La postfazione

Adulti nella stanza

«Un piede dentro e l’altro fuori; “dentro e contro”, si sarebbe detto una volta». Così, nella postfazione all’ultimo libro di Yanis Varoufakis, Guido Brera cerca di restituire al grande pubblico la figura quasi mitologica dell’uomo che fu per 3888 ore Ministro delle Finanze della Grecia nella notte più buia della democrazia europea. Il libro, a metà strada tra il memorandum e il genere noir, si intitola “Adulti nella stanza. La mia lotta contro l’establishment europeo” (La Nave di Teseo, 2018), e narra appunto dei sei mesi in cui Varoufakis ha cercato in ogni modo di salvare la Grecia dalle forche del debito.

20 settembre 2018

«Un piede dentro e l’altro fuori; “dentro e contro”, si sarebbe detto una volta: è questa la linea adottata dal professore di Austin divenuto ministro, fermo nel disattendere il monito sottile, espresso in forma interrogativa, che – una notte di primavera – aleggiava sulle labbra di Larry Summers, l’ineffabile segretario al tesoro degli Stati Uniti d’America: “Ci sono due specie di politici: quelli ‘che giocano dentro’ e quelli ‘che giocano fuori’. […] Allora, Yanis, tu come giochi?»

Dentro e contro. Così, nella postfazione all’ultimo libro di Yanis Varoufakis, Guido Brera cerca di restituire al grande pubblico la figura quasi mitologica dell’uomo che fu per 3888 ore Ministro delle Finanze della Grecia nella notte più buia della democrazia europea.

Il professore universitario in giacca di pelle e motocicletta, il politico capace di discutere alla pari con i dirigenti delle grandi organizzazioni internazionali e il giorno dopo, o quello prima, scendere in piazza con i ragazzi che lottano per un altro mondo possibile.

«Varoufakis mostra, svela, afferma pubblicamente, soffia via la nebbia, riportando alla luce schieramenti, strategie, traiettorie dei colpi. Sembra addirittura esibire i principi segreti del potere, gli arcana imperii, se non fosse che – nella maggior parte dei casi – la tragedia si tinge di farsa. Perché nell’inganno con cui alcuni governanti d’Europa hanno tutelato le banche francesi e tedesche a discapito del bene comune di un continente, non è neppure ravvisabile la perfidia di epici cospiratori.»

«Al contrario, le manovre degli istituti dell’eurozona appaiono sovente ispirate da una visione a breve termine, dall’incapacità di sottrarsi a premesse che diventano costrizioni ineludibili e perfino da una buona dose di goffaggine» scrive ancora Brera.

Il libro, 896 pagine di racconto denso, avvincente e fluido nello scorrere, a metà strada tra il memorandum e il genere noir, si intitola Adulti nella stanza. La mia lotta contro l’establishment europeo (La Nave di Teseo, 2018), e narra appunto dei sei mesi in cui Varoufakis ha cercato in ogni modo di salvare la Grecia dalle forche (reali, come si è visto) del debito (strumento metafisico, come vedremo).

Il testo è un eccellente esempio di new journalism, di reportage in prima persona e in presa diretta in cui il protagonista – spiega Brera – mantiene «lo sguardo diretto e frontale piantato negli occhi di Medusa senza rimanerne pietrificato, il vis-à-vis con donne e uomini della troika senza scivolare nella complicità dell’afasia, conservando – malgrado tutto e con incrollabile ostinazione – la facoltà della parola.»

«Varoufakis punta sul primo piano, sull’inquadratura stretta che immortala visi e bocche di creditori spaventati, di potenti che non sono neppure più tali, di persone che trasmutano ancora in personaggi da romanzo nero, al di là del bene e del male, ugualmente carnefici degli altri e vittime di se stessi.»

