Il capitalismo estrae e mette a valore ogni aspetto della nostra vita

Metti un like, lavora sempre, non dormi mai

Oggi la nostra vita è messa a profitto in ogni suo aspetto, ventiquattro ore al giorno, sette giorni alla settimana e trecentosessantacinque giorni all’anno. Oggi che, nell’era della tecnologia avanzata, il capitalismo estrae valore dal nostro lavoro quanto dal nostro svago – accumulando dati dei potenziali consumatori ogni volta che scriviamo qualcosa su Facebook, mettiamo like a un post su Instagram, prenotiamo una stanza su Airbnb oppure ordiniamo un taxi con Uber o una pizza con Just Eat – il sonno diventa l’unica parte della giornata in cui non facciamo guadagnare qualcuno. Per questo ci fanno dormire sempre di meno e introiettare sempre più meccanismi, quasi fossimo in un film di Carpenter o Romero. Il mantra del capitalismo “produci-consuma-crepa”, oggi si ripropone più pervasivo che mai: “metti un like, lavora sempre, non dormi mai”.

25 ottobre 2018

Because the night belongs to lovers
Because the night belongs to lust
Because the night belongs to lovers
Because the night belongs to us

Patti Smith, Because the Night

Al principio furono i morti viventi di George Romero. Nell’anno di grazia 1968, quando le molotov del desiderio disegnavano traiettorie infuocate nel cielo delle società capitaliste. Tra i mille possibili livelli di lettura di quel film capolavoro, svetta il feroce attacco alla società capitalista e al conformismo dilagante del produci-consuma-crepa. A ritmi e cicli ininterrotti.

Ventiquattrore al giorno, sette giorni alla settimana, trecentosessantacinque giorni all’anno. I morti viventi erano i morti di sonno del Capitale.

Si dorme sempre meno, si dorme sempre.

Lo racconta molto bene, tra gli altri, Jonathan Crary in 24/7 Il Capitalismo all’assalto del sonno (Einaudi, 2015) quando descrive come oggi si dorma in media un’ora e mezzo in meno rispetto al secolo scorso. Delle otto ore di riposo da sommare alle otto di lavoro e alle otto di svago, per cui si lottava nelle parate del primo maggio internazionale nel Novecento, sono rimaste circa sei ore e mezza per dormire negli anni Dieci nuovo millennio.

Oggi che la nostra vita è messa al lavoro in ogni suo aspetto, che il capitalismo delle piattaforme estrae valore dal nostro lavoro quanto dal nostro svago – accumulando big data ogni volta che scriviamo qualcosa su Facebook, mettiamo like a un post su Instagram di Chiara Ferragni, prenotiamo una stanza su Airbnb o ordiniamo un taxi con Uber o una pizza con Just Eat – il sonno diventa l’unica parte della giornata in cui non facciamo guadagnare qualcuno.

“Una specie di riserva di resistenza all’occupazione biopolitica di ogni individuo, corpo e anima”, scrive Augusto Illuminati.

Per questo ci fanno dormire sempre di meno. Perché, citando ancora Crary in 24/7: “il sonno interrompe risolutamente il furto di tempo che il sistema capitalistico compie ai nostri danni. La maggior parte delle necessità apparentemente fondamentali della vita umana – dalla fame alla sete all’impulso sessuale, al bisogno, più recente, di amicizia – sono state riproposte in versioni mercificate o finanziarizzate”.

“Il sonno pone il problema di un bisogno umano che si può soddisfare solo in un certo intervallo di tempo e non può quindi essere asservito e aggiogato a una macchina per fare profitti, offrendosi così come un’incongrua eccezione, una vera e propria area di crisi nell’ambito dell’attuale globalizzazione”.

Non a caso, all’alba degli anni Ottanta, in piena Reaganomics, quando Wall Street insegna che il consumo di sostanze eccitanti è il minimo sindacale richiesto per mantenere alti i livelli di produzione immateriale del denaro, i morti viventi di Romero si trasferiscono in un supermercato.

Il sonnambulismo continuo nel quale si produce e si consuma anche mentre si dorme è la certificazione di morte per (e nel) sonno di un’intera civiltà.

È un altro film, di cui a novembre cade il trentennale, a intuirlo e raccontarlo in maniera clamorosa. Essi Vivono di John Carpenter, autore che deve tantissimo a Romero, è pura rappresentazione del conflitto di classe.

Loro – gli alieni, i capitalisti, le Big Tech che raggiungono capitalizzazioni di mille miliardi alla borsa di New York e che da sole valgono quanto il Pil della Francia o della Gran Bretagna – vivono e prosperano mantenendoci nel sonno.

Meno dormiamo, più stiamo dormendo. In entrambi i casi produciamo, siamo una massa informe di sonnambuli in stato vegetativo perenne. Zombi che lavorano 24/7.

