Il racconto

Centoventotto. Distopia di una gated community

Se è vero che la città che nasce nella forma del deserto cui si oppone, la gated community vede la luce opponendosi al nulla della città cui si ribella. E si appresta a contenere un altro nulla, ancora più denso. Poi si fortifica per proteggerlo. Se le prime gated community nel Novecento sono appannaggio dei super ricchi, dagli anni Settanta sono costruite per la classe medio alta, dove la paura di perdere la roba è ancora più forte. È qui che l’ossessione securitaria si trasforma in paranoia.

25 novembre 2017

ORE 5.45

La sveglia suonò. Puntuale, come ogni mattina. Al risveglio Mario Rossi si sentiva inspiegabilmente calmo, sereno. Erano anni che non gli succedeva.

Si girò nel letto. Il posto accanto a lui era vuoto, metà del letto fatta, lenzuola inamidate, senza una piega. Si alzò, infilò pantofole e vestaglia, uscì dalla stanza e si diresse in cucina, al piano di sotto. Un tenue chiarore lattiginoso entrava dalla finestra. Merli, cinciallegre e capinere facevano da contrappunto al frinire dei grilli.

Finì con calma di consumare il pane inzuppato nel caffelatte, tornò nella stanza da letto al primo piano per il vestimento e le abluzioni mattutine. Poi salì al secondo piano, nella mansarda dove c’erano le camere dei ragazzi. E le trovò vuote. Il letto fatto, i giochi sistemati, le biro e i quaderni ben ordinati sulla scrivania. Non se ne stupì.

Ridiscese al piano terra e uscì di casa.

Nella quiete della mattina, Mario Rossi attraversò il piccolo cortile della viletta famigliare. Dopo un rapidissimo scanner della retina a distanza, durato un infinitesimo di secondo mentre ancora camminava, il cancello si aprì al suo passaggio. Continuò sul vialetto di roccia del comprensorio recintato di Monte Nero.

Un drone silenzioso osservava ogni sua mossa, volteggiando tra gli alberi, discreto. Le telecamere, nascoste tra gli alberi, ne registravano ogni movimento.

Superò alla sua destra le villette delle famiglie Ferrari, Russo, Bianchi, Fontana, De Luca. Identiche alla sua. Due piani con mansarda, giardinetto alberato, veranda, orticello, barbecue. Alla sua sinistra il terreno declinava verso il campo da golf. Più in là la piscina. Si incamminò per la piccola salita che conduceva al parcheggio, superando un’altra teoria di villette, tutte uguali, tutte rivolte a Nord Ovest, verso l’Urbe. Nel borghetto regnava una dolce tranquillità. Solo le foglie si agitavano al vento.

ORE 6.22

Il comprensorio di Monte Nero era stato costruito cinque anni prima, nell’area dei Castelli Romani, a poca distanza da Frascati. Destinato ad accogliere le famiglie di reddito medio alto che desideravano fuggire il caos cittadino, si configurava come gated community. Proprietà privata al cui interno si trovano elementi che tradizionalmente hanno un uso pubblico, come strade, giardini, parchi, piscine, biblioteche, un emporio o anche una chiesa.

Fisicamente isolata attraverso l’utilizzo di mura o altri tipi di barriere, la gated community ha uno sviluppo prevalentemente interno, senza interferire sul suolo pubblico attorno. Caratteristica imprescindibile, la sicurezza. Il controllo costante 24/7 grazie ai più moderni ritrovati della tecnologia civile e militare.

Se è vero che la città che nasce nella forma del deserto cui si oppone, la gated community vede la luce opponendosi al nulla della città cui si ribella. E si appresta a contenere un altro nulla, ancora più denso. Poi si fortifica per proteggerlo.

Mario Rossi arrivò al parcheggio, senza avere mai incontrato nessuno. Ma non sembrava preoccupato. La vernice metallizzata delle macchine scintillava al primo sole mattutino. Non ne mancava nessuna. Salì sulla sua auto elettrica e si lasciò trasportare attraverso le tre barriere che separavano il borgo Monte Nero dal resto del mondo.

Le guardiole dell’agenzia privata di sicurezza erano deserte, ma non se ne stupì. Con una serenità che non pensava di essere ancora in grado di assaporare, superò anche l’ultimo muro di cinta elettrificato e si avviò lungo la Via Tuscolana per raggiungere il quartiere dell’Eur, dove aveva sede la Violet Security System Corporation.

