Banche & Trade War

Deutsche Bank ai minimi storici

La paura è che DB non abbia abbastanza liquidità per coprire le spese legali, mentre ciò che si muove sottotraccia sembra assumere i contorni di una vera e propria guerra commerciale. Una trade war da una sponda all’altra dell’Atlantico.

26 settembre 2016

DB è a leva sul sistema bancario. Ma il suo vero tallone d’Achille non è la liquidità bensì il capitale. Un peccato originale che risale al 2008 quando i suoi competitor americani vennero ricapitalizzati de jure mentre DB rifiutò di ricevere – a differenza di altre banche tedesche – qualsiasi tipo di iniezione di capitali pubblici. Ora i nodi vengono al pettine».
Rischia di fallire?
«Ma scherza, se DB fallisse l’onda d’urto investirebbe anche Marte e Plutone. «DB is too big to fail», è troppo grande per fallire, salterebbe l’intero sistema finanziario del pianeta. Vede, se la Deutsche non fosse stata tedesca, si sarebbe già trasformata in un oggetto narrativo, protagonista di film, libri e documentari. Ma la Germania la salverà e finalmente finirà la stupida retorica sul divieto agli aiuti di Stato». Da DB, troppo grande per fallire. Il Tredicesimo Piano

Deutsche Bank ha toccato il minimo storico. La banca tedesca, a -4%, è scesa a 10 euro alle 9:15 del 26 settembre.

Non sono giorni facili per il più grande istituto della Germania. Qualche giorno fa il Dipartimento della Giustizia americano aveva chiesto un risarcimento da 14 miliardi di dollari per attività considerate scorrette nell’ambito di un’inchiesta sui mutui subprime. Al centro della questione ci sono attività relative al periodo 2005-2007, ovvero l’emissione e la sottoscrizione di titoli relativi ai subprime.

«Nessuna matassa è inestricabile. Tutto comincia e si conclude con un filo. Basta trovare quello giusto. “Trade War” è solo un modo di vedere e chiamare le cose. Il modo di chi guarda tutto dall’alto, come il personaggio del film. Io non sto in alto e non mi sono immedesimato nel funambolo. Io sono uno coi piedi sulla strada e la testa in su, a guardare il numero sul filo. Io non trattengo il fiato, per i volteggi dell’uomo a 110 metri dal suolo.» Da La Dolce Vita delle multinazionali. Il Tredicesimo piano

In un comunicato Deutsche Bank aveva subito replicato che «non ha alcuna intenzione di regolare questa azione civile per danni a una cifra minimamente vicina a quella richiesta. Le negoziazioni sono solo all’inizio e la banca si attende di arrivare a un risultato simile a quello raggiunto da banche concorrenti per un ammontare concretamente più basso».

Cosa c’è dietro?

La paura è che DB non abbia abbastanza liquidità per coprire le spese legali, mentre ciò che si muove sottotraccia sembra assumere i contorni di una vera e propria guerra commerciale. Una trade war da una sponda all’altra dell’Atlantico.

«Diciamo che è meglio un sospetto in più, di uno in meno. Per quello che ho capito, vi siete stancati di svalutarvi le monete in faccia tra dollaro, euro e yuan. E a Manhattan avete avuto un’idea: una bella trade war contro le companies europee, mentre i cinesi iniziavano a consumare… Non so cosa sperate di ricavarci, da una guerra commerciale di questo tipo. Con la currency war e i QE, ti ricordo che guadagnavamo tanto in pochi. Adesso, col trade war, possiamo perdere tutti.» Da Crash test. Il Tredicesimo piano

Le multinazionali nel mirino: gli ultimi casi

I precedenti di questa storia sono diversi. L’ultimo caso in termini di tempo è stato quello di Apple a fine agosto. Come si leggeva in un comunicato: «La Commissione europea ha concluso che l’Irlanda ha concesso ad Apple vantaggi fiscali indebiti per un totale di 13 miliardi di euro. Tale trattamento è illegale ai sensi delle norme UE sugli aiuti di Stato poiché ha permesso ad Apple di versare molte meno imposte di altre imprese. L’Irlanda deve ora recuperare l’aiuto illegale».

Negli ultimi anni le aziende americane erano finite nel mirino dell’Antitrust d’Europa (da Google Starbucks, passando per Amazon). Poi, a settembre 2015, è venuto fuori lo scandalo emissioni di Volkswagen. Ed è partito proprio negli Stati Uniti.

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I Diavoli della nostra epoca dominano le variabili. Prevedono il futuro. Se è necessario lo determinano per influenzare il corso degli eventi. Non credono al caso o alla fortuna. Figure enigmatiche e ambivalenti – I Diavoli – tra inganno e prodigio, perseguono un ordine molto spesso volto al loro esclusivo interesse. In questi anni si sono mossi – decisi e sfuggenti – davanti ai grandi eventi della nostra epoca. Dalle pagine di questo sito proveremo a raccontare fatti e raccogliere testimonianze di uomini capaci di intercettare queste verità e forzare dunque la scatola dei segreti del potere finanziario, per mostrarne a tutti il contenuto.

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