«È la medesima realtà il vivo e il morto, il desto e il dormiente, il giovane e il vecchio: questi infatti mutando son quelli, e quelli di nuovo mutando son questi». Si ribalta completamente la massima di Eraclito. Il vivo è il dormiente.

Alla fine degli anni Cinquanta la Simulmatics Corporation, società nata per orientare i flussi elettorali, diventa contractor dell’esercito americano per occuparsi di spionaggio e controguerriglia.  Tra i fondatori c’è Ithiel de Sola Pool, professore al MIT, pioniere della tecnologia applicata alle scienze sociali, creatore del modello teorico simulmatics e una delle menti dietro la creazione di Arpanet, il progetto dell’esercito americano da cui nasce internet.

La Simulmatics Corporation mette in piedi un enorme laboratorio psicometrico di raccolta e analisi dei dati e dimostra come si possa manipolare un gruppo di persone in funzione elettorale. Poi in funzione militare e strategica. Raccoglie dati, cataloga i nemici dello stato.

Utilizza i dati per sviluppare nuove intelligenze artificiali, per controllare e poi prevenire i desideri e le intenzioni dei cittadini americani. La raccolta dei big data è il panopticon definitivo.

Intanto nelle prigioni si sperimentano le deprivazioni sensoriali. Si studia la mancanza di sonno. La resistenza al lavoro senza dormire. Eserciti e prigioni, contro il sonno.

Il controllo totale, nel sonno continuo. Il capitalismo che estrae e mette a valore ogni aspetto della vita, di una veglia continua messa sempre al lavoro, nasce qui.

Eserciti e prigioni. Dalle social card cinesi allo pseudo reddito di cittadinanza gialloverde che controlla la moralità spese attraverso il bancomat, si dispiega lo stato etico, totalitario.

Come sempre, in ambito militare si sperimenta quello che si tradurrà inevitabilmente in ambito civile. È successo con tutte le tecnologie e il capitale saprà approfittare in futuro anche degli spazi ricavati da un maggiore periodo di veglia.

Lo scrive sempre Crary, quando racconta come il Dipartimento della Difesa americano sta finanziando gli studi delle Università che studiano l’insonnia efficiente: l’obiettivo è creare un soldato libero dal bisogno di dormire, resistente al sonno e sempre pronto all’azione.

Il sonno è un esperimento. Se un abitante su tre della società tardo capitalista dorme poco, o meno di quanto vorrebbe, quattro su cinque hanno problematiche riconducibili al sonno: ansia, stress, depressione, e così via. Il sonno ci viene rubato, e poi rivenduto. A ore.

Ci sono i pacchetti con le giornate o i pomeriggi rilassanti (escape from the city, le terme, l’agriturismo) per i ricchi. Le gocce o i sonniferi per i poveri. Secondo una ricerca americana negli alberghi di lusso la merce più richiesta non è l’ultimo ritrovato della tecnologia, ma un letto comodo dove si dorma bene.

La compagnia tedesca Milchkristalle vende latte notturno, munto dalle mucche durante la notte. Questo particolare tipo di latte vaccino contiene una quantità venti volte superiore di melatonina, ormone che regola il ciclo sonno veglia e aiuta quindi a dormire meglio.

E dato che il capitalismo delle piattaforme estrae valore dalla nostra immaginazione, e durante le ore di sonno l’immaginazione lavora a ritmi altissimi, è un attimo che metteranno a valore anche il sonno. Valore economico e valore sociale. Biopolitica del dormire.

Essi vivono. Noi dormiamo, per produrre valore.

Qui è la genialità del film di Carpenter dove John Nada, operaio disoccupato di una eterna rust belt in frantumi, arriva a Los Angeles e in una chiesa abbandonata trova un paio di occhiali: una volta indossati scopre che ovunque dietro la patina della merce ci sono precise regole morali e comportamentali cui obbedire.

Produci, riproduciti, consuma, crepa, obbedisci appare a chiare lettere dietro i cartelloni pubblicitari e gli spot televisivi.

Riprendendo il famoso frammento della camera obscuradi Karl Marx, Carpenter ci racconta come lo stato etico (l’ideologia, per il filosofo tedesco) s’impone sul sonnambulismo della collettività non attraverso un atto di consapevolezza, la scelta degli occhiali da indossare per vedere il mondo, ma si manifesta proprio in quella che ci è data di considerare la realtà data, visibile senza occhiali.

Parafrasando scrive Slavoj Zizek si potrebbe dire che il dramma dello stato etico è proprio che quando noi pensiamo di evitarlo, rifugiandoci nel sonno e nei sogni, allora ne siamo stati catturati.

Le società del tardo capitalismo sono composte da sonnambuli. Morti viventi che dormono sempre meno, perché dormono sempre. Solo gli amanti sopravvivono, di notte. Mentre fuori Detroit, simbolo della fase più estrema di accumulazione del capitale, è morta.

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