ORE 6.58

La macchina elettrica viaggiava spedita sulla Via Tuscolana. La velocità fisica congela. Più si va veloce, più si deve guardare lontano, e così si perde la visione laterale. Come imbambolati, si perde ogni empatia con l’ambiente circostante.

A suo modo, la velocità era composta a livello molecolare della medesima essenza della gated community. Permetteva l’espulsione dell’altro da sé. La sua negazione quasi totale. L’unico incontro avrebbe potuto verificarsi sotto forma di ostacolo. Impedimento. Nel borgo, in caso di invasione armata dall’esterno, in macchina, in caso di incidente.

La gated community non nasce come protezione nei confronti dell’invasione dello straniero. Nelle cittadelle fortificate alla periferia dell’Impero Romano i patrizi, stanziandosi in nuovi territori, non hanno bisogno di difendersi dagli indigeni. Ma dai plebei. Lo stesso accade quando i conquistadores spagnoli insediano le loro fortezze nel Nuovo Mondo. Il pericolo non è lo straniero, ma il povero. E così a New York e St. Louis, a fine Ottocento. I muri de primi quartieri fortificati segnano le differenze di classe, declinandosi allo stesso tempo in oppressione etnica, politica, di genere.

Se le prime gated community nel Novecento sono appannaggio dei super ricchi, dagli anni Settanta sono costruite per la classe medio alta, dove la paura di perdere la roba è ancora più forte. È qui che l’ossessione securitaria si trasforma in paranoia.

Come il modello della piccola impresa era l’ultima allucinazione del capitalismo industriale, così l’aspirazione al piccolo borgo chiuso, autosufficiente e iper-protetto, era la declinazione del medesimo incubo nella dimensione del privato.

Quando poi la globalizzazione neoliberista produce la liquefazione dei corpi intermedi, l’ultimo rigurgito della logica culturale del tardo capitalismo spinge definitivamente la upper class fuori dalla città, luogo del conflitto tra capitale e lavoro, per ritirarsi nel bunker di una pacificata Heimat sentimentale.

ORE 7.04

Mentre l’auto senza guidatore procedeva spedita sul grande raccordo, e nell’abitacolo prendevano forma gli ologrammi pubblicitari più adatti ai suoi desideri transitori, Mario Rossi si mise a pensare allo sviluppo delle gated community in Italia.

Direttore di una delle più importanti aziende private di sicurezza urbanistica e architettonica, insignito di numerosi premi internazionali per avere reso le ultime gated community costruite nel suo paese delle roccaforti inespugnabili, si ricordava dei primi tentativi di inizio millennio. L’Olgiata vicino a Roma. L’esperimento bucolico di Borgo Vione, fuori Milano.  Il quartiere di Borgo San Martino, nel cuore di Treviso.

Poi, con l’acuirsi della crisi, l’investimento sul mattone ridisegna la mappa geografica del paese. La storica rendita di posizione abbandona la città, oltrepassa le nuove periferie dei mega centri commerciali, e decide di stanziarsi nelle nuove roccaforti. Tra queste, l’ultima in ordine di tempo. Un gioiellino. Monte Nero, sui colli di Frascati, un’ora in macchina dal centro di Roma. Il suo capolavoro. La più inespugnabile.

ORE 7,25

La particolare conformazione urbanistica dell’Eur aveva sempre affascinato Mario Rossi. I nuovi grattacieli delle multinazionali s’inserivano perfettamente nell’architettura razionale fascista. L’effetto era di altissime torri di vetro e acciaio che mostravano orgogliose le loro radici in un solido passato di spesso cemento. Permettendo di rivalutarlo.

Tipico esempio, la sede della Violet Security System Corporation. Superbo grattacielo affusolato, la cui origine concreta – alcuni avrebbero detto anche politica – poggiava sull’antico Edificio delle Poste, Telegrafi e Telefoni dell’Eur.

Mario Rossi si fermò a contemplarlo, felice. Riuscì anche ad apprezzare la leggera brezza mattutina, ammirare il leggero dondolio delle foglie e i raggi di sole che le carezzavano. Poi, superate le barriere architettoniche e militari dell’ingresso, attraversò l’immenso atrio dell’edificio. Come al solito non salutò nessuno e si diresse all’ascensore.

La scansione retinale lo condusse direttamente al settantaduesimo piano. Le porte si sarebbero aperte direttamente nel suo ufficio.

