Il Tredicesimo piano

Dark data. Viaggio nella cyborg finanza

Nei sistemi finanziari, ciò che guardiamo ci scruta a sua volta. Ciò che usiamo per guardare è oscuro. Ciò che appare più evidente, scontato e pacifico. I dati. I pacchetti di luce che usiamo per capire i sistemi finanziari generano e incorporano oscurità. Sono oscuri. Sono Dark data. Benvenuti in questo viaggio attraverso la cyborg finanza.

9 gennaio 2017

L’oscurità dà potere. Il potere cerca l’invisibilità. L’invisibilità conduce alla presunzione. La presunzione spinge a esporsi. Esporsi porta alla sconfitta. La sconfitta toglie potere.

Un ciclo ancestrale, quasi inalterabile. Ci insegna che per ottenere potere bisogna occultare. E per occultare non basta creare il buio: bisogna imparare l’arte di modellare la luce. Rifletterla, piegarla. Continuamente.

Alterare le immagini può essere molto più efficace che nasconderle. Perché il potere si basa sulla paura: ciò che temiamo di più è ciò che non riusciamo a vedere. Per questo il potere più grande è celarsi in ciò che vediamo e di cui ci fidiamo. Un potere che non ha bisogno della paura.

I sistemi oscuri sono quelli in cui l’occultamento non lascia tracce. Tutto appare chiaro. Sono quelli in cui l’oscurità stessa è stata oscurata.

La luce che filtra in questi sistemi è proprio il luogo in cui si annida l’oscurità. È una luce che nasconde le cause e gli effetti. Una luce che serve a distrarre, non a distinguere. Quando è necessario, inverte cause ed effetti in un gioco di specchi vuoti.

Anche per chi è abituato al buio, i sistemi oscuri sono difficili da guardare. E sono pericolosi. «Quando si guarda il lato oscuro bisogna essere prudenti… Il lato oscuro ti scruta a sua volta» dice il maestro Yoda di Star Wars.

Ma la finanza non è fantascienza, giusto?

Nei sistemi finanziari, ciò che guardiamo ci scruta a sua volta. Proprio ciò che guardiamo più spesso, è oscuro. O meglio, ciò che usiamo per guardare è oscuro. Ciò che appare più evidente, scontato e pacifico. I dati. I pacchetti di luce che usiamo per capire i sistemi finanziari generano e incorporano oscurità.

Sono oscuri.

Sono Dark data.

Oscuri erano i dati il 18 Giugno 1815. E oscure erano le vie per raggiungere Londra da Waterloo.

Quando ormai era chiaro che Napoleone sarebbe stato sconfitto, il sistema di corrieri del banchiere Nathan Rothschild si attivò con tutta la potenza tecnologica di quel tempo per comunicare l’esito della battaglia. Piccioni viaggiatori, cavalli e messaggeri portarono a Rothschild la notizia della disfatta quasi quarantott’ore prima che il corriere ufficiale britannico del duca di Wellington raggiungesse Londra. Risultato: solo Nathan Rothschild aveva la notizia. E la tenne per sé. La oscurò.

Il banchiere iniziò a modellare la luce. Un’arte occulta, antica. E all’avanguardia, perché usa sempre nuove tecnologie per produrre illusioni, immagini ambigue, fantasmi. Rotschild si mise a vendere grandi quantità di titoli di Stato britannici sui mercati finanziari. E continuò a farlo, senza esitazione. Fu così che apparve un fantasma sui mercati finanziari. Il fantasma della sconfitta. E spinse il mercato a pensare una sola cosa: «Rothschild sa. Waterloo è persa. Napoleone ha vinto».

Era una luce sui mercati. Era la luce. Tutti iniziarono a seguire l’esempio del banchiere e a vendere i titoli di Stato della nazione che credevano sconfitta, innescando una corsa al ribasso e quindi il crollo del valore dei titoli.

L’oscurità era calata. Arrivato al fondo di questa corsa alla vendita, Nathan Rothschild fece la sua mossa, invertendo luce e buio: iniziò a comprare i titoli di Stato inglesi a un prezzo ormai stracciato.

Poco dopo, arrivò la notizia ufficiale: Napoleone ha perso. Di nuovo, fu tutto chiaro. Il mercato si precipitò a riacquistare i titoli della nazione, l’Inghilterra, che aveva vinto la guerra. Il valore di quei titoli si impennò, garantendo a Rotschild un facile profitto.

L’oscurità genera illusioni e penetra ogni cosa. Ci circonda. Ci abbraccia e ci confonde. Ci spinge a guardare l’unica luce che filtra. Ed è così che finisce per rassicurarci. E ingannarci.