«È chiarissima la percezione di ritrovarsi nei panni di un novello K: gli ambienti del castello, infatti, sono popolati da gente all’apparenza disponibile, perfino concorde con le argomentazioni del nuovo arrivato, dell’intruso, ma che si rivelerà inarrivabile e impenetrabile» continua il finanziere romano, che alla crisi greca, vissuta e agita all’interno della “scatola nera”, ha dedicato diverse pagine del suo romanzo I Diavoli (Rizzoli, 2013). «Un po’ Dickens, un po’ Kafka, un po’ Orwell, ma tutto rigorosamente reale e documentato.»

Quello che il professore di Austin vede con i suoi occhi, ascolta con le sue orecchie, e poi anni dopo decide di ricordare, pigiando compulsivamente i tasti mentre fissa lo schermo del suo computer portatile, riuscirebbe a mettere in crisi anche i migliori scrittori di fantascienza dello scorso secolo.

Come hanno scoperto sulla loro pelle i cittadini della Grecia (e dell’Italia, della Spagna e del Portogallo), non esiste distopia più terrificante della nuova ragione del mondo: la razionalità neoliberista.

«Perché, come ci illustra Guido Brera, che queste cose le ha vissute in prima persona e poi le ha rese in fiction nel suo romanzo: «Come nei rovesciamenti del triplice slogan di 1984 – “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza” –, così in rapporti, memorandum e giochi retorici dello “zoccolo duro” continentale, l’espressione “salvataggio della Grecia” cela il tentativo di colmare le voragini degli istituti di credito transalpini e teutonici, ribaltando la natura stessa di interventi che, lungi dall’avere un effetto benefico, alimentano la spirale del debito.»

«Ma la violenza esercitata sui corpi alberga proprio nelle pieghe del linguaggio che mistifica la realtà, a partire dalla parola magica per antonomasia: “debito”.»

«E tuttavia il debito nei giorni della sua incarnazione biopolitica cresce su un paradosso: cioè sull’impossibilità che uno Stato fallisca. Il vincolo posto dai creditori rimuove dall’orizzonte l’eventualità del default: nella gabbia dell’Europa contemporanea, la natura rigenerante del fallimento delle persone giuridiche non transita negli Stati, al punto che – se la bancarotta è tecnicamente compiuta – la si occulta al fine di alimentare la catena del debito.»

Giunti al termine della notte di questo corposo testo, potremmo definirlo come decisivo per comprendere non tanto quello che è successo ma quel che ancora deve succedere, un viaggio in cui l’autore mescola sapientemente la tradizione autoriale dei suoi antichi compatrioti quali Eschilo, Sofocle ed Euripide a quella del paese che inaspettatamente più subisce le conseguenze di quanto raccontato – l’isola di Shakespeare e della Brexit.

Si può allora convenire che «Ogni tragedia custodisce al suo interno – come il negativo di una fotografia – la possibilità inespressa, l’idea che la percezione d’inevitabilità è solo il prodotto di illusionisti interessati a estinguere ogni chance di cambiamento.»

È questo il fulcro dell’intero testo. Il cosa sarebbe potuto succedere se gli eventi fossero andati diversamente.

La possibilità inespressa. Ancora prendendo a prestito le parole scelte da Guido Brera per la postfazione, ci si rende infatti conto che «il perturbante what if che emerge dalle pagine di questo libro si estende dunque, a macchia d’olio, dal cosa sarebbe successo alla Grecia fino all’Europa intera, nel caso in cui fosse stata praticata una cura alternativa e Atene fosse rimasta in piedi pur segnata da profonde cicatrici.»

«Se è davvero uno sconfitto, Yanis Varoufakis lo è nel breve termine di una battaglia. Ma visto che il tempo è relativo, occorre considerare con pazienza il reale contributo che ha saputo dare alla causa continentale.»

«E come la sconfitta dei moti del 1848 si rivelò comunque una semina feconda, capace di fiorire nel tempo e sbocciare nel superamento dell’assolutismo, così la crisi greca potrebbe rivelarsi una segreta, benaugurante promessa di inediti scenari e nuovi orizzonti» conclude Guido Brera nella sua postfazione al volume.

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