Alla scrivania, ascoltò i messaggi della segreteria personale e si concentrò sull’ologramma del piano di lavoro del giorno. Si soffermò per un momento su una cartella dal colore viola, poi con un gesto della testa la fece sparire e si concentrò sul primo file.

Una compagnia di sicurezza uzbeka proponeva un innovativo sistema di osservazione a onde gamma emozionali, in grado di monitorare i sentimenti degli abitanti della gated community. E di renderli disponibili in tempo reale in ogni abitazione. Sarebbe stato possibile sapere se un vicino si stava avvicinando alla propria casa lieto o indispettito, e in base a ciò, decidere se aprirgli o meno la porta.

Un esperimento condotto in un borgo fortificato poco fuori Luanda, in Angola, aveva rilevato un incremento del tasso di felicità del 4,53%. Forse era un po’ poco per l’investimento economico richiesto, pensò. Valeva comunque la pena darci un’occhiata. Organizzò una conference call tra i computer delle due aziende, per una discussione preliminare.

ORE 10,49

A quest’ora Mario Rossi avrebbe dovuto ricevere un messaggio dalla moglie. O così ricordava. O forse immaginava dovesse succedere. Il messaggio verteva sugli ultimi progressi dei suoi figli, che come tutti nelle gated community studiavano attraverso l’home schooling.

L’antica usanza del precettore che veniva a casa a insegnare era stata riformulata nella sua variante progressista: massima libertà espressiva ai ragazzi, liberi di non sottostare ad alcuna disciplina collettiva e di liberare tutta la propria energia individuale.

L’home schooling prevedeva anche lo studio di materie quali ingegneria, botanica, idraulica. Per permettere un giorno, agli abitanti del borgo, di essere completamente autosufficienti.

Nella stessa serie di messaggi, la moglie l’avrebbe anche aggiornato sugli ultimi pettegolezzi della chat femminile. Il corso di pilates mattutino, la dieta a pranzo, lo shopping pomeridiano, il caffè tra intimi delle quattro di pomeriggio, l’aperitivo di gruppo delle sei. Mentre i ragazzi, finito di studiare, si dedicavano con appositi istruttori allo sport, alle arti e alla musica.

Poi tornavano dal lavoro gli uomini. E la famiglia si riuniva per cena in sala da pranzo. A meno di non volersi recare al ristorante stellato del borgo, la cui sala per gli abitanti era rigidamente separata da quella per gli ospiti esterni. Un’ottima idea il ristorante. Oltre a fornire un momento di svago al nucleo famigliare unito, gli introiti garantivano la copertura di almeno un decimo delle spese ordinarie di manutenzione di Monte Nero.

ORE 13, 38

Mario Rossi decise di recarsi a pranzo alla mensa pubblica della Violet Security System Corporation. Non lo faceva spesso. Aveva comunque il suo tavolo riservato, nel settore dirigenti. Ben isolato anche da loro.

Spiluccando la sua sogliola in bianco, si stava godendo appieno la sua solitudine. Il muro che aveva davanti, gli trasmetteva serenità. Un senso di protezione. Negli interstizi dei mattoni, si potevano seguire linee di pensiero razionale al riparo dal caos del mondo esterno.

Una delle caratteristiche delle gated community, valutò, è che la privatizzazione aveva operato innovazioni legislative nel campo della gestione, rendendo de facto l’amministrazione comunale secondaria rispetto all’amministrazione dei proprietari delle case. In pratica, l’amministrazione pubblica diventava prima marginale, poi obsoleta. Infine inutile.

Il diritto privato era l’unico regolatore dei rapporti giuridici tra le persone.

ORE 14,17

Mario Rossi tornò alla scrivania. Si dedicò allo studio dei sistemi di sicurezza delle gated community sudamericane, da sempre all’avanguardia. Non poteva permettere che il borgo Monte Nero rimanesse indietro in alcun parametro. Per il prestigio della Violet Security System Corporation. Per il benessere della sua famiglia, dato che abitavano lì. Considerò che le similitudini tra il suo lavoro e la sua vita privata erano molte. A partire da quel piacevole senso di solitudine che riusciva a provare in entrambi gli ambienti.