Si dice che l’oscurità sia l’assenza di luce. Invece è proprio la luce a trasportare l’oscurità.

La luce, oggi, sono gli Stati nazionali. Ciò a cui tutti guardano, a cui si rivolgono per chiedere risorse, governo dei processi, soluzioni, riforme. Ciò su cui tante luci sono puntate. E su cui masse di dati si riversano. Flussi di capitali. Flussi di bambini, di donne e di uomini. Flussi di armi, di droga. Come fiumi carsici appaiono e scompaiono improvvisamente, sopra e sotto la superficie delle nazioni. Spinti da forze che vanno ben oltre i loro confini e poteri.

È sugli Stati nazionali che cade tutta la pressione e l’urgenza dell’azione. I governi sono chiamati a fronteggiare dinamiche che li scavalcano e deformano. Governi con strumenti così deboli da poter essere messi facilmente in difficoltà. Governi che possono essere rimossi proprio con l’accusa di non essere in grado di governare ciò che non può essere governato con gli strumenti di un singolo Stato.

Gli Stati nazionali sono la luce, oggi. Una luce dove si annida l’oscurità.

La risposta alla globalizzazione è davvero la deglobalizzazione? Gli Stati nazionali, concepiti più di due secoli fa, sono davvero l’alternativa agli Stati Uniti? Una nuova forma di mercantilismo è davvero la risposta alle élite transnazionali? La risposta al ventunesimo secolo è l’Ottocento?

Il problema qui non è la risposta, ma la domanda. Ci viene fatta così spesso che finiamo per porcela da soli, senza più metterla in discussione. Una domanda che ha già una forma manipolatoria: quella di un dilemma. E come tutti i dilemmi ci spinge a guardare le separazioni, a dividere, a sottolineare alternative che sembrano inconciliabili.

La nazionalizzazione, la retorica dello Stato nazionale, è la guerra di chi è Unito contro quelli che Uniti ancora non sono. È l’illusione ottica di un sistema oscuro.

Lo Stato Nazionale oggi assomiglia al protagonista di Fight Club: si ritrova con una pistola puntata contro e ancora non sa che, nonostante le apparenze, non c’è distinzione tra chi tiene la pistola e chi è sotto il suo tiro. E come in Fight Club, forse premere il grilletto è l’unico modo per scoprirlo e sperare di salvarsi.

La prima regola per generare oscurità è impiegare l’ambiguità. Creare ambiguità. Alimentare ambiguità. Moltiplicare ambiguità. Parole ambigue. Immagini ambigue. E reversibili.

Come il vaso di Rubin (1), la giovane-vecchia di Boring (2), o i triangoli di Kanizsa (3). Figure che è legittimo leggere in un modo, o in un altro, o in entrambi i modi.

dark data

L’ambiguità produce più interpretazioni. Più interpretazioni diluiscono i fatti. Senza fatti, la realtà si frammenta e può essere scomposta e ricomposta. E manipolata.

Così si può vincere il consenso, giustificare quasi tutto, difendersi da quasi tutto. Basta essere reversibili come le illusioni ottiche: scomparire e confondersi con lo sfondo quando serve, riapparire e distinguersi quando è opportuno.

L’ambiguità è un’arte che devono padroneggiare tutti coloro che vogliono ottenere e mantenere il dominio. Che vogliono essere Principi del loro tempo. Come il Principe di Machiavelli, che deve saper essere due bestie.

«Deve imitare la volpe e il leone. Dato che il leone non si difende dalle trappole e la volpe non si difende dai lupi, bisogna essere volpe per riconoscere le trappole, e leone per impaurire i lupi. Coloro che si limitano a essere leoni non conoscono l’arte di governare».

Essere ambigui, ma non apparire tali.

Nei moderni sistemi finanziari l’ambiguità viene ingegnerizzata e miniaturizzata. E finisce incapsulata dentro le unità più piccole dei mercati: i dati.

Un dato non è il grado-zero della conoscenza. Non è un oggetto stabile, qualcosa di neutrale, obiettivo, trasparente. È una costruzione, che richiede molti passaggi. Scelte, e ipotesi. Quando guardiamo un flusso dati su un display, stiamo osservando il risultato di meccanismi costruiti impiegando specifiche regole, sequenze e modelli concettuali. Tecnologie, leggi e teorie concorrono a formare e cristallizzare un dato: non è una fotografia della realtà, ma una sua interpretazione. Anche se ci piacerebbe pensarla come una fotografia.

