la grande fonte di sostentamento del capitale. È l’intelligenza il nuovo capitale fisso che va a sostituire la terra devastata dall’inquinamento e dal depauperamento. La mutazione di paradigma dell’alfabeto del capitalismo estrattivo è impressionante. Oggi i colossi della tecnologia come Alphabet (la controllante di Google), Amazon, Apple, Facebook e Microsoft dominano il mondo. Valgono da sole più del Pil della Gran Bretagna.

Estrazione per espropriazione. Il general intellect è espropriato attraverso le nuove piattaforme tecnologiche, i social network, le applicazioni, ed è trasformato in dati sensibili. Tradotto in algoritmi. I nuovi giacimenti sono composti di abitudini, comportamenti, attitudini individuali e collettive immagazzinate in cloud da cui si estrae valore.

“Il futuro della tecnologia è il futuro dei suoi finanziatori. E i finanziatori sono cambiati. Prima erano i militari, poi i venture capitalist. Oggi si apre un nuovo capitolo: i fondi multimiliardari, spesso legati agli stati, sono i nuovi padroni della tecnologia”. Scrive Evgeny Morozov su Internazionale, numero 1247 del 16 marzo 2018.

Il Norway’s Government Pension Fund Global, con oltre mille miliardi di dollari di asset gestiti è stato tra i pionieri nell’investimento digitale e possiede gran parte della Silicon Valley, nel suo portafoglio ha Apple, Google, Amazon, Microsoft, Samsung e Nintendo. Poi c’è Vision Fund, fondo di investimento tecnologico del colosso giapponese SoftBank, che continua a investire sempre di più in data mining, dal servizio di taxi-sharing Uber al produttore di chip Nvidia, fino al portale indiano di e-commerce Flipkart. In un’intervista a CNBC, il ceo Rajeev Misra ha spiegato che Vision Fund è pronta a investire circa 100 miliardi di dollari tra le 70 e 100 imprese nel campo dell’intelligenza artificiale o della robotica.

Secondo Morozov, attraverso il Vision Fund SoftBank e i suoi partner mirano a guidare l’avanguardia della trasformazione digitale dell’economia globale e controllare i suoi parametri chiave: infrastrutture, dati personali e intelligenza artificiale.

Ma chi c’è dietro il Vision Fund di Soft Bank? Principalmente Arabia Saudita e Abu Dhabi. Con il Public Investment Fund saudita che proprio in questi giorni ha concluso con Soft Bank un accordo da 200 miliardi dollari per la costruzione di pannelli solari.

È il nuovo paradigma del mondo. I fondi sovrani si litigano le big tech e le piccole start up di innovazione tecnologica senza badare a spese. La finanza è diventata la prosecuzione della geopolitica con altri mezzi, tecnologici. In ballo c’è l’egemonia dell’estrazione digitale. Il controllo della popolazione in funzione pubblicitaria e militare. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

“La questione non è solo politica, non si tratta tanto di avere o meno influenzato le elezioni americane, è soprattutto economica. Qui è in gioco il nuovo modello del capitalismo che si fonda sull’estrazione dei dati utilizzati per lo sviluppo di nuovi mercati, a cominciare dall’intelligenza artificiale. La maggior parte delle persone non ha la minima idea di quanto preziosi siano i suoi dati personali, di quanto valgano economicamente”, dice Evgeny Morozov intervistato dalla BBC.

I dazi trumpiani sull’acciaio sono nulla al confronto. Washington per motivi di sicurezza nazionale ha bloccato il più grande accordo tra aziende tecnologiche della storia, la fusione tra la Qualcomm statunitense e la Broadcom di Singapore, dietro alla quale c’è ovviamente la Cina.

Questa è la nuova guerra.

Kuala Lumpur, San Paolo, Reykjavík, Pechino, Washington, Abuja, Riad.

Una quantità incalcolabile di dati viaggia sulla rete che attraversa il globo terrestre alla velocità di centinaia di megabyte per secondo. Ora bisogna controllarla questa rete. Dall’estrazione del petrolio all’estrazione dei dati, dalla Norvegia alla Arabia Saudita. E’ la guerra per il nuovo oro nero. È la guerra dei dati.

Se la Saudi Conncection, il rapporto ombelicale che da 70 anni lega Washington a Riad, ieri serviva a tenere distante l’Europa dall’influenza dell’Unione Sovietica, per evitare che i cosacchi si abbeverassero alla fontana di San Pietro, oggi la penisola araba è il nodo in cui si esercita l’influenza americana nella rete che da Shangai arriva a Lisbona. La Nuova Via della Seta.

Lo stesso caso Skripal, come scritto su i Diavoli, ha a che fare con l’arresto da parte delle autorità russe lo scorso dicembre di un dimesso ex ispettore di confine norvegese in pensione: Frode Berg, 62 anni. L’accusa è di spionaggio. Berg è stato arrestato a Kirkenes, cittadina norvegese affacciata Mare di Barentes, a nord del Circolo Polare Artico, crocevia della Nuova Via della Seta e della nuova logistica dei dati. Nodo fondamentale per il passaggio della fibra ottica, attraverso i tre grandi player globali con cui la piccola cittadina di Kirkenes, 4 mila anime scarse, confina: Occidente, Russia e Cina. Il fondo pensioni norvegese è il più importante investitore della Silicon Valley.

Questa è la pillola rossa di Matrix. La spaventosa profondità della tana del Bianconiglio. Il mondo che si spalanca ogni volta che ci connettiamo a una social network, spediamo una mail, installiamo un’applicazione, scattiamo una foto. Il mondo dei fondi sovrani, delle big tech, degli apparati militari e delle corporation in guerra per il controllo della nostra intelligenza collettiva.

I dati offrono infinite possibilità di sviluppo. Bisogna riprenderseli dalle istituzioni totalitarie cui li abbiamo consapevolmente regalati. Bisogna costruire un enorme data base pubblico cui tutti possano avere accesso gratuitamente.

“Non c’è giustizia a seguire leggi ingiuste. È tempo di venire alla luce e dichiarare, nella grande tradizione della disobbedienza, la nostra opposizione a questo furto privato di cultura pubblica. Dobbiamo prenderci le informazioni, ovunque siano depositate”, scriveva Aaron Swartz.

Oltre Cambridge Analytica. Oltre il capitalismo finanziario. La libera condivisione dei dati, in un modello di sviluppo alternativo, ci porterebbe presto alla piena automazione. Alla fine della schiavitù del lavoro.

Oltre il reddito universale garantito. Per un’intelligenza artificiale libera e condivisa. Per il fully automated luxury communism.

Leggi “Oltre Cambridge Analytica. La pillola blu (pt.1)” qui

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