Osservò che la conformazione urbana delle città era sempre dipesa dai modi storici di produzione: dalla fortezza medievale a protezione delle botteghe delle arti e dei mestieri fino ai quartieri dormitorio nelle periferie, vicine alla fabbrica. Per poi tornare alla roccaforte, una volta che l’automazione aveva cancellato ogni idea di dimensione pubblica del lavoro, riportandolo al privato. Le gated community segnavano il passaggio dalla protezione della rendita al corpo vivo del nucleo famigliare imprigionato nella rendita stessa.

La stessa paura che portava le persone a chiudersi dietro i muri, creava frantumazione sociale. Producendo così quelle stesse devianze sociali da cui si voleva scappare, che avrebbero portato, a loro volta, a un aumento dei comportamenti criminali e della richiesta di sicurezza. Questo era il bello del suo lavoro. Più erano numerosi i dispositivi di controllo, più alte erano le possibilità che si commettesse un crimine. E si necessitavano nuovi dispositivi di sorveglianza.

Questo corto circuito dell’economia delle emozioni, era destinato ad autoalimentarsi all’infinito. Entro pochi anni, affermò tra sé e sé con sicurezza Mario Rossi, nelle gated community non solo sarebbe stato impossibile entrare, ma anche uscire.

Sarebbero stati i suoi figli, i primi. Allevati all’autosufficienza, grazie alle materie studiate in home schooling come agricoltura e falegnameria. Cresciuti nella totale diffidenza dell’altro e nella paranoia più pura. I suoi figli si sarebbero un giorno rifiutati di oltrepassare i cancelli della fortezza, terrorizzati dalla contaminazione con l’esterno.

L’unico impellente desiderio, per i suoi figli, sarebbe stato quello di isolarsi sempre più da un mondo malato e corrotto. Rifugiarsi in un bunker igienico e puro, dove riprodursi tra di loro. Eugenetica e panopticon. Cose semplici, per una vita tranquilla.

L’igienizzazione della comunità sarebbe stata completa. E quando i suoi figli sarebbero diventati madri e padri, nessuno si sarebbe più ricordato dell’esistenza del cancello.

ORE 16.46

La porta dell’ascensore si aprì d’improvviso. Colto di sorpresa, Mario Rossi invece che alzare gli occhi dall’ologramma sulla sua scrivania, si fermò a guardare la cartella viola. Quella proibita. Cui solo lui, altissimo dirigente della Violet Security System Corporation, poteva accedere. Mentre i passi degli ospiti, non annunciati, si riverberavano nell’enorme stanza al settantaduesimo piano, Mario Rossi con un gesto del capo aprì cartella viola.

Ne uscì un solo file. Una sola foto. Quella dell’atleta sudafricano Oscar Pistorius. La nemesi di tutto. Il primo uomo impazzito dentro, e a causa di, una gated community. Il primo crimine violento commesso dalla gated community stessa, per mano di un suo abitante.

Quando i due uomini furono di fronte alla scrivania, e lo salutarono, Mario Rossi si rese conto che erano le prime due persone con cui avrebbe scambiato una parola da quando si era svegliato. Sapeva benissimo chi erano. Li stava aspettando. Eppure non si era mai sentito così tranquillo, così felice. Sistemata la scrivania, indossato il soprabito, presa l’ascensore, si incamminò sorridente in mezzo ai due uomini attraverso l’atrio dell’antico Edificio delle Poste, Telegrafi e Telefoni dell’Eur. L’indifferenza che solitamente lo accompagnava, si era trasformata in curiosità. Tutti lo guardavano. Mario Rossi non capiva.

Improvvisamente, il silenzio che aveva imparato a creare intorno a sé si trasformò in un frastuono assordante. Le luci e i colori aumentarono d’intensità in maniera esponenziale. L’aria diventò pesante. Gli odori nauseabondi. I lineamenti delle persone intorno a lui si mostrificarono. Era come se d’improvviso la vita, che per oltre cinquant’anni aveva tenuto a debita distanza, gli apparisse in tutta la sua materialità.

Nel rumore che lo circondava, riusciva solo a distinguere chiaramente un numero. Centoventotto. Ripetuto in maniera costante. Centoventotto. Centoventotto. Centoventotto. Il numero delle vittime della peggior strage accaduta in una gated community. Centoventotto. Le persone massacrate in una sola notte. Centoventotto. I corpi dilaniati ritrovati nelle loro case nel borgo Monte Nero. Centoventotto. Le persone uccise, con certosina pianificazione e assoluta indifferenza, da Mario Rossi.

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