Qual è il problema, si potrebbe dire? Ci sono i Big Data oggi. Con la nuova disponibilità di enormi quantità di dati e macchine per processarli, basterà mettere i numeri nel computer e lasciare che algoritmi statistici trovino il modello che li spieghi. Fatti, non interpretazioni.

Siamo di fronte a una rivoluzione epocale, che cambierà il modo di concepire il mondo e risolverà tanti problemi di conoscenza, anche finanziari o sociali.

Chi pensa questo rimarrà deluso. Molto presto.

I gestori dei saloon americani dell’Ottocento usavano offrire pasti gratis per attirare bevitori. Erano pietanze anche elaborate, a cui aveva diritto chi entrava nel saloon e consumava bevande. Le bevande bisognava pagarle.

Nel mondo dei dati e degli algoritmi, così come in finanza, non c’è un pasto gratis.

I mercati, nel loro complesso, sono così efficienti nell’individuare opportunità di arbitraggio, così veloci a trovare il modo di realizzare un profitto economico, che è quasi impossibile imbattersi in un pasto gratis. Quasi impossibile non correre veri rischi.

La logica è questa. Supponiamo che un barile di petrolio sia venduto a 80 dollari sulla piazza di New York e a 100 dollari su quella di Boston. Un imprenditore razionale userebbe la tecnica dell’arbitraggio per trarne un profitto: spedirebbe il petrolio da New York a Boston e intascherebbe il profitto che deriva dalla sola differenza di prezzo. Un profitto senza rischi, sicuro. Un pasto gratis. Invece il mercato sarebbe così svelto a sfruttare opportunità del genere, che in un batter d’occhi il prezzo del barile di New York salirebbe e quello di Boston scenderebbe fino ad annullare questa dislocazione.

Quando ci sembra di vedere un pasto gratis, bisogna fare attenzione. Potrebbe essere avariato o, peggio ancora, potrebbe essere una trappola.

Neanche i Big Data sembrano in grado di offrirci un pasto gratis. Quando estraiamo informazione e conoscenza da certi dati, dobbiamo pagare un costo. Non monetario, ma ben più oneroso: un costo conoscitivo.

È quanto viene suggerito da alcuni risultati limitativi, noti come teoremi del no free lunch. Anche se riguardano una classe piuttosto specifica di problemi, questi teoremi ci dicono una cosa importante che può essere estesa a molti ambiti.

Una lettura legittima di questi teoremi sostiene che un algoritmo, cioè un metodo per trattare dati, per poter essere efficiente nella soluzione di certi problemi, deve incorporare al suo interno, nelle sue linee di codice, quanta più conoscenza possibile sul dominio che sta indagando. Senza questo, non è migliore di nessun altro metodo. Un algoritmo, perciò, non solo sarà sempre parziale e selettivo, ma dovrà incorporare una teoria sul dominio che stiamo indagando.

Un certo metodo può ottenere informazioni maggiori o diverse dagli stessi dati rispetto ad altri metodi. Lo stesso insieme di dati genera informazioni diverse se esplorato da diversi approcci. Ogni scelta dei dati è il riflesso di un insieme di ipotesi, spesso non dichiarato, su ciò che vogliamo e ci aspettiamo dai dati.

Quindi i dati non sono elementi semplici, estratti dal mondo in modo neutrale e oggettivo. C’è sempre un punto di vista che precede l’osservazione e l’esperimento, vale a dire una teoria, che guida l’osservazione e l’esperimento.

Una strategia statistica che vuole individuare modelli all’interno dei dati, si basa sui risultati e sulle teorie precedenti. Pensare che possano scoprire automaticamente, senza presupporre alcuna teoria o test, è un’illusione. L’ennesima.

I dati non parlano da soli. Le parole, in caso, li precedono.

Cosa sono dunque questi piccoli oggetti che chiamiamo “dati”, in finanza?

Lo spazio interstellare. Le luci di stelle e galassie lontane. L’universo. Sono tutti permeati di una stessa sostanza: l’energia oscura. La responsabile dell’accelerazione dell’espansione dell’universo.

Transazioni. Contratti. Ordini di acquisto e di vendita. I mercati finanziari. Sono tutti permeati di una stessa sostanza: i dati oscuri. Sono loro i responsabili dell’accelerazione dell’espansione di industrie, economie, e poteri.

Come?

La risposta è al riparo da occhi indiscreti, tra uomini e macchine, nel cuore di quel grande cyborg che è oggi il mercato finanziario.

È una risposta che non sta mai ferma, cambia di continuo. Deforma e si deforma.

Benvenuti in questo viaggio attraverso la cyborg finanza.

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