Con le finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla “gente”

La farsa è servita

Come era facile immaginare la pantomima della legge di bilancio ha consumato il suo show. Il dibattito mediatico è esploso intorno al numero fatidico del 2,4% annunciato dal governo Lega-5stelle: numero che per i tecnocrati liberali istruiti metterebbe il Paese in serio pericolo di stabilità, mentre per i presunti difensori della sovranità nazionale e delle classe impoverite sarebbe lo strumento di lotta contro le lobby finanziarie mondialiste. Signore e signori, la farsa è servita.

29 settembre 2018

Come era facile immaginare la pantomima della legge di bilancio è diventata una vera e propria farsa.

Il dibattito mediatico è esploso intorno al numero fatidico del 2,4% annunciato dal governo Lega-5stelle: numero che per i tecnocrati liberali istruiti metterebbe il Paese in serio pericolo di stabilità, mentre per i presunti difensori della sovranità nazionale e delle classe impoverite sarebbe lo strumento di lotta contro le lobby finanziarie mondialiste.

Purtroppo il deficit programmato al 2.4% del prodotto interno lordo è assolutamente insignificante e serve soltanto ad alimentare questa contrapposizione mistificante tra sovranisti e paladini dell’austerity.

Contrapposizione farsesca che domina la scena politica non solo italiana ma ormai di tutto il mondo occidentale.

Lo scenario reale è quello di una guerra fra ricchi per la spartizione della torta, ben palesato da misure che vanno dai dazi doganali americani al taglio delle tasse francese e fino ad arrivare alla lotta ai migranti per mantenere consenso (e creare il capro espiatorio di turno, certo), alla flat tax e al reddito di cittadinanza in salsa neoliberale.

È quasi ridondante ricordare che il reddito di cittadinanza (nient’altro che un palliativo assistenzialista) ottenuto attraverso tagli a sanità e istruzione diventa una partita di giro.

È ridondante dire che la flat tax, finanziata da altrettanti tagli o dal deficit, è altamente regressiva e non farà che inasprire le disuguaglianze sociali.

La guerra tra fazioni di capitale viene mascherata da una presunta difesa della gente comune, vero e proprio grimaldello per imporre politiche autoritarie, che vanno dalla difesa dei confini alla difesa personale armata per finire all’elemosina di un reddito minimo, barattato con tagli al welfare e (al contrario di come viene propagandato) con la perdita di dignità nell’essere obbligati ad accettare un lavoro qualsiasi per campare.

L’unica vera partita aperta è il tentativo di imporre una svolta autoritaria in tutto il mondo occidentale, sostituire le assurde utopie liberal degli anni ‘90 – che prevedevano una crescita infinita ed armonica grazie all’efficienza dei mercati – con le distopie inquietanti che si presagivano già dai ’70, in cui al grido di “ordine e decoro” si consuma non la lotta alla povertà ma l’abbattimento brutale dei poveri.

Qui, non si tratta affatto di sforare il tetto imposto per muoversi su una prospettiva di investimenti in grado di rilanciare il Pil e stimolare una crescita sostenibile e all’avanguardia.

Al contrario: il decantato 2,4% ha l’unico significato di propagandare una finta battaglia a favore dei meno abbienti e delle masse, per poi aver mano libera sulle politiche repressive, unico vero obiettivo insieme alla difesa della fazione di capitale rappresentata.

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